autisti

I miei lettori avranno ormai capito che guidare in Cina è un’attività che richiede molte qualità tra cui riflessi fulminei, capacità di improvvisazione, arroganza e last but not least, una montagna anzi un pianeta, una galassia di pazienza.
Tanto per aggiungere benzina al fuoco, ecco di seguito una utile guida per catalogare i personaggi incontrati per strada, nel caso qualcuno voglia comentarsi con lo asshole watching.

Balla con i bradipi

Questo va a 25 all’ora, no matter what.
Sole, vento, salita, discesa: 25 kmh. Coda, strada libera, vicolo di montagna: 25 kmh.
Il tipico rappresentante di questa categoria è un uomo di mezz’età che guida dei macchinoni solitamente tirati a lucido, con lo sguardo corrucciato fisso davanti a sé, senza mai guardare a destra o a sinistra.
Si risveglia solamente quanto qualcuno tenta di sorpassarlo, al che egli scatta come un giaguaro mandando il motore a diecimila giri pur di non farsi superare.
Dopodiché riprende l’atteggiamento abituale.
Pericolosità: minima
Fastidio: elevato

Freccia solenne

Questa sottospecie decide di mettere la freccia all’inizio del percorso e ce la tiene poi per sempre.
A volte cambia la direzione della freccia, passando dalla destra alla sinistra e viceversa.
Determinante per il riconoscimento della categoria, la posizione della freccia non ha mai nessuna relazione con la direzione presa dal veicolo.
Non si conoscono i motivi di questo comportamento.
Qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che si tratti di un segno di riconoscimento tribale.
Altri propendono per una scarsa comprensione delle finalità del dispositivo, che viene considerato dal soggetto alla stregua di una lucina di Natale.
Pericolosità: minima
Fastidio: scarso

Sonik the Hog

Questo è uno dei personaggi più giulivi e allegri tutta la compagine.
Tipicamente dotato di un SUV nuovo fiammante, egli manifesta tutta la soddisfazione derivante dal recente acquisto guidando in mezzo al traffico come se fosse l’unico essere umano sulla faccia della terra.
Al suo cervello non arrivano immagini comportanti la presenza di altri veicoli: egli percepisce solamente gli spazi tra di essi.
È lì che egli si butta a corpo morto, infilandosi in tutti i pertugi e fessure tra una macchina e l’altra.
Non gli importa se qualcun altro stia facendo un sorpasso, stia accostando a destra, sia valoce o lento. Egli si butta dove vede uno spiraglio, felice, ridente, spensierato.
Giudicando dall’espressione del volto, qualche pensiero lo sfiora quando lo si vede fermo in mezzo alla strada con il telefono in mano, guardando sconsolato il suo potente veicolo malamente schiacciato dopo qualche tamponamento.
In questi casi è lecito sporgersi dal finestrino e fare gestacci.
Pericolosità: elevata
Fastidio: stellare

Toro sdraiato
Questo è pericolosissimo ma fortunatamente è piuttosto raro.
Si incontra su strade di grande percorrenza a più corsie, dove improvvisamente e sanza alcun motivo apparente decide di fermarsi in mezzo alla strada.
Generalmente si trova da solo in macchina, con o senza doppie frecce, ed è contraddistinto da uno dei due comportamenti tipici della specie:

  1. Guarda imbambolato il proprio telefono
  2. Si guarda attorno come se non capisse come abbia fatto a capitare lì

La sua pericolosità è mitigata in parte dal fatto che in ogni caso il suo apparire è annunciato con largo anticipo dai furiosi strombazzamenti degli autisti che hanno la sventura di incontrarlo sulla loro strada (e nei casi peggiori, anche dal rumore di lamiere contorte).
Pericolosità: massima
Fastidio: fuori scala

Lo stoico parcheggiatore
Il parcheggiatore stoico nelle sue convinzioni è saldo come una roccia.
Che si manifesti in un panzone con chiavi alla cintola e maglietta arrotolata oppure in una ragazzina ventenne con i capelli blu, il parcheggiatore stoico è convinto di essere solo al mondo, alla stregua del precedente.
Non si sa se nella sua mente esso veda il mondo svuotato da altri occupanti, oppure se ritenga la propria persona l’unica di cui tenere conto.
Fattostà che niente lo ferma quando deve fermare il suo veicolo.
Ad esso le strisce per terra appaiono come festive decorazioni; i segnali di divieto, come giocosi personaggi dei cartoni animati; le altre macchine, come evanescenti fantasmi.
Eccolo catturato in un ambizioso scatto che sono convinto mi farà meritare almeno una nomination al prossimo Pulitzer:

4
Un esemplare allo stato brado

massaggi

Questa è una storia di seconda mano che mi è stata raccontata dall’amico a cui era capitata anni fa.
La riporto perché mi è capitato di raccontarla in questi giorni.
Il protagonista è l’ingegner P., che aveva trascorso un sacco di tempo in Malesia per lavoro. Si parla di anni ed anni di trasferte per costruire e collaudare impianti industriali.
Con il passare del tempo era diventato amico di un imprenditore malese con il quale aveva lavorato spesso, chiamiamolo Mr. I.
I due ne avevano passate assieme di cotte e di crude, finendo per sviluppare un’amicizia fraterna.
Siccome Mr. I. abitava da solo in una casa enorme l’ingegner P. era spesso invitato a trascorrere la notte nella stanza degli ospiti; alla fine la cosa era diveentata talmente regolare che il P. non andava nemmeno più in albergo e per la durata delle trasferte abitava fisso da Mr. I.
Accadde che Mr. I. dovette assentarsi per qualche giorno.
Chiamò quindi il P.: «Senti, ho chiesto ad una massaggiatrice di venire stasera a casa perché soffro di mal di schiena, ma io non posso esserci perché ho un affare urgente da sbrigare e devo uscire subito. L’ho già pagata; quando lei arriva, il massaggio fattelo fare tu”.
Quella sera il P. a casa da solo sentì suonare il campanello, e alla porta trovò una simpatica signorina malese: evidentemente era la massaggiatrice.
Spiegandosi a gesti, le fece capire di essere proprio lui il destinatario del massaggio.
Lei capì e lo fece sistemare, per poi somministrargli il massaggio; a detta del P. si trattò di un trattamento paradisiaco, e io già so che le malelingue si precipiteranno su facili illazioni a base di strozzacappone e happy ending, ma posso assicurare che il P. non è il tipo da lasciarsi andare a simili bassezze.
Finito il *normale* massaggio alla schiena, la massaggiatrice salutò e se ne tornò a casa.
Passò del tempo, il P. continuava a fare avanti e indietro tra l’Italia e la Malesia, sempre frequentando Mr. I.
Un giorno questo Mr. I se ne andò per i fatti suoi lasciando il P. solo nella sua grande casa, senza lasciare detto niente; una cosa normale visto che ognuno comunque faceva la sua vita, non è che andassero sempre a braccetto.
Quella sera ancora una volta suonò il campanello, e ancora una volta alla porta si presentò una simpatica signorina malese che tentò di dire qualcosa, ma il P. non capiva la lingua; la signorina poi non conosceva l’inglese.
Dopo qualche infruttifera pantomima l’ingegnere decise di farla accomodare, aspettandosi che Mr. I. tornasse entro breve.
Quelli erano tempi precedenti all’arrivo della telefonia mobile, e in mancanza di un mezzo per raggiungere l’amico non c’era effettivamente niente altro da fare.
Il tempo passava, e il P. ad un certo punto decise che era ormai troppo tardi per sperare in un ritorno di Mr. I.
Inutile lasciarsi sfuggire un’occasione del genere; decise quindi di approfittare del massaggio come la volta precedente.
La signorina all’inizio era riluttante ma lui fece del suo meglio per spiegare con ricche pantomime che non era il caso di preoccuparsi, che Mr. I. era un caro amico, che avevano fatto così anche l’altra volta, e così via.
Alla fine la signorina cedette e gli fece il massaggio; dopodiché se ne andò via.
Al ritorno di Mr. I., il P. gli disse: “Guarda, è venuta la massaggiatrice ma non era brava come quella dell’altra volta. Non mi ha lasciato molto soddisfatto.”
Mr. I. rispose: “Per forza, quella era il tecnico della compagnia tei telefoni, era venuta per controllare il collegamento a internet!”

sommergibile

Vorrei riportare in questa modesta sede un piccolo aneddoto che secondo me la dice lunga sullo stato delle cose nella Terra di Mezzo.
Tutto inizia con questa fake news:

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This is fake

Riporto di seguito il testo a beneficio degli utilizzatori mobile che magari non vedono bene la figura.

