guardia

Allora l’altro giorno entro dal portone del palazzo per andare in ufficio e faccio un distratto saluto alla guardia anche se stranamente, penso io, mi sta fissando con espressione torva.
Non faccio nemmeno in tempo a girarmi che quello “OEH!” emette un urlo belluino nemmeno stessi entrando vestito da talebano sparando all’impazzata con il kalashnikov.
Cioè non è che abbia proprio detto OEH , si tratta di uno dei loro logogrifi che però vuole dire la stessa cosa.
E nemmeno è che l’abbia proprio esattamente riconosciuto di faccia, a parte che i cinesi non li distinguo nettamente uno dall’altro anche se vivo qui da millemila anni, poi c’aveva la mascherina come tutti e pure il cappello da guardia e anche gli occhiali non scuri ma talmente sozzi che sembravano occhiali da sole, insomma praticamente si vedevano solo le orecchie.
Morale che mi ci si avvicino e gli faccio: “Embè?” (non gli ho detto proprio embè, ma il logogrifo etc…)
E qui la vicenda assume tinte fosche: il figuro esclama: “证!” (stavolta ho scritto il logogrifo).
Le tinte sono fosche perché come tutte le guardie di un certo tipo di palazzi pidocchiosi come questo, essendo appunto pitocchi possono permettersi di assumere solo quadrumani semi-beoti dai sessant’anni in su, non che abbia niente contro i sessantenni anche perché tra poco mi ci ritrovo pure io, però sta di fatto non se ne trova uno che (causa pesanti inflessioni dialettali o mancanza di neuroni che sia) sappia pronunciare mezza parola in maniera decente, insomma non si capisce mai cosa dicono.
E questo qua era proprio un caso grave, caratterizzato da un tono da zombi da film horror degli anni ’70 ma con la polmonite, l’erre moscia la patata in bocca e la “S” sibilante oltre alla mascherina che comunque un certo effetto ottundente ce l’ha, per cui l’ho guardato fisso fisso mentre decidevo se mi stava prendendo in giro oppure stesse manifestando la sua effettiva capacità mentale.
Nelle traduzioni il contesto è importante ma da un solo carattere pronunciato in condizioni estreme è praticamente impossibile cavare alcunché, insomma avrebbe potuto essere “真”, “镇”, “正”, “增” oppure “征”, tutti logogrifi che si pronunciano allegramente allo stesso modo checché ne dicano i libri di grammatica e tutti i professori che sono bravi tutti a stare dietro alla cattedra ma li voglio vedere qua a intendersi con bestie del calibro di questo qua.
Il succitato bestio dopo un po’ di fissarsi tipo duello di mezzogiorno di fuoco ha lentamente tirato fuori dalle pieghe della sua frusta uniforme un facsimile del pezzo di carta da formaggio che mi avevano dato dopo il CNY quando non si sapeva cosa fare con l’epidemia (ulteriori dettagli al post del pass), più di due mesi fa, che dopo due giorni non lo guardava più nessuno e chiaramente non so nemmeno che fine abbia fatto.
Ecco cosa mi diceva: “Documenda!”
Inutile tentare di permeare la dura cervice del bestio, quindi tento il “metodo cinese”: ⟪Ma come, non mi riconosci? Vengo qui tutti i giorni!⟫
Era solo un tentativo disperato, infatti bello bello ⟪Sono nuovo, ho iniziato oggi⟫, mi dice.
See, “nuovo”, t’avranno pescato dal cassonetto, me sembri er nonno de Dracula! Ma non gliel’ho detto, invece ho fantozzianamente ammesso le mie colpe: ⟪È passato tropo tempo, il mio pass si è decomposto. Non ce l’ho. Che si fa? Io devo andare al lavoro.⟫
Come c’era da aspettarsi ecco che il mio interlocutore tira fuori la soluzione a tutti i problemi, l’infallibile innovazione tecnologica che scaccia le tenebre dell’ignoto: il famigerato registro dei nomi.
Trattasi di un orrido foglio spiegazzato con su scarabocchiata una griglia e in cima scritture indecifrabili che tanto non vale la pena di sapere perchè sono sempre le stesse: nome e cognome, da dove vieni, dove vai, perché, numero di telefono, quanti siete, cosa portate, un fiorino.
Per vendetta glielo ho compilato tutto in inglese, ha ha tiè, divertiti adesso.
Per la cronaca il pass era nella tasca del cappotto, a casa, perché effettivamente è passato talmente tanto tempo che è cambiata la stagione e adesso porto la giacca.

