indicazioni

In questi lunghi anni di permanenza nella Terra di Mezzo, travolto dal vortice della sua scapicollata corsa al progresso, devo dire che ho potuto assistere a parecchi cambiamenti.

Molte cose nuove sono arrivate e si sono imposte come una nuova norma, quando fino a qualche anno prima nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare che sarebbe potuta arrivare una cosa del genere.

Altre cose che si pensava fossero eterne o giù di lì sono invece sparite, gettate senza troppi complimenti nel dimenticatoio collettivo.

Tra queste, i 带路人 (dàilù rén); in mancanza di una traduzione ufficiale azzarderei “addetti alle indicazioni stradali”.

Ecco che arriva la frase da nonno: non so quanti si ricordano ancora del mondo prima dell’arrivo delle app di mappe sul telefonino.

Io sì che me lo ricordo, quando si usciva in comitiva e ci si doveva mettere d’accordo per filo e per segno su quale strada fare, e mi raccomando vai piano, che se ti perdo di vista è finita.

Mi ricordo bene cosa vuol dire guidare furgoni e ambulanze con le fotocopie del Tuttocittà spalmate sul volante, e la strada da fare segnata con l’evidenziatore.

In Cina poi mi è successo di perdermi in maniera *TOTALE* a Guangzhou, città caratterizzata da un labirintico sistema di sopraelevate che sembra fatto apposta per fare perdere le speranze ai poveracci che vi ci entrano e indurre nei malcapitati profondi stati di depressione comatosa.

Quindi sia chiaro che io per primo riconosco GPS e mappe sul telefonino tra i più significativi passi avanti sulla strada del progresso umano.

Comunque sia, prima di tutto questo il problema era concreto, e lo era soprattutto per i camionisti cinesi che arrivavano in una città sconosciuta provvisti solo di un indirizzo e qualche vaga indicazione.

Il problema non era solo trovare la destinazione, come in passato mi insegnò uno dei miei capi quando osai lamentarmi che non conoscevo la strada per un certo servizio che mi era stato richiesto: “Con la lingua in bocca si arriva dappertutto”.

Il fatto è che in Cina l’ingresso dei mezzi pesanti nelle città è proibito o comunque complicato da oscuri regolamenti locali.

Solo un “local” poteva districarsi tra regolamenti e viuzze per evitare sgraditi incontri con le forze dell’ordine e conseguenti sonore multe all’autista.

Ecco quindi che alle uscite delle autostrade di vedevano sempre dei gruppetti di persone dall’aria dimessa che brandivano un cartello con scritto 带路 (dàilù), abbreviazione di 职业带路人 (zhíyè dàilù rén) “Indicatore di strada professionista”.

Questi GPS umani contrattavano un prezzo con il camionista attraverso il finestrino abbassato, poi salivano nella cabina di guida e trovavano la strada migliore per aggirare eventuali posti di blocco della polizia.

Era un lavoraccio infame, dovevano stare in mezzo ad una strada tutto il giorno per pochi soldi, esposti alle intemperie e al pericolo di essere scacciati o peggio.

Essi infatti erano visti come il fumo negli occhi dalla polizia secondo i quali erano poco di più che mendicanti.

Ora non so se siano scomparsi perché sostituiti dalle app sul telefonino, oppure se i 城管 (chéngguǎn) finalmente hanno avuto la meglio sui loro nemici storici; fattostà che non se ne vedono più.

Un altro pezzetto di mondo che se ne va.

9: fuoco

隔岸观火 (Gé’àn guān huǒ)

Letteralmente:

Contemplare il fuoco dalla riva opposta

Questo stratagemma suggerisce metaforicamente di non farsi troppo coinvolgere troppo dall’eccitazione generale, e mantenere invece un atteggiamento distaccato e calcolatore; attendere che le parti in gioco si sfiniscano combattendo una contro l’altra per poi alla fine intervenire in forze al momento giusto.

Meno figurativamente, al cospetto di una diatriba è sicuramente meglio aspettare che i contendenti abbiano finito di massacrarsi, per poi intervenire in forze e raccogliere i cocci; un po’ come il nostro “Tra i due litiganti, il terzo gode”.

La storia solitamente associata a questo stratagemma è quella di 白起 (Bái Qǐ), generale dello stato di 秦 (Qín) nel tardo periodo degli Stati Combattenti (战国 Zhànguó).

Correva l’anno 257 A.C. o giù di lì.

