tempi

Un po’ in ritardo ma vorrei dire che quest’anno durante il capodanno cinese non si è sentito nemmeno un botto, non un petardo, manco una scorreggetta.
Come cambiano i tempi… fino a qualche anno fa a capodanno c’era la guerra nucleare e adesso invece tutto si è svolto in un silenzio da cattedrale.
Di questo passo smetteranno anche di sputazzare per strada…

aspirina

Oggi mi è capitata un’esperienza surreale.

È venuto a cercarmi un collega lamentando mal di testa e chiedendomi se avessi un’aspirina.

Di aspirine non me ho mai avute, ho risposto, però mi sono anche offerto di andarla a prendere alla farmacia sotto, visto che il poverino stava male e anche se stava bene non sa una parola di cinese, che non è mica un difetto, però se devi andare in farmacia mica puoi metterti a mimare il mal di testa, specie di questi tempi.

Morale che mi infilo la mia bella mascherina e vado di sotto alla farmacia, dove vengo accolto da un burbero baoano che mi prende nomecognometelefonodadovevienidovevaiunfiorino, e mi rimbalza al commesso.

Il commesso tutto allegro pretende di capire cosa voglio, e come da manuale mi fa le domande di rito, e cioè se la voglio in polvere, in sciroppo, in supposta, in vena, in pomata, in collirio eccetera.

Ma io che mi ero preparato in anticipo gli faccio vedere la foto della normale scatoletta di aspirina.

Al che inizia il cinema: tira fuori un tablet e mi chiede come mi chiamo, numero di telefono, numero del documento di identificazione.

Un «Perché?» mi esce dalla bocca prima che abbia tempo di fermarlo.

«Semplice», risponde lui sempre più giulivo, «questo è un medicinale che richiede ricetta medica, quindi le chiedo i dati così il medico gliela può prescrivere.»

Sopraffatto da questa logica, prendo il tablet e scrivo dei dati inventati; sono sempre gli stessi, ho una identità fasulla mandata a memoria per questi casi. Prima o poi qualcuno si stupirà della non esistenza di questo tizio immaginario.

Attenzione che adesso arriva il meglio: il commesso prende il tablet, tap tap tap, parte una videochiamata con una tizia in mascherina.

Il commesso gli spiega che c’è uno che ha bisogno di un’aspirina per il collega con il mal di testa, e gira il tablet dalla mia parte in modo che quella possa vedermi in video (con la mascherina, il cappello di lana e la sciarpa).

Mi guarda per 0.2 secondi e poi dice «Va bene».

Il commesso si ripiglia il tablet, tap tap tap, e mi consegna la mia aspirina.

Che devo dire? Efficienza cinese? Efficienza “Fatta la legge, trovato l’inganno”?

Capiamoci: questi hanno sviluppato una APP su tablet APPOSTA per fare questo giochino.

Sono allibito, questo paese non finisce mai di stupirmi.

letti

Oooh molto bene, oggi niente rant, niente spruzzate di veleno a 360 gradi, niente urlacci, bensì un calmo e tranquillo post sulle abitudini cinesi, che bello.
Anzi vorrei introdurre un argomento particolarmente rilassante e cioè parlare di letti, i modesti ma indispensabili mobili della camera da letto.
Nella totalità delle case delle città cinesi i letti sono uguali a quelli che si trovano nelle altre parti del mondo: materassi, coperte, lenzuola etc…
Non appena si esce dalla città per una gita fuori porta però ci si deve confrontare con la dura realtà delle campagne.
Si tratta di una realtà dura perché è fatta di mattoni.
Si immagini una normale stanza, divisa a metà; la metà con la porta, dove si entra, ha il pavimento normale. Nell’ altra metà il pavimento arriva all’altezza di un tavolo, formando un enorme gradone.
Questo gradone ha nome 炕 (kàng), ed è fatto appunto di mattoni e cemento.