aiuti

Cari tutti, amici parenti e conoscenti che non sentivo da vent’anni e che recentemente si sono tanto dati da fare per chiedere mie notizie, state pure tranquilli.
Stiamo tutti bene. Vi ringrazio del pensiero, è bello sapere che non mi avete dimenticato.
Vi prego però di non allargare i complimenti mostrando troppa commozione per gli aiuti dalla Cina, e mi riferisco in particolare all’aereo atterrato di recente (il 13 Marzo) a Fiumicino con interi bancali di attrezzature mediche, più medici e specialisti vari.
Risulta che le attrezzature non sono aggratis, ma risultano essere parte di un ben più ampio piano di acquisti a livello internazionale (traduzione: caro amico, tutto ciò non è gratis, ma viene pagato con i soldi delle tue tasse: i TUOI soldi).
I volonterosi medici cinesi arrivati con l’aereo poi non sono che una microscopica goccia nel mare rispetto all’entità del problema, e anzi svaniscono senza lasciare traccia se confrontati con i danni che il loro Paese da anni sta infliggendo all’intero pianeta.
Io sicuramente sono l’ultima ruota del carro l’ultimo ad avere diritto di dire qualcosa, io che qui ci vivo, ci lavoro e ci faccio campare tutta la famiglia, anzi chiedo scusa se mi scaldo tanto in risposta poi a quelli che sono messaggi sentiti e graditi, però ne ho veramente le tasche piene della continua strumentalizzazione delle notizie da entrambe le parti.
I politicanti italiani battono i soliti tam-tam mediatici per fare notizia e avere più consenso, vedendo in un problema grave come questo niente più che un’occasione per acquisire visibilità, anzi forse l’ultima pagliuzza dove aggrapparsi prima dell’inevitabile crollo definitivo che li attende a crisi rientrata.
Le degne controparti cinesi ne approfittano a loro volta per farsi belli dopo avere (a) causato la pandemia (b) avere peccato di omertà nel tentativo di nascondere e insabbiare tutto per poi fallire miseramente nell’intento (c) essersi ciucciati senza battere ciglio tonnellate di mascherine e protezioni individuali REGALATE all’inizio di Febbraio dal popolo italiano (traduzione: pagate sempre con i TUOI soldi).
A coloro che mi scrivono dicendo di diffondere i loro ringraziamenti a parenti ed amici: lo farei proprio volentieri, ma per coerenza dovrei anche chiedere ragione di svariati altri accadimenti meno piacevoli, che qui non elenco per non ripetere quanto già ampiamente discusso su tutto il resto di internet, ma comunque infinitamente lontani dal controllo e dalla vita della meravigliosa gente comune che mi circonda, tanto quanto il pidocchioso aereo, il ciarpame di cui è pieno e i furbi medici che sono venuti in Italia a fare una bella vacanza (pagata da TE).

