Riunione

Qualche settimana fa ho fatto da interprete per una riunione tra i vertici di un’azienda di produzione cinese e vari capi e capetti di un’azienda italiana.
Il tutto era online, con gli italiani (me compreso) variamente attrezzati di cuffie e microfoni, mentre i cinesi condividevano uno schermo a parete in una sala riunioni della loro fabbrica.
Un uomo della controparte italiana stava tra i cinesi, con aria visibilmente indispettita già dall’inizio.
La riunione era stata indetta (o “chiamata”, come dicono loro) già da giorni, quindi tutti i partecipanti sapevano della data; non solo, era stata mandata la scaletta con i punti da discutere, senza parlare di tutto il carteggio intercorso in precedenza.
Ebbene il capetto di turno dall’Italia ha esordito subito spruzzando veleno su di una certa particolare faccenda, tra le varie che erano in agenda.
Al che il suo uomo in Cina con calma glaciale lo ha informato che a suo tempo era stato mandato un messaggio con tutti i dettagli. Ecco il perché della sua espressione negativa: evidentemente conosceva il suo pollo e già sapeva cosa aspettarsi.
Tutti quindi hanno dovuto aspettare mentre questo qui davanti a tutti cercava il messaggio sul suo computer, informandoci del procedere dei suoi tentativi con “Ah no non lo trovo”, “Ma a chi l’avete mandato”, “In che data lo avete mandato” e altre esternazioni completamente fuori luogo.
Alla fine dopo avere finalmente trovato il messaggio l’ha dovuto leggere, mentre tutti gli altri si guardavano in faccia fischiettando.
Come si può giustificare qualcuno che pretende di avere voce in capitolo ma non si è tenuto aggiornato sul procedere?
Come è possibile che certa gente si creda in diritto di poter disporre del tempo altrui per fare i propri comodi?
Certo, mi diranno i miei sagaci lettori, ma quando uno è molto impegnato non fa mica in tempo a leggere tutto.
Beh io dico che se è una tua responsabilità e sei tu che devi decidere, se hai voce in capitolo ti senti in diritto di fare la checca isterica ma non sei aggiornato sulla faccenda, allora vuol dire che stai lavorando male.
Con il procedere della riunione poi ad un certo punto questo ha incominciato a saltellare in giro per la stanza lanciando urletti incolleriti. È stato uno dei momenti più imbarazzanti che ricordi.
I cinesi, già notoriamente restii a manifestare emozioni apertamente (e comunque non certo prima di avere tracannato quantità preoccupanti di grappa), non hanno battuto ciglio; forse perché già abituati a certe esternazioni del personaggio, oppure può darsi che avessero deciso in precedenza di mantenere un comportamento dignitoso.
Comunque a giudicare dagli sguardi scambiati di sottecchi penso che l’opinione maturata a riguardo del capetto in questione non fosse troppo lusinghiera.
Ad un certo punto la questione volgeva su di un certo problema tecnico. I cinesi si sono assunti la responsabilità dell’errore.
Nella mia modesta opinione se uno dice “Ho sbagliato, è stata colpa mia”, perlomeno gli si dovrebbe dare atto dell’onestà dimostrata; sicuramente sarebbe inutile rigirare il coltello nella piaga, cercando di ottenere poi che cosa? Un vantaggio tattico? Un senso di superiorità, di affermazione?
Invece è proprio quello che è successo, con il capetto urlatore che pretendeva di sapere perché fosse stato commesso l’errore, chi avesse sbagliato, come fosse stato possibile sbagliare una cosa tanto semplice; il tutto chiaramente con me in mezzo che dovevo tradurre le sue esternazioni.
Bravo,capetto italiano, bravo. Hai avuto la tua affermazione di identità. Hai affermato il tuo (ridicolo) potere.
Sei stato di qualche utilità? Hai contribuito alla situazione?
Bah, che devo dire. Alla fine l’importante è che paghino, poi se tutta la baracca affondasse nell’ignominia comunque non sarebbero problemi miei.
Però alla fine della fiera… che vergogna