Con cassettoni
Se dorme
Con cassettoni
Mattoni e cemento

Sotto ai mattoni c’è una sorgente di calore che può essere di vario tipo in base al grado di modernità dei padroni di casa.
Il tipo più tradizionale ha un focherello tipo stufetta, alimentato a legna o a carbone. In questo caso l’interno del kang è fatto come un labirinto per consentire al calore di distribuirsi uniformemente prima di disperdersi tramite la canna fumaria.

Con cassettoni
un allegro focherello
Con cassettoni
Altro focherello
Con cassettoni
Ancora focherello

Salendo nella scala dell’evoluzione si ha il tipo con un fornetto che si può utilizzare per bollire la teiera; detto fornetto può anche essere situato in una stanza attigua con il doppio vantaggio di riscaldare due stanze contemporaneamente e anche di fornire acqua calda per l’onnipresente tè.
Al top della gamma ci sono i modelli riscaldati elettricamente, con termostato per il controllo della temperatura.

Con cassettoni
Con riscaldamento elettrico

In questo caso nello spazio libero sotto dove non è necessario creare il labirinto di mattoni vengono solitamente ricavati dei cassettoni dove riporre di tutto.

Con cassettoni
Con cassettoni

Una cosa non esclude l’altra, nel senso che posso avere un kang del tipo con il fuoco ma tenerlo spento, e sopra metterci uno scaldaletto elettrico.
La superficie del kang può presentare linoleum, stuoie di vimini, sottili assi di legno, piastrelle, insomma c’è una bella varietà.
Il primo impatto con il kang può essere traumatico, ma con l’abitudine si scoprono poi i lati positivi.
Ricordo che si parla di campagne, dove spesso l’impianto di riscaldamenteo è considerato un optional non necessario, anche nelle zone dove fa veramente freddo. In queste situazioni avere una larga superficie calda dove spaparanzarsi è proprio bello, e poi bisogna anche considerare che il kang diventa il centro della casa dove si sta tutti assieme e non solo si dorme ma si si guarda la televisione, si gioca a carte, si leggono libri e si mangia anche, seduti a gambe incrociate vicino a dei piccoli tavolini fatti apposta.
I tavolini sono utili anche per bere una quantità smodata del succitato e divorare quantità industriali di semi di zucca e girasole.

Con cassettoni
Se magna
Con cassettoni
Particolare dei tavolini

Qualche altra pretty pic:

Con cassettoni
Variante con cucina incorporata
Con cassettoni
Fuoco spento e stuoia di vimini
Con cassettoni
Tavolino
Con cassettoni
A cozy corner

camere rosse

红楼梦 (Hónglóu Mèng) “Il sogno delle camere rosse” è uno dei 四大名著 (sì dà míng zhù), i quattro pilastri della letteratura classica cinese, sui quali mi sono già sbilanciato in un precedente post, anzi rimando il fedele lettore a ripassare quanto detto riguardo alle possibilità di un reale apprezzamento dell’opera da parte di noi bianchetti.
Il ponderoso tomo è stato scritto a metà del 18mo secolo in piena dinastia 清 (Qīng, 1644-1911); l’autore è 曹雪芹 (Cáo Xuěqín) Cao Xueqin.
In questa sede aggiungo solo che questo romanzo vanta una schiera di appassionati paragonabile solo ai fedeli di Shakespeare in Occidente.
Letteralmente infinite sono state le opere derivate, tra cui la celeberrima serie televisiva (电视连续剧) degli anni ’80.
Merita un approfondimento la vita dell’attrice 陈晓旭 (Chén Xiǎoxù) “Chen Xiaoxu”, classe 1965, che nella serie ha interpretato il personaggio di 林黛玉 (Lín Dàiyù, chiamata anche 林姐姐 Lín jiějiě “Sorella Lin”).
Le storie riguardanti la produzione della serie televisiva meriterebbero a loro volta dell’attenzione letteraria, in quanto la troupe visse per un sacco di tempo a stretto contatto e pare che succedesse di tutto.
Diciamo solo che la nostra Xiaoxu conobbe il primo marito proprio sui set di questa serie.
Dopo l’esperienza come attrice nel 1989 decise di arruolarsi nell’esercito.
Devo chiarire che non bisogna immaginarsi la nostra eroina vestita da marine che fa il passo del leopardo su un percorso di guerra: la People’s Army dispone delle proprie compagnie teatrali, e lei semplicemente continuò la carriera di attrice accettando un posto sicuro da un datore di lavoro affidabile.
Comunque nel 1991 decise di lasciare l’esercito e fare l’imprenditrice, anche qui mietendo successi uno dopo l’altro.
A 32 anni era amministratore delegato di una azienda di pubblicità milionaria; poi diventò presidente e direttore generale di un’altra nuova azienda che ebbe ancora più successo, insomma una corsa vertiginosa costellata di premi a destra e a manca.
Questa donna eccezionale trovò anche il tempo di sposarsi una seconda volta.
Devota al buddhismo da sempre, pare che un giorno mentre era in macchina con un amico rimase molto colpita da un sermone del maestro Ven Chin Kung (more info su baidu, wikipedia), del quale abbracciò gli insegnamenti.
Nel 2007 prese gli ordini come monaca buddhista e nello stesso anno purtroppo morì di cancro al seno. Aveva 41 anni.
Qui ci sono delle foto: cctv.com