visita

Proseguono i conflitti culturali tra oriente ed occidente, o per meglio dire tra mentalità cinese e mentalità italiota.
Ricevo una chiamata da un agitato capoccione in Italia che mi comunica la sua impellente necessità di venire a tutti i costi nell’ufficio cinese.
Gli rispondo che guarda, puoi venire quando vuoi ma una volta arrivato ti devi sparare le tue belle due settimane di quarantena in albergo e poi ti accoglieremo a braccia aperte.
Seguono i consueti strilli, accompagnati da rumori di bottoni della giacca strappati e piedi pestati.
Cosa che personalmente giudico abbastanza strana visto che, quando viene qui, questo tizio se ne sta rinchiuso in sala riunioni a fumare e scaldare la sedia.
Per farlo stare tranquillo gli dico che avrei esposto la situazione alla direzione dello stabile, chiedendo se ci fosse qualche modo per superare l’ostacolo.
Il giorno dopo arriva la risposta, che possiamo riassumere nei seguenti tre step.
1) Può venire quando vuole
2) PRIMA si fa la quarantena
3) DOPO può venire in ufficio
Il bello arriva quando comunico la notizia al capoccia, il quale prontamente fa la sua geniale proposta.
Non per niente è diventato un CAPO, indubbiamente grazie alle sue superiori qualità intellettive.
Attenzione allo straordinario acume dimostrato: propone di venire lo stesso e sgattaiolare di nascosto dentro lo stabile.
Gli dico che è stata lasciata aperta una porta sola, sorvegliata da una guardia; alla ripresa del lavoro a tutti è stato chiesto di dare le generalità e firmare, ci hanno dato un pass eccetera (vedi post precedente.)
Al che il CAPO dimostra la sua eccezionale competenza e padronanza della situazione: chiede quali potrebbero essere le conseguenze se decidesse di fottersene allegramente di tutto e tentare ugualmente la sorte.
Nessun problema, gli dico; probabilmente la guardia dietro insistenza di un CAPO, per di più straniero, ti lascerebbe passare. Solo che poi avviserebbe immediatamente il neighborhood committee, il quale manderebbe una squadra a controllare, ti troverebbe, ti caccerebbe a calci e chiuderebbe l’intero ufficio per settimane. Your choice.
Sembra che abbia capito…

pass

Oggi primo giorno di lavoro dopo l’insorgere del coronavirus.
Dove abitiamo noi non ci sono stati casi di isterismo; pochi contagiati, supermercati aperti, trasporti funzionanti.
Tutti vanno in giro con la mascherina, nelle strade si nota una certa tranquillità, tutto qua.
Le guardie del nostro compound (e di tutti gli altri, a quanto ne so) sono munite di termometro a infrarossi per misurare la temperatura al volo a quelli che entrano.
Giù nel parcheggio sotterraneo le ruote delle macchine in entrata vengono spruzzate di disinfettante (questo secondo me l’hanno copiato dall’Inghilterra quando c’era il foot-and-mouth).
Per entrare in ufficio ho dovuto dare i miei dati un paio di giorni fa; oggi mi hanno fatto firmare una “promessa” dove si dice che non sono pericoloso, mi hanno misurato la temperatura e mi hanno dato un pass.

La promessa

Il pass

passo

‘Stavolta passo’, così ho risposto sia pure con riluttanza ad un mio carissimo amico; mi aveva contattato con una proposta di import/export.
C’è rimasto male, e lo posso capire. E mi dispiace tanto, ma proprio non ce la faccio.
Poi, visto che la cosa si ripete periodicamente, vorrei ripetere qui alcune delle cose di cui poi abbiamo discusso, in forma di lettera aperta.

Carissimo, chiunque tu sia: produttore, artigiano, coltivatore, imprenditore, tu che disponi di tanti fantastici prodotti che vorresti vendere in Cina.
Prima di tutto, per favore abbandona la visione della Cina che ti è stata inculcata dalla propaganda mediatica italiana.
Seconda cosa, prendi carta e penna e segnati gli assiomi elencati qui di seguito.
Sono concetti importanti da tenere presenti ad ogni momento.