Le fonti cinesi (baike.baidu.com) si dilungano all’infinito sugli accadimenti dell’epoca, ma per farla breve i poveretti di 赵国 (Zhào guó) “Zhao” si erano già presi una gran sacca di legnate da Qin nella battaglia di 长平 (Chǎng Píng), alla quale erano seguiti negoziati e un fragile accordo.

Tra una cosa e l’altra passarono un paio d’anni, e nel frattempo Bai Qi si era pure ammalato.

Ad un certo punto il re di Qin decise di attaccare ancora e investì dell’incarico il generale 王陵 (Wáng Líng), ma quelli di Zhao tennero duro e si finì con un assedio alla città di 邯郸 (Hándān), la capitale di Zhao (città che abbiamo già incontrato, tra l’altro).

Il re di Qin allora mandò a chiamare Bai Qi ma il nostro simpatico generale (consiglio caldamente di approfondire le sue gesta per capire il “simpatico”) declinò l’offerta adducendo dolori vari, stanchezza, insomma non se la sentiva troppo di andare in battaglia a massacrare gente. Il re mandò il primo ministro 范睢 (Fàn Suī) a cercare di convincere Bai Qi, ma pare che tra i due non corresse buon sangue; comunque Fan Sui dovette tornarsene a corte con le pive nel sacco.

Il re andò su tutte le furie e quel furbone di Fan Sui gettò benzina sul fuoco lasciando intendere che Bai Qi remava contro. Allora il re non ci vide proprio più e fece recapitare una spada a Bai Qi dicendo che doveva usarla per uccidersi.

Ordinò quindi ad un altro generale a nome 王齕 (Wáng Hé) di occuparsi della guerra contro Zhao.

Il succo della storia non sta nel destino di Bai Qi, bensì nel fatto che quelli di Zhao guardarono da lontano il “fuoco” del disaccordo tra Bai Qi, Fan Sui e il re di Qin e approfittarono del tempo guadagnato per chiedere aiuto ai regni vicini.

Questi mandarono truppe in soccorso, consentendo a Zhao di resistere all’assedio e dare una solenne batosta a Qin.

Dopo l’obbligatoria storiella del medioevo possiamo provare ora a fare dei paragoni con fatti più vicini alla nostra sensibilità occidentale.

La storia è piena di esempi a corollario di questa bella storiella, ma per una volta davanti ai nostri occhi si sta dipanando proprio una situazione classica.

Da una parte abbiamo un pazzo dinamitardo che vuole sprofondare l’Europa nel caos, dall’altra una nazione finora tranquilla e poco propensa alla ribalta internazionale.

Un sacco di altre nazioni prende posizione, chi manda aiuti, chi armi e vettovaglie, chi più ne ha più ne metta.

E la Celeste Impero che fa? Contempla il fuoco…

Chissà, magari meditando di rivedere le proprie posizioni su una certa isola ribelle una volta accertato l’esito del conflitto in corso.

Per concludere ricordiamo che l’elenco degli stratagemmi illustrati finora in questa umile sede sta a questo indirizzo.

zodiaco

In tutti questi anni di blog non ho mai scritto niente sullo zodiaco cinese.
Visto che si avvicina il capodanno lunare mi sento in vena di ovviare a questa lacuna, anche se solo per completezza.
Non che voglia aggiungere niente sull’argomento che su internet è già stato debitamente sviscerato a dovere; quindi niente elenchi di animali, storielle o leggende.
Vediamo invece qualche punto linguistico.
Il termine “Zodiaco” in generale si traduce con 生肖 (shēngxiào), mentre “oroscopo” è 生肖运势 (shēngxiào yùnshì) dove 运势 (yùnshì) è “fortuna”.
Quindi se voglio cercare “L’oroscopo del 2022″ su baidu dovrò scrivere “2022年生肖运势”.
Interessante notare che il carattere (xiào) significa “somigliare, essere come”, quindi il termine 生肖 (shēngxiào) denota proprio la rassomiglianza con le caratteristiche di un certo animale.
Una variante del termine per indicare i segni zodiacali è 属相 (shǔxiang).
Questo termine viene usato per esempio in 属相婚配 (shǔxiang hūnpèi), la compatibilità tra i vari segni.
Per esempio qualcuno nato nell’anno del topo ( shǔ) troverà il partner ideale tra i nati negli anni del (lóng) “drago”, (hóu) “scimmia”, (niú) “bue”. Bue, toro, vitello, mucca, giovenca insomma bovini in generale; i cinesi non perdono troppo tempo a fare distinzioni inutili.
Mentre invece saranno da evitare i nati negli anni (mǎ) “cavallo” e (tù) “coniglio”.
Per ogni segno i rimanenti sono quindi divisi tra 宜配 (yí pèi) “adatti” e 忌配 (jì pèi) “da evitare”, mentre quelli che rimangono fuori dalla classifica sono considerati un po’ “meh”… così così.
Ultimo appunto: in italiano si dice “Sono del Saggitario”, in cinese invece di “essere” si usa il verbo (shǔ) “appartenere”.
Per cui: ‒你属什么? (nǐ shǔ shénme?) “Di che segno sei?”
我属兔 (wǒ shǔ tù) “Sono del coniglio”
Infine, ecco qualche riferimento a post precedenti più o meno collegati all’argomento:

新年快乐! (xīnnián kuàilè) “Buone anno!”

Novella 22

L’elenco delle puntate precedenti sta nella pagina delle serie.

“可你的心思总不在学艺上。你这小子心太野。老人的话你从不着耳听。”
“Ma tu non sei mai concentrato sullo studio dell’arte. Il tuo cuore di monello è troppo selvaggio. Non presti mai orecchio alle parole degli anziani.”

“咱们准是来过这儿。”
“Di qui ci siamo già passati.”

“别打岔!你那三弦子弹的还差着远呢。咱这命就在几根琴弦上,我师父当年就这么跟我说。”
“Non interrompere! La tua terza corda rotta è ancora molto lontana, eh! Il nostro destino corre su qualche corda di violino, come mi disse allora il mio maestro.”

  • 打岔 (dǎchà) “interrompere”
  • 弦子 (xiánzi) “corda”

泉水清凉凉的。小瞎子又哥哥妹妹的哼起来。老瞎子挺来气:“我说什么你听见了吗?”
L’acqua della sorgente era fresca. Il piccolo cieco mugugnò di nuovo qualcosa su fratelli e sorelle. Il vecchio cieco sbottò: “Hai sentito cosa ho detto?”

  • (tǐng) “piuttosto”

“咱这命就在这几根琴弦上,您师父我师爷说的。我就听过八百遍了。您师父还给您留下一张药方,您得弹断一千根琴弦才能去抓那付药,吃了药您就能看见东西了。我听说过一千遍了。”
“Il nostro destino corre su queste corde di violino. L’hanno detto il tuo maestro e il mio. L’ho sentito ottocento volte. Il tuo padrone ti ha lasciato una formula magica, devi rompere mille corde per poter agguantare la formula. La formula serve per riacquistare la vista. L’ho sentita già mille volte.”

  • 药方 (yàofāng) “prescrizione, ricetta”, ma preferisco la formula magica, è più aderente al contesto
  • (zhuā) “prendere, afferrare”. Ma “Agguantare” dà più l’idea di prendere qualcosa dopo avere aspettato a lungo, come è il caso

“你信不信?”
“Ci credi o no?”

小瞎子不正面回答,说:“干嘛非得弹断一千根琴弦才能去抓那付药呢?”
Il piccolo cieco non rispose subito: “Perché devi rompere mille corde per avere la formula?”

“那是药引子。机灵鬼儿,吃药得有药引子!”
“Quello è un principio attivatore. Una furbizia mistica, si deve avere un attivatore!”

  • 药引子 (yào yǐnzi) si usa nella medicina tradizionale per “incanalare” il principio attivo nel punto giusto e migliorarne l’effetto curativo. Per esempio, un certo composto si dovrebbe prendere con la zuppa di riso, un altro con acqua e miele.

“一千根断了的琴弦还不好弄?”小瞎子忍不住嗤嗤地笑。
“Mille corde spezzate non sono una passeggiata,” Il piccolo cieco non poté trattenersi dal sogghignare.

  • 忍不住 (rěn bù zhù) “non potersi trattenere”
  • 嗤嗤 (chī chī) “scherno”

“笑什么笑!你以为你懂得多少事?得真正是一根一根弹断了的才成。”小瞎子不敢吱声了,听出师父又要动气。每回就是这样,师父容不得对这件事有怀疑。
“Che ti ridi! Pensi di capirci qualcosa? Devono essere spezzate veramente una per una.” Il piccolo cieco non osò ribattere, sapeva che il maestro si sarebbe arrabbiato ancora. Era così ogni volta, il maestro non tollerava dubbi sull’argomento.