Laozi

Prosegue la fortunata serie sui personaggioni famosi cinesi.
Oggi si fanno due parole su Laozi 老子 “il vecchio maestro”, in molti testi chiamato Lao Tzu.
Pare che sia vissuto tra il 571 e il 471 A.C., oppure nel periodo degli Stati Combattenti del 4º secolo A.C, dipende dalle fonti.
Dico “pare” perché di preciso non si sa nemmeno se sia realmente esistito; ma andiamo avanti.
All’anagrafe 李耳 (Lǐ Ěr), ma secondo i costumi dei tempi ebbe anche altri altri nomi e nomigonoli, di cortesia e postumi, tra cui 字聃 (Zì Dān), 一字 (yī Zì), 伯陽 (Bó Yáng).
Filosofo, scrittore, fu lui a fondare il Taoismo, la religione indigena della Cina. O meglio, potrebbe essere anche il personaggio che ha raccolto in un sistema fruibile quelle che potevano essere una serie di credenze, filosofie o scritti precendenti.
Fattostà che esistito o meno, l’influenza di questo personaggio non può essere descritta nelle poche parole di un mero post di un fetecchioso blog come questo.
Basti dire che Lao Zi viene venerato come una divinità ancora oggi. OK, questo non è un buon esempio, vista la quantità di personaggi venerati come divinità al giorno d’oggi dai cinesi (il pantheon cinese deve essere un posto piuttosto affollato.)
Comunque, a lui viene attribuito il 道德经 (Dào Dé Jīng), o “Tao Te Ching” che dir si voglia, cioè il canone della religione taoista.
Ripeto: questo signore ha creato una religione che è stata il faro guida di una civiltà impareggiabile, religione che ancora oggi va alla grande.
Eccolo in tutta la sua sfolgorante bellezza in una immagine spudoratamente copiata da baidu:

Laozi

Nel pantheon taoista viene chiamato 太上老君 (Tài shàng lǎo jūn) “Vecchio gentiluomo delle altezze”.
Lo si può ammirare in praticamente tutti i templi taoisti; è raffigurato sempre come un vecchio dalla lunga barba, spesso in groppa ad un bufalo d’acqua.

Tè 2

A seguito del precedente post(piuttosto scolastico), ecco qualche pretty pic.

Piantagioni

Piantagione di tè
Piantagione di tè

Queste sono foto di piantagioni di tè. Esistono veramente, e sono pure andato a vederne qualcuna.
Se vicino a grandi città, possono esserci anche degli edifici contadini ristrutturati adibiti ad agriturismo, anche con camere per la notte.
Ottimi per gite fuori porta.

Piantagione di tè
Piantagione di tè

In alcuni casi i cespugli si susseguono a perdita d’occhio.
A volte invece si trovano solo poche piante abbarbicate sul fianco di una montagna. Dipende tutto dal territorio, chiaramente.