Cina: l’esercito vara il nuovo sommergibile, che cola immediatamente a picco.
Il generale: “È un sommergibile, è normale che stia sott’acqua”
L’ingegnere capo: “Nessuno mi aveva detto che doveva anche tornare su”
La reazione dei media cinesi: “Successo al 50%”

Evidentemente non si tratta altro che di una delle centinaia di immagini più o meno divertenti che impazzano sui social.
Ora, di fronte ad una immagine del genere pensavo che chiunque avrebbe annusato l’inganno, specialmente considerata la collocazione in mezzo a centinaia di altre simili.
Dopo averla ricevuta e averci sogghignato per un bel pezzo l’ho subito girata a un po’ di persone: qualche amico storico residente in Italia, poi vista l’attualità dell’argomento anche a vari compatrioti “scappati di casa” che vivono e lavorano in Cina.
Risultato: dall’Italia, ben poche reazioni. Una cosa del tutto normale, direi.
Dalla Cina, sorpresa! Praticamente ci sono cascati tutti!
Mi hanno chiesto se era proprio vero, qualcuno mi ha chiesto il link all’articolo originale, uno si è perfino lamentato che qui (in Cina) “certe notizie” non le passano!
Secondo me questo la dice lunga su quello che dobbiamo accettare tutti i giorni dovendo andare per fabbriche tutti i giorni qui nel Celeste Impero.
Per non parlare poi dell’effettiva affidabilità del Made in China in generale, del delicato equilibrio tra i pro e i contro della globalizzazione in generale eccetera, ma non scaviamo troppo perché se no poi faccio la figura di quello che la butta sempre in polemica.

nomi

L’altro giorno (come fanno gli anziani) rimembravo il passato dialogando con un compare (altrettanto anziano, quasi quanto me), e il discorso volse su storielle riguardanti la nascita dei figli.
Il mio primogenito è nato nel 广东 (Guǎngdōng) “Guangdong”, in un ospedale cinese 100%, tanto per fare un distinguo con i figli dei ricchi che invece vanno a nascere nelle cliniche private con i dottori che parlano inglese.
Insomma a fine lavori si presentò il fatidico momento della burocrazia, e nonostante fossi in piena crisi da sleep deprivation mi condussero in un ufficio dove un’affabile impiegata seduta davanti ad un orrido computer degli anni ’80 con Windows XP mi interrogò nonostante fosse evidente che non ero in condizioni di intendere e volere.
La signorina tutta tranquilla aprì un qualche tipo di programma con in cima scritto “Certificato di nascita”.
«Qual’è il nome?» mi chiese (in logogrifi, che non sto a ripetere in questa sede).
Io per un attimo mi riscossi dal torpore (sembrava che Harry Potter mi avesse fatto “Stupefy!”) e riuscii a biascicare la risposta corretta: «Valentino, V-A-L-E-N-T-I-N-O».
Attimo di silenzio e sguardi obliqui tra i presenti.
Qui ricevetti il primo scossone, che ebbe l’effetto di farmi riavere dallo stupore. «Non si può», fu il tombale responso.
«Come non si può? Perché?»
«Non ci sta. È troppo lungo.»
A questa uscita lo stupore era passato, sostituito dalla solita nebbia rossa omicida.
«Come non si può? Potrò ben decidere che nome dare a mio figlio, no?»
«Vede caro signore evidentemente male informato dalla propaganda capitalista, in Cina i nomi sono formati da tre caratteri di cui …»
A questo punto mi ero risvegliato del tutto.
«Lo SO BENISSIMO come sono i nomi dei cinesi, visto che ho sposato una di voi. Solo che non ci credo che nel vostro fetente computer pescato dal cassonetto non ci sia lo spazio per scrivere un nome occidentale.»
«Guardi pure,» fu la ieratica risposta.
«Mumble mumble» questo era il sottofondo dei commenti dei presenti, liberamente traducibile con «Guarda ‘sti zozzoni di stranieri che vengono a comandare nel sacro Impero, ce arrubbano er lavoro, magnano cacano e se lamentano pure.»
Guardai lo schermo dove campeggiava un disegno del certificato di nascita; in effetti volendo lo spazio ci sarebbe stato, ma il campo di inserimento corrispondente permetteva solo tre caratteri.
Sembrava che le opzioni fossero ridotte a “Ugo”, non è che non mi piacesse ma avevamo già deciso da tempo per “Valentino”, e poi va bene diciamocelo lo ammetto, a me “Ugo” proprio non piace.
A quel punto, la divina ispirazione (con lampadina sulla testa).
«Questo serve a mandare i dati all’anagrafe per via elettronica oppure è solo per stampare il certificato?»
Attimo di imbarazzo, come quando il proverbiale granello di sabbia fa inceppare il complicatissimo meccanismo messo a punto con grande fatica dal cattivo del film.
«Questo è solo per stampare, poi mandiamo una copia all’anagrafe» (erano altri tempi…)
Un sorriso sempre più largo mi si stava intanto disegnando sul volto.
«Come facevate quando non c’era il computer?»
«Lo scrivevamo a mano», fu costretta ad ammettere la signorina col tono rassegnato di chi vede incombere la sconfitta.
«Ecco fatto! Scrivete a mano anche questo così ce lo fate stare.»
Morale: ce n’è voluta ancora un po’ a convincerli, ma mio figlio non ha dovuto chiamarsi Ugo (sorry a tutti gli Ughi del mondo ma ahò, se non mi piace non mi piace, non ci posso far niente).