  • 容不得 (róng bùdé) “tollerare”

老瞎子也没再作声,显得有些激动,双手搭在膝盖上,两颗头一样的眼珠结着苍天,象是一根一根地回忆着那些弹断的琴弦。
Il vecchio cieco si era azzittito; sembrava un po’ emozionato, con le mani sulle ginocchia, gli occhi come due teste levate al cielo, come se stesse ricordando una per una tutte le corde spezzate.

盼了多少年了呀,老瞎子想,盼了五十年了!
Quanti anni ho aspettato, pensò il vecchio cieco. Sono cinquant’anni che aspetto!

五十年中翻了多少架山,走了多少里路哇。
Quante montagne scavalcate, quanti chilometri camminati in cinquant’anni.

  • Il classificatore per (shān) “montagna” normalmente è “zuò”, mentre qui si usa (jià), che appare nella locuzione 翻一架山 (fān yī jià shān) nel senso di “scavalcare”

挨了多少回晒,挨了多少回冻,心里受了多少委屈呀。
Quante scottature al sole, quanti geloni, e quante ingiurie ho dovuto sopportare.

一晚上一晚上地弹,心里总记着,得真正是一根一根尽心地弹断了才成。
Notte dopo notte sempre a suonare, ricordando sempre nel mio cuore le mille corde dovevano essere rotte una per una con tutta sincerità.

现在快盼到了,绝出不了这个夏天了。
Quasi ci siamo, deve accadere entro quest’estate.

老瞎子知道自己又没什么能要命的病,活过这个夏天一点不成问题。
Il vecchio cieco sapeva di non avere nessuna malattia seria, sopravvivere all’estate non era un problema.

“我比我师父可运气多了,” 他说,“我师父到了儿没能睁开眼睛看一回。”
“Sono più fortunato del mio padrone”, disse, “Quando il mio maestro ci è arrivato, non ha potuto aprire gli occhi per dare un’occhiata.”

“咳!我知道这地方是哪儿了!”小瞎子忽然喊起来。
“Ah! So dove siamo!”, gridò all’improvviso il piccolo cieco.

Jingtingshan

Autore: 李白 (Lǐ Bái)
Dinastia 唐 (Táng)

独坐敬亭山

众鸟高飞尽,孤云独去闲。
相看两不厌,只有敬亭山。

Dú zuò Jìng tíng shān

zhòng niǎo gāo fēi jǐn, gū yún dú qù xián.
Xiāng kàn liǎng bùyàn, zhǐyǒu jìng tíng shān.

Seduto solo sul monte Jingting

Uccelli volano in alto, una nuvola solitaria pigramente fluttua via.
Li ammiriamo senza mai stancarci, c’è solo la montagna Jingting.

La montagna Jingting 敬亭山 (Jìng tíng shān) si trova nell’odierna città di 宣城 (Xuān chéng), allora chiamata 宣州 (Xuān zhōu), nella provincia dello 安徽 (Ānhuī).
Ai tempi della dinastia Tang la città era piuttosto famosa, e frequentata da famosi poeti del calibro di 谢灵运 (Xiè Língyùn) e 谢朓 (Xiè Tiǎo).
L’autore è uno tra i più luminosi astri del firmamento della letteratura cinese, una figura giustamente acclamata come geniale per tutta l’antichità e fino ai giorni nostri.
Quando scrisse questa poesia Li Bai aveva già vissuto una vita travagliata, amareggiata da aspre vicessitudini che avevano accentuato una vena amara nella sua opera, aggravata da un incipiente senso di solitudine e manifestando così una certa insoddisfazione per la realtà in cui viveva.
Questo componimento descrive le sensazioni provate in un momento di raccoglimento, quando il poeta in preda alla solitudine cerca conforto nell’abbraccio della natura.
I primi due versi sono puramente descrittivi: si tratta della scena che si presenta davanti ai suoi occhi.
Uccelli che volano via, una nuvola che si allontana.  Sembra che tutto nel mondo stia abbandonando il poeta.
I caratteri 尽 (jǐn) “limite estremo” e 闲 (xián) “libero da impegni, non utilizzato” inducono subito il lettore in uno stato ben descritto dal carattere 静 (jìng) “quieto, calmo”: il lontano rumore degli uccelli si è spento, persino la nuvola solitaria è scomparsa.
I seguenti due versi passano ad un punto di vista personale per descrivere il passaggio dell’attenzione alla montagna Jingting, che l’autore apprezza particolarmente in quanto rappresenta la solidità, la permanenza.
Il carattere 敬 (Jìng) “quieto, calmo” rappresenta da solo tutto il succo della poesia.
Il motivo per cui questa semplice poesia è così commovente è tutto qui, in questo singolo carattere che esprime tutto il silenzio evocato dai pensieri e dai sentimenti del poeta immerso in uno stupendo scenario naturale.