Piantagione di tè
Piantagione di tè

N.B. le piantagioni non sono mica tutte così idilliache; ho scelto le foto più belle per attirare “audience”.

Foglie

Foglie
Foglie di tè verde fresco pronte per il consumo
Tè nero
Mattone di tè nero

Il tè nero solitamente viene venduto in pani di varie forme, spesso con disegni ricavati da stampi.

Pane di tè nero
Tè nero da regalo

I blocchi di tè più belli (come chiamarli? mattoni?) vengono usati come regalo, soprammobile, fermacarte.

Pane di tè nero
Pane di tè nero per uso casalingo

Quelli di uso quotidiano sono solitamente senza nessun disegno e confezionati in carta semplice.

Confezione da regalo
Utilizzo del mattone di tè
Confezione da regalo
Un simpatico soprammobile

Consumo

Tutto il necessario
Tutto il necessario

Non c’è una regola fissa che dica come si beva il tè.

Catafalco 2
Catafalco 2

Si va dal semplice bicchiere ovunque capiti a dei catafalchi in legno scolpito, completi di sedie e canali di scolo per l’acqua.

Catafalco 1
Catafalco 1

Kung fu

Una menzione particolare merita la tradizione tipicamente contonese del 功夫茶 (gōngfūchá); sì, è proprio il “功夫” di “Kung fu“.
Su di un vassoio solitamente di legno vengono disposte delle piccolissime tazzine e una quantità di pinzette, spazzoline, cucchiaini, pennellini &c.
Il tutto poi viene adoperato con maestria in una specie di cerimonia il cui vero scopo è perdere una notevole quantità di tempo e nel frattempo chiacchierare, fumare, sputazzare per terra, risvoltarsi i pantaloni fino a metà coscia e la maglietta fino alle ascelle.

Gong Fu Cha
Gong Fu Cha

Gong Fu Cha
Gong Fu Cha

Gong Fu Cha
Gong Fu Cha

Gong Fu Cha
Gong Fu Cha

Gong Fu Cha
Gong Fu Cha

Gong Fu Cha
Gong Fu Cha

Stay tuned! Nel prossimo post, sconvolgenti rivelazioni riguardo alla preparazione della bevanda!

Parlando di Cina prima o poi bisogna per forza discutere di 茶 (chá) “tè”.
Il tè per i cinesi è una delle necessità fondamentali della vita, assieme al riso e al karaoke.
L’argomento è più che vasto, è vastissimo; è un mare magnum, un vaso di pandora di cultura e tradizione che una volta scoperchiato non finisce mai di stupire.
Il tutto nasce da una singola pianta, la “Camellia sinensis”; della famiglia delle Theaceae, in cinese 茶花 (chá huā), è un arbusto sempreverde che in autunno fa dei bei fiorellini bianchi.
La specie è una sola; ciò che differenzia una qualità di tè da un’altra sono le varietà della pianta, le modalità di lavorazione delle foglie, le caratteristiche della località di coltivazione e cioè clima, acqua, composizione e orientamento del terreno eccetera.
Questi fattori danno origine a un’infinità di tipi diversi.
In Cina si distinguono tre tipi di tè in base al tipo di fermentazione a cui viene sottoposto.

  • 绿茶 (lǜ chá) “Tè verde”, “Green tea”: dopo la raccolta le foglie vengono esposte al sole per qualche ora, poi scaldate al vapore, quindi asciugate in una varietà di modi. Non è previsto alcun tipo di fermentazione. Ricco di antiossidanti.
  • 黑茶 (hēi chá) Tè nero: dopo la raccolta le foglie vengono essiccate, poi arrotolate, essiccate di nuovo e quindi macerate. Avviene auindi la fermentazione (più precisamente: ossidazione enzimatica), poi una ulteriore essiccazione.
  • 白茶 (bái chá) Tè bianco: vengono usati i germogli anzichè le foglie, che vengono sottoposti ad essicazione naturale senza usare altre fonti di calore.