  1. Qui a NESSUNO interessano i tuoi prodotti, a meno che tu sia un marchio globale già affermato tipo la Nike, la Coca Cola, McDonald’s, Apple, Ferrari, insomma ci siamo capiti.
  2. Qui, se non sei qualcuno del calibro dei succitati, a NESSUNO interessa se fai roba buona e bella che costa poco o tanto, che tu abbia vinto premi o riconoscimenti, che tu abbia le galline allevate a terra, la tracciabilità, le etichette laser, DOP – DOC – IGP – DOCG o cos’altro.
  3. La dogana cinese esiste davvero, e i doganieri sono cattivi. A loro non interessa se già esporti in Giappone, in India o anche a Hong Kong. Il compito del doganiere cinese è di trovare delle scuse per non fare passare le tue cose, e nel riuscire nel suo intento egli prova intenso piacere.
  4. I prodotti fake li hanno inventati qui, e (sorpresa!) non li hanno inventati i cinesi. Li abbiamo inventati NOI, o meglio quelli di noi che pensando di essere più furbi degli altri sono venuti qui negli anni ’80 e ’90 a produrre a basso costo per poi rivendere a casa propria prezzi comunque astronomici, incassando fortune faraoniche e mandando in rovina economie, mercati del lavoro e famiglie, e basta così che se no poi dicono che sono polemico.
  5. La GDO è una mafia. Entrare è difficile anche per un cinese già bene introdotto e disposto ad oliare per bene i meccanismi a tutti i livelli. Per noi bianchetti è impossibile. Anche il più pidocchioso dei supermercati pone barriere insormontabili e ricatti del tipo che per esporre la tua roba devi comperare lo spazio sugli scaffali pagando in anticipo per un anno, poi se non vendi abbastanza (e quanto precisamente è questo abbastanza lo decidono LORO) prendi baracca e burattini e te ne vai, niente rimborsi.
  6. Il fatto che io viva qui e sappia la lingua non vuole dire che sia automaticamente in grado di piazzare un prodotto qualsiasi sul mercato e venderlo nel giro di 5 minuti. Se fosse così, andrei in giro in elicottero. Un elicottero d’oro tempestato di lapislazzuli. E lo stesso farebbero tutti gli altri che sono qui nella stessa mia situazione. E invece guarda un po’, pure noi tiriamo a campa’. Corollario: il prossimo che mi dice “Tanto sei già lì…” lo prendo a male parole.
  7. Supponiamo che invece venga trovato un venditore miracoloso. Il prodotto tira, tutti fanno soldi a palate, pacche sulle spalle, promozioni, champagne a fiumi. La doccia fredda: tutto questo può durare sei mesi, massimo un anno. Dopodiché il mercato sarebbe invaso di copie dello stesso prodotto ma a basso prezzo e qualità inferiore. “Eh ma tanto io ci ho la tecnologia brevettata, io! Non sono mica nato ieri, io! A me non mi frega nessuno!” Bravo, sei arrivato te! Hai dimenticato il venditore miracoloso: egli si affretterà a istituire una trading company a suo nome per poi vendere a se stesso la tua roba a prezzi stracciati che tanto tu comunque qualcosa guadagni e sei contento, e intanto ti frega il mercato rivendendo a prezzo alto e tenendosi i guadagni stellari. Attenzione: questo appena descritto è solo il più comune dei trabocchetti, ma fermiamoci un momento a considerare questa fondamentale verità: non esiste limite all’inventività del popolo cinese quando si tratta di scremare il grasso che cola.
  8. Se ti occupi di agroalimentare, cosmetici, saponi, medicinali, o qualsiasi altra cosa che ci somigli, smetti pure di leggere. Scava una buca e seppelliscitici. Nessuno può avere idea del significato di “barriera doganale” se non ha visto cosa succede qui. Io sì che lo so, che ho perso mesi e anni a fare avanti e indrè tra dogana e laboratori specializzati, a suon di analisi a livello di particelle subatomiche, traduzioni di etichette in quarantamila versioni, il tutto praticamente in ginocchio in modo da ingraziarmi i doganieri. Per poi arrivare alla conclusione che fin dall’inizio nessuno aveva la minima intenzione di lasciarmi andare avanti di un singolo passo. E a me è già andata bene! Conosco personalmente parecchi sfortunati che si sono ritrovati interi container di roba bloccati nei magazzini di sdoganamento. Una volta lì c’è poco da fare: o te la riporti a casa o la fai distruggere.
  9. “E buuuu, ma và, sei un disfattista, una vergogna, sei te che non sei capace”. Sarà anche vero, ma mi vanto di essere in illustrissima compagnia. Cari conterranei, ammettiamolo. Avete la memoria corta, e del revisionismo storico avete fatta un’arte sopraffina. Consiglio a tutti la seguente ricerca su goggolo: “Piazza Italia Pechino 2009″. Per i più pigri ecco una lista di link: china-files, winenews, corriereasia, mondocina, dagospia. Da tenere presente che “Piazza Italia 2009″ è stato solo uno tra i molti progetti del genere; probabilmente il più illustre e blasonato ma, come tutti gli altri, naufragato miseramente in mezzo alla vergogna e alle polemiche.