RCEP

4
L’articolo nella gloriosa forma originale pervenutami

Trascrizione!

日本共同社28日报道说,中日韩及东盟等15国签署的区域全面经济伙伴关系协定 (RCEP) 当理在日本参院全体会议土获得批准,此前是本众院已批准该协定,这意味着RCEP在目本国会批准程序由此完成。
报道称,在日本批准前中国、新加坡与泰国已完成国内批准程序,并通知东盟秘书处。
目前,其他缔约国也在国内立法机构审查环节。
《日本经济新闻》称,现在焦点是RCEP何时生效,自前看年底可能性较大。
共同社称,于去年10月中旬签署的RCEP通过削减关税,知识产权等统一规则,在亚洲地区建立推进贸易自由化的大型框架。
已签署的15国经济总量和人口合计各占到全世界约三成。
日本经济产相梶山弘志曾将这一协定称为“亚洲贸易基石”。
《日本济新闻》认为,RCEP签署对于区域经济发展无疑是巨大成功,但由于中美对立持续加深,贸易纷争有可能再度加剧,经济安全与供应链问题也将再度成为舆论关注的焦点。
日媒报道称,根据日本政府此前预计,RCEP的签署将全面增加是本的出口、投资和消费,至少拉动日本GDP提升2.7%,就业增加约57万人。
RCEP成员国对目本工业产品征收的关税最终撒销率约为92%,这将对日本国内出口企业带来利好,而些前日方担忧的,对国内农林水产业的负面影响则较为有限。
其中最为关键的是,通过RCEP,日本首次和中国韩国分别达成双边关税减让安排,这意味着86%的中日贸易品以及83%的日韩贸易品将最终取消关税。
作为日本最大和第三大贸易伙伴,中国和韩国在日本对外贸易总额中占据约三成比重。

Traduzione! (rullo di tamburi…)

L’agenzia giapponese Kyodo news ha riferito il giorno 28 che il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) firmato da 15 paesi tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud e ASEAN dovrebbe essere approvato nella sessione plenaria del Senato giapponese. La Camera dei Rappresentanti aveva precedentemente approvato l’accordo , il che significa che il processo di approvazione del RCEP nell’attuale Congresso è così completato.
Secondo il rapporto Cina, Singapore e Thailandia hanno completato le procedure di approvazione interna prima dell’approvazione del Giappone e ne hanno informato il segretariato dell’ASEAN.
Al momento anche altri Stati firmatari sono nel processo di revisione della legislatura nazionale.
Il Nikkei (Nihon Keizai Shimbun) ha dichiarato che ora il punto focale è la data di entrata in vigore del RCEP, ed è probabile che si tratti di fine anno.
Kyodo News Agency ha dichiarato che il RCEP firmato lo scorso anno a metà ottobre ha istituito un quadro su larga scala per promuovere la liberalizzazione del commercio in Asia attraverso regole uniformi come la riduzione delle tariffe e i diritti di proprietà intellettuale.
La produzione economica totale e la popolazione dei 15 paesi firmati rappresentano ciascuna circa il 30% del mondo.
Il ministro dell’economia giapponese Hiroshi Kajiyama una volta ha definito questo accordo “la pietra angolare del commercio asiatico”.
Il Nikkei ritiene che la firma dell’RCEP sia senza dubbio un grande successo per lo sviluppo economico regionale.
Tuttavia, poiché l’antagonismo sino-statunitense continua ad aggravarsi, le controversie commerciali potrebbero intensificarsi nuovamente e le questioni di sicurezza economica e catena di approvvigionamento torneranno al centro dell’opinione pubblica.
I media giapponesi hanno riferito che, secondo le precedenti previsioni del governo giapponese, la firma del RCEP aumenterà le sue esportazioni, investimenti e consumi a tutto tondo, aumentando almeno il PIL del Giappone del 2,7% e l’occupazione di circa 570.000 persone.
Il tasso finale delle tariffe imposte dai membri RCEP sui prodotti industriali è di circa il 92%, il che porterà benefici agli esportatori nazionali giapponesi, mentre è relativamente limitato l’impatto negativo sui settori dell’agricoltura, foreste e industrie ittiche domestiche di cui il Giappone si preoccupa.
La cosa più importante è che attraverso RCEP, il Giappone, la Cina e la Corea del Sud hanno raggiunto per la prima volta rispettivamente accordi bilaterali di riduzione delle tariffe, il che significa che l’86% dei prodotti commerciali Cina-Giappone e l’83% dei prodotti commerciali Giappone-Corea del Sud finiranno per annullare le tariffe.
La Cina e la Corea del Sud, per il Giappone rispettivamente il partner commerciale più grande e il terzo in ordine di grandezza, rappresentano circa il 30% del commercio estero totale del Giappone.