Detto questo, per ogni categoria ci sono delle varietà a seconda che la fermentazione sia fatta prima o dopo, per esempio:

  • 普洱茶 (pǔ’ěrchá) “Pu-erh Tea“; postfermentato (stagionato), venduto in pani circolari che bisogna spezzare e sbriciolare, si dice che aiuti a perdere peso e che faccia bene allo stomaco.
  • 乌龙茶 (wūlóngchá) “Oolong” o “Wulong“; semifermentato, dal dolce vagamente dolciastro.
  • 红茶 (hóng chá) “Tè nero“; fermentato, dal sapore forte, aiuta la circolazione.
  • 花茶 (huā chá) “Tè ai fiori“; praticamente una camomilla, senza teina o caffeina.

E questa è solo la prima pagina di una biblioteca dalle dimensioni spropositate che potrebbe essere scritta sull’argomento dei tè cinesi.
Non parliamo poi delle infinite specialità giapponesi, cito solo 抹茶 Matcha (rubbed tea), Gyokuro (玉露), Sencha (煎茶), Bancha (番茶), Houjicha (ほうじ茶), Genmaicha (玄米茶), poi ci sono le altrettanto innumerevoli specialità indiane, a via a seguire tutte le altre nazioni dell’Asia, non si finisce più.
Curiosità: il termine italiano “” pare sia derivato dall’inglese “tea“, a sua volta proveniente dalla pronuncia del carattere 茶 nel dialetto del 福建 (fú jiàn) “Fujian”.
Questo perché in tempi remoti i primi occidentali a venire a contatto con la portentosa bevanda furono degli inglesi capitati appunto nel Fujian.
In quasi tutte le altre lingue del mondo si dice Cha o Chai.

rimedi

In questa modesta sede non si è mai parlato di medicina tradizionale cinese, sia per la vastità dell’argomento sia perché nell’oceano di internet si trovano fonti autorevoli e ricche di contenuti.
Mi sono permesso di scrivere dei post su qualche aspetto che considero particolarmente significativo, ma tutto qui.
È nello stesso spirito che ora vorrei descrivere un ingrediente particolare che sono certo non avrà mancato di attirare l’attenzione di parecchi musi bianchi in Cina.
Gli avventurosi che si affacciano alle farmacie di medicina tradizionale cinese certo hanno di che raccontare a nipoti e pronipoti anche senza bisogno di leggere un post come questo; l’ingrediente di cui ora vado a raccontare però è così diffuso che si trova anche nei supermercati, e scommetto che parecchi si saranno fatti delle domande in proposito.
Sarà un verme? Sarà una radice? Sarà un fungo?
Sto parlando chiaramente di quelli che apparentemente sembrano dei bruchi secchi, pazientemente confezionati ed accuratamente esposti in una infinita serie di scatole, barattoli, scrigni, confezioni regalo, sacchi e sacchetti.
Ordunque, si tratta di quello che in cinese viene chiamato 冬虫夏草 (dōngchóngxiàcǎo), letteralmente “verme d’inverno, erba d’estate”.

vermetti
I vermetti
Confezione regalo
Confezione regalo

Prima notizia choc: non è un singolo organismo ma … (suspence… ) ben due: uno è un bruco di una farfalla, chiamata “Ghost Moth”, in cinese 蝙蝠蛾 (biānfú é), da noi “Falena Fantasma”, nome scientifico Hepialus humuli. Approfondimenti qui.
L’altro è un fungo parassita il cui nome scientifico è Ophiocordyceps Sinensis.
Praticamente succede che mentre il bruco se ne sta tranquillo sottoterra a farsi le sue faccende, le spore del fungo lo infettano, lo uccidono, lo mummificano e sulla testa cresce lo “sporoforo” che poi spunta dal terreno.
Come mi commuovo ogni volta che vengo a sapere di questi miracoli di Madre Natura!
Quello che si vede da fuori è una specie di filo d’erba spesso e scuro che spunta dal terreno (ma sotto c’è un prezioso verme mummificato!)