Novella 21

Sono passati parecchi anni da quando ho postato un pezzo della famosa novella, ed ecco qua! TAAAAAC!
Un altro bel pezzettone con pronuncia, traduzione e vocaboli.

细细的泉水从石缝里往外冒,淌下来,积成脸盆大的小洼,周围的野草长得茂盛,水流出去几十米便被干渴的土地吸干了。
“过来洗洗吧,洗洗你那身臭汗味。”
小瞎子拨开野草在水洼边蹲下,心里还在猜想着“曲折的油狼”。
“把浑身都洗洗。你那样儿准像个小叫花子。”
“那您不就是个老叫花子了?”小瞎子把手按在水里,嘻嘻地笑。
老瞎子也笑,双手掏起水往脸上泼。“可咱们不是叫花子,咱们有手艺。”
“这地方咱们好像来过。”小瞎子侧耳听着四周的动静。

Xì xì de quánshuǐ cóng shí fèng lǐ wǎngwài mào, tǎng xiàlái, jī chéng liǎn pén dà de xiǎo wā, zhōuwéi de yěcǎo zhǎng dé màoshèng, shuǐliú chūqù jǐ shí mǐ biàn bèi gàn kě de tǔdì xī gànle.
“Guòlái xǐ xǐ ba, xǐ xǐ nǐ nà shēn chòu hàn wèi.”
Xiǎo xiāzi bō kāi yěcǎo zài shuǐ wā biān dūn xià, xīnlǐ hái zài cāixiǎngzhe “qūzhé de yóu láng”.
“Bǎ húnshēn dōu xǐ xǐ. Nǐ nàyàng er zhǔn xiàng gè xiǎo jiàohuāzǐ.”
“Nà nín bù jiùshì gè lǎo jiàohuāzǐle?” Xiǎo xiāzi bǎshǒu àn zài shuǐ lǐ, xī xī de xiào.
Lǎo xiāzi yě xiào, shuāngshǒu tāo qǐ shuǐ wǎng liǎn shàng pō.“Kě zánmen bùshì jiàohuāzǐ, zánmen yǒu shǒuyì.”
“Zhè dìfāng zánmen hǎoxiàng láiguò.” Xiǎo xiāzi cè’ěr tīngzhe sìzhōu de dòngjìng.

Il rivolo d’acqua di fonte scorreva sottile dalla fessura della pietra, acquietandosi e quindi accumulandosi nella depressione di una grande conca, come in un bacile. Le erbacce intorno erano rigogliose; l’acqua scorreva per una decina di metri e scompariva quindi prosciugata dalla arsa terra.
“Vieni a lavarti, lava via tutto quell’odore di sudore.”
Il piccolo cieco scostò le erbacce e si accovacciò sull’acqua; in cuor suo pensava ancora al “lupo pieghevole”.
“Lavati bene tutto il corpo. Devi sembrare un piccolo mendicante.”
“Allora tu non sei un vecchio mendicante?” Il piccolo cieco posò la mano sulla superficie dell’acqua e sorrise.
Anche il vecchio cieco rise, raccolse l’acqua a coppa con le mani e se la gettò sul viso. “Però noi non siamo mendicanti, noi abbiamo un mestiere.”
“Mi sembra che in questo posto ci siamo già stati.” disse il piccolo cieco dando orecchio a tutt’attorno.