(applauso)

Novella 21

Sono passati parecchi anni da quando ho postato un pezzo della famosa novella, ed ecco qua! TAAAAAC!
Un altro bel pezzettone con pronuncia, traduzione e vocaboli.

细细的泉水从石缝里往外冒,淌下来,积成脸盆大的小洼,周围的野草长得茂盛,水流出去几十米便被干渴的土地吸干了。
“过来洗洗吧,洗洗你那身臭汗味。”
小瞎子拨开野草在水洼边蹲下,心里还在猜想着“曲折的油狼”。
“把浑身都洗洗。你那样儿准像个小叫花子。”
“那您不就是个老叫花子了?”小瞎子把手按在水里,嘻嘻地笑。
老瞎子也笑,双手掏起水往脸上泼。“可咱们不是叫花子,咱们有手艺。”
“这地方咱们好像来过。”小瞎子侧耳听着四周的动静。

Xì xì de quánshuǐ cóng shí fèng lǐ wǎngwài mào, tǎng xiàlái, jī chéng liǎn pén dà de xiǎo wā, zhōuwéi de yěcǎo zhǎng dé màoshèng, shuǐliú chūqù jǐ shí mǐ biàn bèi gàn kě de tǔdì xī gànle.
“Guòlái xǐ xǐ ba, xǐ xǐ nǐ nà shēn chòu hàn wèi.”
Xiǎo xiāzi bō kāi yěcǎo zài shuǐ wā biān dūn xià, xīnlǐ hái zài cāixiǎngzhe “qūzhé de yóu láng”.
“Bǎ húnshēn dōu xǐ xǐ. Nǐ nàyàng er zhǔn xiàng gè xiǎo jiàohuāzǐ.”
“Nà nín bù jiùshì gè lǎo jiàohuāzǐle?” Xiǎo xiāzi bǎshǒu àn zài shuǐ lǐ, xī xī de xiào.
Lǎo xiāzi yě xiào, shuāngshǒu tāo qǐ shuǐ wǎng liǎn shàng pō.“Kě zánmen bùshì jiàohuāzǐ, zánmen yǒu shǒuyì.”
“Zhè dìfāng zánmen hǎoxiàng láiguò.” Xiǎo xiāzi cè’ěr tīngzhe sìzhōu de dòngjìng.

Il rivolo d’acqua di fonte scorreva sottile dalla fessura della pietra, acquietandosi e quindi accumulandosi nella depressione di una grande conca, come in un bacile. Le erbacce intorno erano rigogliose; l’acqua scorreva per una decina di metri e scompariva quindi prosciugata dalla arsa terra.
“Vieni a lavarti, lava via tutto quell’odore di sudore.”
Il piccolo cieco scostò le erbacce e si accovacciò sull’acqua; in cuor suo pensava ancora al “lupo pieghevole”.
“Lavati bene tutto il corpo. Devi sembrare un piccolo mendicante.”
“Allora tu non sei un vecchio mendicante?” Il piccolo cieco posò la mano sulla superficie dell’acqua e sorrise.
Anche il vecchio cieco rise, raccolse l’acqua a coppa con le mani e se la gettò sul viso. “Però noi non siamo mendicanti, noi abbiamo un mestiere.”
“Mi sembra che in questo posto ci siamo già stati.” disse il piccolo cieco dando orecchio a tutt’attorno.

  • 细细 (xì xì) “sottile “
  • 淌下来 (tǎng xiàlái) “inginocchiarsi”
  • 积 (jī) “accumularsi”
  • 脸盆 (liǎn pén) “lavandino “
  • 洼 (wā) “depressione”
  • 茂盛 (màoshèng) “lussureggiante”
  • 蹲 (dūn) “accovacciarsi”
  • 浑身 (húnshēn) “tutto il corpo “
  • 叫花子 (jiàohuāzǐ) “mendicante”
  • 掏起 (tāo qǐ) “raccogliere”
  • 手艺 (shǒuyì) “mestiere”
  • 侧 (cè) “lato”
  • 耳 (ěr) “orecchio”
  • 动静 (dòngjìng) “fruscio, debole rumore”

dispensa

Vado a presentare una dispensa risalente a parecchi anni fa, all’epoca dell’allora Is.M.E.O. / Is.I.A.O. di Milano.