In barattolo
In barattolo
in Scatola
in Scatola

A sentire i cinesi, questa (diciamocelo) solenne schifezza sarebbe un miracoloso rimedio per quasi tutto, dall’impotenza alla calvizie, capace di curare quasi istantaneamente così la schistosomiasi come il mal di denti, dispensando letizia ai sofferenti di peste bubbonica o di forfora in egual misura.
Il connubio tra lo sfortunato lepidottero e il fungo avviene in natura solo sopra ai 5000 metri di quota, il che restringe le zone di produzione a poche privilegiate zone della Cina come gli altipiani tibetani, parte della provincia del Qinghai e dello Sichuan, il sudovest del Gansu e il nordovest dello Yunnan.
La domanda sorge spontanea: da dove viene una simile smisurata quantità di vermi mummificati da una spora, manco fosse un film dell’ orrore per falene?

un primo piano
un primo piano
Per il vero intenditore
Per il vero intenditore

Da dove piovono tutte quelle tonnellate di vermi(mummificati)+fungo che inondano i negozi di tutta la Cina?
Sembrerebbe che i suddetti altipiani del Tibet e posti similari debbano essere letteralmente tappezzati da questi piccoli obbrobri, e accanitamente ricercati giorno e notte da eserciti di solerti e insonni raccoglitori.
In effetti pare che nelle zone di produzione nel periodo di raccolta i villaggi si svuotino e tutti, ma proprio tutti si precipitino sugli altipiani a caccia dei preziosi piccoli mostri. Addirittura in certi posti in Tibet le scuole fanno un mese di vacanza, tanto è inutile insistere per farli studiare se tutti i bambini sono in giro giorno e notte a cercar vermi.

militaris
Militaris
allevamento
Allevamento

Gli astuti cinesi hanno cercato in lungo ed in largo la gallina dalle uova d’oro, in questo caso rappresentata da un metodo qualsiasi per poter far crescere funghi in testa a vermi nel giardino di casa propria.
In questo caso però Madre Natura ha posto delle barriere insormontabili, per cui ad oggi l’unico modo di ottenere il preziosissimo prodotto è quello di mettersi le gambe in spalla e andare a cercarselo da soli.
Parziali successi sono stati ottenuti nell’allevamento di alcune varietà meno pregiate, come il 蛹虫草 (yongchongcao) “Cordyceps militaris”.
Siamo bel lontani dalla spietata efficienza con cui vengono allevati gli orsi della luna e le tigri siberiane, i pangolini e chissà quanti altri animali che hanno la sfortuna di essere concupiti dai cinesi impotenti (ma ricchi).
Ma… e qui si manifesta la maestria che mi ha fatto vincere il Liebster award… rullo di tamburi…
C’è un altro di questi orrori, meno conosciuto, ma forse ancora più raccapricciante, che i cinesi bramano alterttanto ardentemente del verme di falena: il 蝉花 (chán huā), letteralmente “Fiore di cicala”.
Ora tutti sanno che il ciclo vitale della cicala prevede uno sterminato numero di anni sottoterra in forma di larva, per poi un bel giorno emergere alla luce del sole, frinire immobile su un albero per un paio di settimane o meno per poi finire in gola a qualche uccellino.

Delizioso
Delizioso…
Chanhua che spunta dal terreno
Chanhua che spunta dal terreno

Insomma già una vita abbastanza miseranda, se non fosse che un parente del cordyceps è in agguato per dare giusto qualche pennellata di funesto colore.
Prima che la larva di cicala emerga dal terreno corre infatti il pericolo di fare la stessa fine del verme di cui sopra, e ritrovarsi un bel parrucchino di funghi sulla testa.
Immagino il primo cinese che vide una larva di cicala mummificata con degli inquietanti funghi parassiti che le spuntavano dalla testa; subito avrà pensato: “Yum yum, questo sì che sembra una delizia! Come me lo posso gustare, sarà meglio bollito o meglio “nature“? Glom!”
La bella notizia è che il fungo della cicala non è così schizzinoso come quello del verme, e si lascia tranquillamente coltivare.
Eh sì… in Cina c’è gente che alleva larve di cicala, le infetta con le spore di un fungo parassita, e poi le vende a peso d’oro. Immagino le grasse risate al pensiero che i loro ridicoli costi di gestione e materia prima (fondamentalmente letame) siano ricompensati a peso d’oro dai già citati clienti, i quali sperano che gli si rizzi il pisello mangiando bruchi secchi.
Concludo con una cartellata di immagini sul tema, certo che la prossima volta che vi verrà offerto una di queste delizie non saprete proprio dire di no.