  • 细细 (xì xì) “sottile “
  • 淌下来 (tǎng xiàlái) “inginocchiarsi”
  • 积 (jī) “accumularsi”
  • 脸盆 (liǎn pén) “lavandino “
  • 洼 (wā) “depressione”
  • 茂盛 (màoshèng) “lussureggiante”
  • 蹲 (dūn) “accovacciarsi”
  • 浑身 (húnshēn) “tutto il corpo “
  • 叫花子 (jiàohuāzǐ) “mendicante”
  • 掏起 (tāo qǐ) “raccogliere”
  • 手艺 (shǒuyì) “mestiere”
  • 侧 (cè) “lato”
  • 耳 (ěr) “orecchio”
  • 动静 (dòngjìng) “fruscio, debole rumore”

dispensa

Vado a presentare una dispensa risalente a parecchi anni fa, all’epoca dell’allora Is.M.E.O. / Is.I.A.O. di Milano.

Approfondimenti su queste gloriose e purtroppo non più esistenti istituzioni si possono trovare su wikipedia: ISMEO, ISIAO.

All’epoca, tramite queste istituzioni, il comune di Milano offriva dei corsi serali di lingue.

Ho avuto la fortuna di poter partecipare a questi corsi e di conoscere così tante persone eccezionali tra i compagni e tra gli insegnanti, tra i quali la professoressa Elvira Dell’Oro, redattrice del testo oggetto di questo post, e la carissima  professoressa Giuseppina Merchionne.

Per poter meglio affrontare l’imminente esame HSK, la professoressa Dell’Oro ci distribuì una dispensa di esercizi in formato cartaceo.

Ai tempi provai a formattare il testo in formato elettronico, aggiungendo un dizionario dei termini utilizzati nel testo.

La cosa aveva senso in quei tempi, prima dei telefonini e degli ebook, quando per cercare i caratteri si dovevano perdere ore sui dizionari cartacei.

Il progetto languì in un cassetto per molto tempo. Di recente però ho deciso di rimetterci le mani e farla diventare un ebook.

Questi i link:

L’arte della Guerra: 行军篇 Movimento delle truppe

行军篇 Movimento delle truppe

La prima parte di questo capitolo è dedicato all’analisi dei movimenti delle truppe in relazione al tipo di territorio da attraversare. Anche se questi paragrafi possono sembrare molto specifici alla guerriglia e di poca utilità nella vita quotidiana, ricordiamo che i principi generali sono tuttavia validi. Per esempio in generale bisogna evitare di attraversare un territorio che consenta riparo e nascondiglio al nemico, e questo vale anche nel campo degli affari, nelle difese legali e nella sicurezza personale.

Segue quindi un’analisi della situazione della parte avversaria utilizzando gli indizi forniti dal nemico stesso in maniera più o meno volontaria.

Gli ultimi quattro paragrafi sono molto significativi; in essi si espongono concetti importanti riguardanti il controllo delle truppe, concetti che sono stati ripresi più volte nel corso della Storia e che ancora oggi sono di estrema utilità per capire certi atteggiamenti nella società cinese contemporanea.

Sun Zi afferma l’importanza di saper bilanciare premi e punizioni, e di instaurare il regime di punizioni solo dopo che si sia sviluppato l’attaccamento delle truppe verso il generale. Il senso di questo singolo paragrafo è inciso molto profondamente nel quotidiano della Cina, e ben lo può capire chiunque sia stato a contatto con una moderna realtà produttiva cinese, tipicamente regolata proprio da sistemi di premi e punizioni.

孙子曰:凡处军相敌,绝山依谷,

  1. Sun Zi disse: per quanto riguarda l’acquartieramento delle armate e l’osservazione dei movimenti del nemico, meglio attraversare velocemente le montagne, e sostare nei paraggi delle vallate.