Approfondimenti su queste gloriose e purtroppo non più esistenti istituzioni si possono trovare su wikipedia: ISMEO, ISIAO.

All’epoca, tramite queste istituzioni, il comune di Milano offriva dei corsi serali di lingue.

Ho avuto la fortuna di poter partecipare a questi corsi e di conoscere così tante persone eccezionali tra i compagni e tra gli insegnanti, tra i quali la professoressa Elvira Dell’Oro, redattrice del testo oggetto di questo post, e la carissima  professoressa Giuseppina Merchionne.

Per poter meglio affrontare l’imminente esame HSK, la professoressa Dell’Oro ci distribuì una dispensa di esercizi in formato cartaceo.

Ai tempi provai a formattare il testo in formato elettronico, aggiungendo un dizionario dei termini utilizzati nel testo.

La cosa aveva senso in quei tempi, prima dei telefonini e degli ebook, quando per cercare i caratteri si dovevano perdere ore sui dizionari cartacei.

Il progetto languì in un cassetto per molto tempo. Di recente però ho deciso di rimetterci le mani e farla diventare un ebook.

Questi i link:

渔歌子 Canzone del pescatore

Ripropongo qui una serie di traduzioni di poesie che in passato erano apparse su di un sito con il quale avevo collaborato.

Avevo anche raccolto il tutto in un ebook, che ora sto rimettendo in ordine con dei nuovi contenuti, e che poi metterò online.

张志和 Zhang Zhihe (Zhāng Zhìhé, 732—774 D.C.)

Zhang Zhihe seguì i principi del taoismo per tutta la sua vita. La sua poesia inneggia all’armonia del cosmo e all’integrazione tra natura ed essere umano.

Superò gli esami imperiali a sedici anni ed ebbe per breve tempo un incarico ufficiale. Presto venne bandito e sollevato dall’incarico, e poi perdonato e richiamato alla capitale.

Nelle sue vicessidutini vide la conferma della vanità della vita mondana e reagì ritirandosi a vivere tra laghi e fiumi, preferendo la libertà di una vita semplice in linea con i suoi principi.

渔歌子 Canzone del pescatore

西塞山前白鹭飞,
桃花流水鳜鱼肥。
青箬笠,绿蓑衣,
斜风细雨不须归。

Xi sāi shān qián báilù fēi, Táohuā liúshuǐ guì yú féi.
Qīng ruò lì, lǜ suōyī, Xié fēng xì yǔ bù xū guī.

Gli aironi volteggiano dinanzi alla montagna Sai,
i peschi fioriscono rigogliosi, le verdi acque scorrono,
i persici sono abbondanti.
Con il cappello di bambù e la mantella d’erba,
una leggera brezza sulla pioggerella sottile, perché tornare a casa?

La poesia è ambientata nella stagione della pesca di primavera, nelle regioni a sud dello Yangtze dove sono abbondanti laghi e corsi d’acqua. Il pescatore si trova nei pressi della montagan Xi Sai, in quella che oggi è la regione dello Zhejiang.

È vestito di una mantella di paglia e ha un cappello di bambù sul capo; una combinazione che fino a pochi decenni fa era comune nella Cina rurale.

L’immagine degli aironi volteggianti sullo sfondo della montagna introduce sin dall’inizio un’atmosfera di calma e rilassatezza, preludio al quadretto del pescatore circondato da fiori e abbondanza.

Gradevole il contrasto di colori tra i fiori di pesco rosa e le acque verdi, che suggeriscono la bellezza dello scenario della regione.

Viene da invidiare questo pescatore, in un ambiente del genere, rinfrescato da pioggerella e brezza nei suoi abiti da lavoro. Non c’è da stupirsi se anch’egli, rapito dallo scenario, non abbia voglia di tornare a casa.

L’espressione dell’ultima strofa, “斜风细雨” (xié fēng xì yǔ) si usa ancora oggi per indicare la leggera brezza che accompagna una pioggia sottile.

Arte della Guerra 1

Con questo inizia una serie di post tratti dal libro che ho scritto e pubblicato:


L

I post non saranno pubblicati in un ordine particolare; questo primo post per esempio riguarda una storiella che fa parte dell’appendice.