Sfilata di Chanhua
Sfilata di Chanhua
Come resistere a questa buona zuppina?
Come resistere a questa buona zuppina?
Un sacco e una sporta
Un sacco e una sporta
Negozi specializzati ad ogni angolo
Negozi specializzati ad ogni angolo
Eccolo in tutta la sua conturbante bellezza
Eccolo in tutta la sua conturbante bellezza
Irresistibili
Irresistibili

consigli e considerazioni

Cari compatrioti, carissimi amici e caro visitatore casuale che giungi su questa pagina attirato qui da uno svarione di qualche motore di ricerca.
Ora è un anno che faccio il freelance e posso finalmente togliermi qualche sasso dalla scarpa e dire cose che prima quando facevo il dipendente potevo permettermi solo di mugugnare tra i denti.
Non si tratta di niente di nuovo, come al solito; comunque se qualcuno leggendo si dovesse sentire punto sul vivo, ebbene, ha tutta la mia commiserazione.
Andiamo ad incominciare questa lista di consigli ed osservazioni rivolte a imprenditori (o sedicenti tali) che abbiano qualche interesse in Cina:

  • Investire zero è possibile, ma poi si deve essere preparati a guadagnare zero. No, in Cina i soldi non crescono sugli alberi.
  • A meno che si tratti di rocket science, il know-how da solo non costituisce merce di scambio, tantomeno per cifre seguite da molti zeri in valuta pregiata. Ripeto: i cinesi sanno fare da soli un sacco di cose. Compresa la quasi totalità di quello che si fa in Italia.
  • A seguito del punto precedente si tenga presente che al giorno d’oggi CHIUNQUE è disposto ad effettuare viaggi pagati in Cina per effettuare training e formazione. Questo non è un asso nella manica da tirar fuori come se fosse un’arma segreta.
  • Tra un miliardo e seicento milioni e rotti di cinesi ce n’è nemmeno uno, ma proprio nessuno, che se ne sta ad aspettare con i soldi in mano il primo che passa a proporre qualche prodotto italiano mai sentito nominare.
  • Se qualche grande catena del tuo settore ha fatto affari con grandi gruppi cinesi, questo non vuol dire che il tuo singolo negozio possa essere venduto a peso d’oro in Cina (e tantomeno il tuo “know-how”).
  • La videoconference è un utile strumento ma serve solo in determinate situazioni. Nel restante 99% dei casi, un testo redatto in maniera sufficientemente chiara è molto ma molto più efficace.
  • Il massaggio con “happy ending” non è condizione necessaria per una trasferta in Cina, non fa parte di nessun package e non importa a nessuno quanti altri colleghi sono tornati in Italia con chissà quali storie a riguardo.
  • Il termine “Business Plan” non è sinonimo di “Mostro della laguna nera”. È un insieme di documenti che serve a convincere eventuali investitori. Se si vogliono cercare investitori in Cina, allora va fatto in cinese.
  • Spedire campioni gratuiti non è un delitto. Se pensi che i cinesi copiano tutto, sorpresa! Non hanno bisogno del tuo campione.
  • Se qualcosa funziona in Italia, non è detto che funzionerà allo stesso modo anche in Cina. Traduzione: la frase “Abbiamo sempre fatto così” non ha senso.
  • Se qualcosa esiste in Cina ma in Italia non se n’è mai sentito parlare, attenzione alla grande novità: questa cosa esiste comunque. Per chi non fosse ancora svenuto a questa notizia, aggiungo che la Cina non è solo grande, è STERMINATA.
  • Una frase lunga un chilometro e mezzo non è più efficace di molte frasi brevi e concise. Semmai, è vero il contrario.
  • Non può essere tutto urgente. Se tutto è urgente, allora niente è urgente.
  • Corollario all’articolo precedente: ripetere tre volte “URGENTE” e “IMPORTANTE” nel subject di tutte le mail, condendo il tutto con spruzzate di punti esclamativi, superlativi e asterischi, non cambia la situazione.
  • I fornitori cinesi in generale vogliono ordini grossi, di roba semplice da fare, e si accontentano di margini piccoli. Chiedere quantità limitate di pezzi di complessità barocca a prezzi ridicoli, e volerli pronti per ieri, solitamente non porta a nessun risultato. Inutile pestare i piedi, strapparsi capelli o bottoni della giacca. Non servono nemmeno i pugni sul tavolo. Nemmeno insultare il povero interprete serve a nulla.
  • Se una cosa in Cina non c’è, allora non c’è. Inutile insistere all’infinito che al giorno d’oggi tutto è made in China. Molte cose sono prodotte in Cina solo per esportazione, quindi sul mercato locale non si trovano. Punto. (vedi le cose inutili del punto precedente)
  • Il talento in Cina si trova, ma costa caro. Traduzione: per quella cifra non puoi pretendere di avere un ingegnere/finance/manager/tecnico competente, con esperienza, che sappia cinese inglese e italiano eccetera eccetera altri mille requisiti uno più assurdo dell’altro.
  • Le persone di talento preferiscono vivere in posti belli. Traduzione: nessuno verrà a lavorare nella fabbrichetta che hai costruito/comprato/acquisito in mezzo al deserto perché lì costava tutto poco.