In questo contesto “acquartierare” è da intendersi come il trovare dei luoghi per rafforzare la posizione dell’esercito.

视生处高,战隆无登,此处山之军也。

  1. Accamparsi in posti alti, dove il sole non sia bloccato. Evitare di ingaggiare battaglia in salita, specialmente se il combattimento si svolge in montagna.

绝水必远水,

  1. Dopo avere attraversato un fiume, è necessario allontanarsene al più presto.

客绝水而来,勿迎之于水内,令半而击之

  1. Quando un’armata nemica attraversa un fiume nel corso della sua avanzata, non bisogna avanzare per incontrare il nemico a metà guado. È meglio lasciare passare metà armata, quindi sferrare l’attacco.

欲战者,无附于水而迎客

  1. Quando si è ansiosi di combattere, non bisogna andare ad incontrare l’avversario vicino ad un fiume che il nemico debba attraversare.

视生处高,无迎水流,此处水上之军也。

  1. Meglio ormeggiare le proprie imbarcazioni più in alto del nemico, in favore di sole. Non bisogna muoversi a sfavore di corrente per incontrare il nemico. Questo è per quanto riguarda la guerra fluviale.

绝斥泽,亟去无留,

渔歌子 Canzone del pescatore

Ripropongo qui una serie di traduzioni di poesie che in passato erano apparse su di un sito con il quale avevo collaborato.

Avevo anche raccolto il tutto in un ebook, che ora sto rimettendo in ordine con dei nuovi contenuti, e che poi metterò online.

张志和 Zhang Zhihe (Zhāng Zhìhé, 732—774 D.C.)

Zhang Zhihe seguì i principi del taoismo per tutta la sua vita. La sua poesia inneggia all’armonia del cosmo e all’integrazione tra natura ed essere umano.

Superò gli esami imperiali a sedici anni ed ebbe per breve tempo un incarico ufficiale. Presto venne bandito e sollevato dall’incarico, e poi perdonato e richiamato alla capitale.

Nelle sue vicessidutini vide la conferma della vanità della vita mondana e reagì ritirandosi a vivere tra laghi e fiumi, preferendo la libertà di una vita semplice in linea con i suoi principi.

渔歌子 Canzone del pescatore

西塞山前白鹭飞,
桃花流水鳜鱼肥。
青箬笠,绿蓑衣,
斜风细雨不须归。

Xi sāi shān qián báilù fēi, Táohuā liúshuǐ guì yú féi.
Qīng ruò lì, lǜ suōyī, Xié fēng xì yǔ bù xū guī.

Gli aironi volteggiano dinanzi alla montagna Sai,
i peschi fioriscono rigogliosi, le verdi acque scorrono,
i persici sono abbondanti.
Con il cappello di bambù e la mantella d’erba,
una leggera brezza sulla pioggerella sottile, perché tornare a casa?

La poesia è ambientata nella stagione della pesca di primavera, nelle regioni a sud dello Yangtze dove sono abbondanti laghi e corsi d’acqua. Il pescatore si trova nei pressi della montagan Xi Sai, in quella che oggi è la regione dello Zhejiang.

È vestito di una mantella di paglia e ha un cappello di bambù sul capo; una combinazione che fino a pochi decenni fa era comune nella Cina rurale.

L’immagine degli aironi volteggianti sullo sfondo della montagna introduce sin dall’inizio un’atmosfera di calma e rilassatezza, preludio al quadretto del pescatore circondato da fiori e abbondanza.

Gradevole il contrasto di colori tra i fiori di pesco rosa e le acque verdi, che suggeriscono la bellezza dello scenario della regione.

Viene da invidiare questo pescatore, in un ambiente del genere, rinfrescato da pioggerella e brezza nei suoi abiti da lavoro. Non c’è da stupirsi se anch’egli, rapito dallo scenario, non abbia voglia di tornare a casa.