Prima o poi renderò disponibile anche l’intero testo in formato epub.

L’esercito delle donne

Il seguente aneddoto è riportato dallo storico Si Ma Qian; si svolge nel periodo in cui i generali della nazione di Wu premevano per muovere guerra contro la nazione di Chu, ma il re tentennava. 

Sun Zi era era nativo dello stato di Qi e in seguito alla fama conseguita scrivendo il suo libro He Lu, il re della nazione di Wu, lo chiamò al suo cospetto e disse: “Ho letto attentamente i tuoi 13 capitoli.  Mi sarebbe lecito sottoporre le tue teorie di gestione dei soldati ad una prova?”

Sun Zi rispose che era disposto a sottoporsi alla prova.

Quindi il re chiese: “Potremmo fare la prova con delle donne?”

Sun Zi ancora rispose affermativamente; vennero quindi chiamate 180 dame dal palazzo reale.  Sun Zi le divise in due compagnie, ponendo una delle due favorite del re a capo di ciascuna compagnia. Quindi distribuì lance e spade, e alla fine chiese loro: “Immagino che conoscerete già la differenza tra davanti e dietro, destra e sinistra?”

Le ragazze risposero affermativamente.

Sun Zi continuò: “Quando dico ‘guardare avanti’, voi dovrete guardare dritto avanti a voi.  Quando dico ‘girare a sinistra’, dovrete girarvi a sinistra.  Quando dico ‘girare a destra’, vi girerete a destra.  Quando dico ‘dietrofront’, vi girerete dalla parte opposta.”  Le ragazze assentirono nuovamente.

Finita la spiegazione, iniziò l’esercizio.  Al suono dei tamburi, egli diede l’ordine: “Girare a destra!”

Le ragazze però scoppiarono a ridere, e Sun Zi disse: “Se i comandi non sono chiari, e gli ordini non sono compresi, la colpa è del generale.”

Quindi ripeté la spiegazione, e ricominciò l’esercizio.   Quando diede l’ordine “Girare a sinistra!” nuovamente le ragazze si misero a ridere.

Egli disse: “Se i comandi non sono chiari, e gli ordini non sono compresi, la colpa è del generale.  Ma se gli ordini sono chiari, e i soldati comunque non obbediscono, allora la colpa è degli ufficiali.”

Detto questo, ordinò che i comandanti delle due compagnie fossero decapitati.  In quel momento il re stava osservando le manovre dal suo baldacchino sopraelevato; quando vide che le sue concubine preferite stavano per essere uccise, si agitò parecchio e mandò un messaggio urgente: “Siamo soddisfatti dell’abilità del generale nel comandare le truppe.  Se saremo privati dalle nostre due concubine, la carne e le bevande perderanno il loro sapore.  È nostro desiderio che esse vengano risparmiate.”

Sun Zi rispose: “Sono stato investito della carica di generale di queste forze di Sua Maestà, e in quanto tale ci sono ordini di Sua Maestà che non sono in grado di accettare.”

Si procedette quindi all’esecuzione delle due concubine, dopodiché altre due vennero promosse a comandanti di compagnia.  

Fatto questo, rullarono i tamburi segnalando nuovamente l’inizio dell’esercitazione.  Le ragazza stavolta si comportarono in maniera esemplare, girando a destra o a sinistra, marciando in avanti e all’indietro, in ginocchio o in piedi, con perfetta precisione, senza emettere un suono.

Quindi Sun Zi mandò un messaggio al sovrano: “I suoi soldati, o Sire, sono ora adeguatamente addestrati e disciplinati, e pronti per l’ispezione di Sua Maestà.  Possono essere impiegati per qualsiasi incarico di cui Sua Maestà necessiti; ordinate loro di scagliarsi nell’acqua o nel fuoco, e non si azzarderanno a disobbedire.”

Il re rispose: “Il generale cessi le esercitazioni e ritorni all’accampamento.  Non abbiamo desiderio di effettuare l’ispezione.”

Sun Zi disse: “Il re ama solamente le parole, ma non è in grado di farle diventare fatti.”

In seguito all’episodio il re He Lu si convinse che Sun Zi era effettivamente in grado di comandare un’armata contro Chu, e quindi lo investì dell’incarico di generale.  

In seguito egli sconfisse la Nazione di Chu e prese la loro capitale, Ying; ispirò timore nelle nazioni di Qiu e Jin al Nord, e la sua fama dilagò tra gli altri principi feudali.