Chiudo qui perché mi sto rendendo conto che questo post sta diventando un “rant” infinito.
Comunque ragazzi, questa è la musica oggi in Cina, che piaccia o no.
Be there or be square.

console

Mi sono imbattuto in una notizia che per i più sarà di poco interesse ma che secondo me merita di essere menzionata.
Questo link: http://www.gov.cn/zwgk/2014-01/06/content_2560455.htm punta ad una prosopopea di linguaggio legalese prolisso nella maniera tipica degli annunci ufficiali del governo cinese.
Si tratta di una notifica diretta alla zona di libero scambio di Shanghai riguardante la modifica di precedenti regolamentazioni, nell’ottica di progredire verso una maggiore apertura degli scambi commerciali (forese mi sto facendo contagiare dalla retorica comunista?).
Quello che vorrei portare all’attenzione dei miei stimati lettori è un pezzettino che sta in fondo, l’articolo 32:

允许外资企业从事游戏游艺设备的生产和销售,通过文化主管部门内容审查的游戏游艺设备可面向国内市场销售
Permettere alle imprese straniere che conducano produzione e vendita di apparecchiature di gioco e intrattenimento, previo esame dei contenuti da parte delle autorità competenti del ministero della cultura, di effettuare vendita sul mercato interno delle apparecchiature di gioco e intrattenimento.

Viene poi citata la disposizione corrente (del 2000) nella quale si proibiva l’importazione e la vendita di qualsivoglia gioco ti tipo arcade, console et similia.
Infine c’è la decisione di togliere temporaneamente il bando, in attesa di regolamentazioni più precise da parte del ministero della Cultura..
Quindi tutti quelli che avevano comperato la Wii al mercato nero possono ora sbandierarla liberamente!
Parliamoci chiaro, non è che prima ci fossero chissà quali controlli, solo che le console non si trovavano al supermercato e per averne una bisognava sbattersi un po’.
Adesso invece sembra che sarà liberalizzato anche questo settore di mercato.
Il primo pensiero è questo e simili bandi in passato sono stati giustificati con la scusa di proteggere le giovani menti cinesi dalla decadenza occidentale, mentre in realtà tutti sanno che ad essere protette sono solo le tasche degli speculatori cinesi dietro ai vari cloni di facebook, youtube etc…
Questo vuol forse dire che in Cina non si è riusciti a realizzare delle console di fabbricazione cinese in grado di reggere la concorrenza americana e giapponese?
oppure che nel mercato delle console non ci sono molti soldi da fare?
Ai posteri l’lardua sentenza…