L’espressione dell’ultima strofa, “斜风细雨” (xié fēng xì yǔ) si usa ancora oggi per indicare la leggera brezza che accompagna una pioggia sottile.

Arte della Guerra 2

Prosegue la serie sull'”arte della Guerra” iniziata con il primo post.

行军篇 Movimento delle truppe

  1. 绝斥泽,亟去无留,

    Quando si devono attraversare paludi, la sola preoccupazione deve essere di attraversarle il più in fretta possibile, senza nessun indugio.

  2. 若交军于斥泽之中,必依水草而背众树,此处斥泽之军也。

    Se si è costretti al combattimento entro ad una palude, bisogna fare in modo di avere acqua ed erba nelle vicinanze, e una macchia di alberi dietro di sé. Questo è per quanto riguarda il combattimento nelle paludi.

  3. 平陆处易,右背高,前死后生,此处平陆之军也。

    In terreni piatti ed asciutti bisogna assicurarsi una posizione accessibile, con declivi sulla destra e sul retro, in modo che il pericolo sia davanti, e la salvezza dietro. Questo è per quanto riguarda la battaglia su terreni piatti.

    A quell’epoca il lato destro di un esercito era il più vulnerabile alle frecce, dato che lo scudo si portava con la sinistra.

  4. 凡此四军之利,黄帝之所以胜四帝也。

    Queste erano le quattro discipline militari che permisero all’Imperatore Giallo di conquistare le Quattro Nazioni.

    Le quattro discipline sono rispettivamente quanto esposto riguardo a montagne, fiumi, paludi e pianure.

    黄帝Huáng Dì”, l’imperatore Giallo, regnò tra il 2697 e il 2597 a.C.

    Figura di importanza fondamentale nella cultura cinese, gli è riconosciuto il merito di aver concepito e realizzato l’unificazione della Cina sotto un grande impero. Per questi motivi è considerato il padre spirituale di ogni cinese.

    Sulle “Quattro Nazioni” citate nel paragrafo, i commentatori sono piuttosto divisi. Letteralmente i caratteri 四帝 (sì dì) significano “Quattro Imperatori” o “Quattro Imperi”; citiamo qui l’interpretazione più accreditata tra le pubblicazioni moderne, in base alla si tratterebbe di un elemento della cosmogonia Taoista rappresentante simbolicamente rappresenta la totalità del creato.

    Con questa frase Sun Zi avrebbe voluto dire che l’Imperatore Giallo aveva conquistato “i quattro angoli del Creato”, quindi tutto ciò che era da conquistare, creando il primo nucleo della Cina unita.

    Tra gli altri suoi numerosi conseguimenti, egli fu il primo a scrivere di arte militare, e anche per questo Sun Zi lo ricorda.

  5. 凡军好高而恶下,贵阳而贱阴,

    Tutti gli eserciti preferiscono terreni elevati ai bassipiani, e clima soleggiato piuttosto che umido.

    In alcune traduzioni si trova che il carattere (yáng) qui sia da intendere come “apertura, potenza”, e (yīn) sia il suo complemento e opposto. Abbiamo preferito comunque continuare con l’interpretazione che abbiamo dato nel capitolo 1, cioè “sole” e “umido”.

  6. 养生而处实,军无百疾,是谓必胜。

    Avendo cura dei propri uomini, e accampandosi su terreni elevati, le truppe saranno libere da ogni disagio, e questo porterà alla vittoria.

  7. 丘陵堤防,必处其阳而右背之,此兵之利,地之助也。

    Quando si giunge ad una collina bisogna occupare il lato soleggiato, con il declivio alla propria destra, dietro. Così si otterrà il bene dei propri soldati e si potranno utilizzare i vantaggi naturali del territorio.

    Sistemando le truppe in posizione elevata, al momento della battaglia la propria avanzata sarà certamente favorita. In questo paragrafo viene illustrato come sia opportuno sfruttare immediatamente dei vantaggi offerti dalle caratteristiche naturali del territorio.