Azoto

L’altro giorno uno dei nostri va a fare l’ispezione in fabbrica e controlla alcuni doppi vetri che in passato avevano avuto dei problemi.
L’ispettore viene sempre seguito da un rappresentante della fabbrica, il quale segue le operazioni e in teoria dovrebbe accertarsi che venga fatto tutto come si deve; in pratica invece fa da parafulmine umano quando qualcosa va storto (quasi sempre).
Insomma ad un certo punto l’ispettore chiede al tizio cinese: «Attenzione a sigillarli bene questi vetri, se no esce l’azoto.»
Segue un sospettissimo silenzio del tizio cinese.
Allora il nostro uomo chiede: «Perché se no esce l’azoto che c’è dentro, no?»
Altro sospetto silenzio del cinese stavolta concomitante ad uno sguardo obliquo verso l’uscita dal capannone, curiosamente simile all’atteggiamento di qualcuno che stia pensando al percorso migliore per una fuga precipitosa.
«Dentro c’è l’azoto al 99% come abbiamo chiesto, vero?»
Il cinese, esaminandosi le unghie: «Ssiiiiiii…..»
«Come ssssiiiiiii, c’è o non c’è?»
«In pratica sì, l’azoto c’è»
«Come, ‘in pratica’? O l’azoto c’è, oppure non c’è, delle due l’una!»
«Ce n’è più di tre quarti.»
Morale: siccome la normale aria è composta dal 78% di azoto, i tecnici della fabbrica avevano deciso che così era più che sufficiente, senza considerare gli indubbi vantaggi quali non dover perdere tempo a maneggiare pesanti bombole e preoccuparsi del sigillante, perdite e chissà quali altri fastidiosi inconvenienti.
In fondo che cosa potrà mai succedere con una differenza del solo 21% rispetto alle specifiche, riguardanti per altro un banale (ma costoso) gas inerte quando sappiamo tutti che l’isolante perfetto è il vuoto etc… etc…

golden week

Oggi 10 Maggio 2021 si ritorna in ufficio dopo un risicato weekend composto dalla sola Domenica, i.e. Sabato 9 era giorno lavorativo in tutta la Cina.
Ohibò, come mai un giorno solo?
Come esposto in precedenza, è usanza dell’Impero concedere ai suoi amati sudditi il privilegio di godere delle festività nazionali anche più a lungo di quanto sarebbe dovuto.
Per esempio: la recentemente trascorsa festività del 劳动节 (Láodòng jié) “festa dei lavoratori” in base al calendario ufficiale è una festività di un giorno, che quest’anno miracolosamente cade di lunedì e quindi diventava di giorni 3, e cioé 1-2-3 Maggio.
Invece si sono aggiunti anche i giorni 4 e 5, per un totale di ben 5 giorni consecutivi di riposo.
Non è che i giorni in più siano piovuti dal cielo: si tratta di Sabato 9, di cui sopra, che è stato scambiato di posto con il 4 Maggio.
Domenica 25 ha subito lo stesso tristo destino andando a finire sul 5 maggio.
Succede che alla fine di ogni anno solare il solerte governo centrale emette un calendario di aggiustamenti ai giorni di riposo che precedono o seguono le date ufficiali, in modo da allungare il periodo di riposo.
Per esempio, questo doveva essere il calendario senza aggiustamenti, con dei normali wekend di due giorni e un giorno in più in occasione del Primo Maggio:

Aprile

Lu
Ma
Me
Gi
Ve
Sa
Do

19
20
21
22
23
24
25

26
27
28
29
30

Maggio

 
 
 
 
 
1
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9

10
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13
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15
16

Questo invece dopo gli aggiustamenti:

Aprile

Lu
Ma
Me
Gi
Ve
Sa
Do

19
20
21
22
23
24
25

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Maggio

 
 
 
 
 
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Come si evince dal pregevole calendario qui sopra, dal 25 al 30 Aprile si lavora per 6 giorni di fila, poi ci si stramazza sul divano per 5 giorni, poi altri tre giorni di lavoro seguiti da un solo giorno di riposo cioè il 9 Maggio, e infine si torna alla solita routine di sempre.
In seguito a rigorosi esperimenti scientifici posso affermare senza tema di smentita che un solo giorno di riposo non serve a una beata fava di niente.
Quelli che devono fare viaggi della speranza per tornare a casa e che non ce l’avrebbero fatta in soli tre giorni hanno tutto il mio rispetto, ma avrei preferito mantenere i normali weekend, per poi spararmene uno di tre giorni.
in effetti la mossa tattica sarebbe stata chiedere ferie per il 6-7-8, ma avrei rischiato di dimenticarmi tutte le password e non essere riconosciuto dai colleghi al mio ritorno.

Jingtingshan

Autore: 李白 (Lǐ Bái)
Dinastia 唐 (Táng)

独坐敬亭山

众鸟高飞尽,孤云独去闲。
相看两不厌,只有敬亭山。

Dú zuò Jìng tíng shān

zhòng niǎo gāo fēi jǐn, gū yún dú qù xián.
Xiāng kàn liǎng bùyàn, zhǐyǒu jìng tíng shān.

Seduto solo sul monte Jingting

Uccelli volano in alto, una nuvola solitaria pigramente fluttua via.
Li ammiriamo senza mai stancarci, c’è solo la montagna Jingting.

La montagna Jingting 敬亭山 (Jìng tíng shān) si trova nell’odierna città di 宣城 (Xuān chéng), allora chiamata 宣州 (Xuān zhōu), nella provincia dello 安徽 (Ānhuī).
Ai tempi della dinastia Tang la città era piuttosto famosa, e frequentata da famosi poeti del calibro di 谢灵运 (Xiè Língyùn) e 谢朓 (Xiè Tiǎo).
L’autore è uno tra i più luminosi astri del firmamento della letteratura cinese, una figura giustamente acclamata come geniale per tutta l’antichità e fino ai giorni nostri.
Quando scrisse questa poesia Li Bai aveva già vissuto una vita travagliata, amareggiata da aspre vicessitudini che avevano accentuato una vena amara nella sua opera, aggravata da un incipiente senso di solitudine e manifestando così una certa insoddisfazione per la realtà in cui viveva.
Questo componimento descrive le sensazioni provate in un momento di raccoglimento, quando il poeta in preda alla solitudine cerca conforto nell’abbraccio della natura.
I primi due versi sono puramente descrittivi: si tratta della scena che si presenta davanti ai suoi occhi.
Uccelli che volano via, una nuvola che si allontana.  Sembra che tutto nel mondo stia abbandonando il poeta.
I caratteri 尽 (jǐn) “limite estremo” e 闲 (xián) “libero da impegni, non utilizzato” inducono subito il lettore in uno stato ben descritto dal carattere 静 (jìng) “quieto, calmo”: il lontano rumore degli uccelli si è spento, persino la nuvola solitaria è scomparsa.
I seguenti due versi passano ad un punto di vista personale per descrivere il passaggio dell’attenzione alla montagna Jingting, che l’autore apprezza particolarmente in quanto rappresenta la solidità, la permanenza.
Il carattere 敬 (Jìng) “quieto, calmo” rappresenta da solo tutto il succo della poesia.
Il motivo per cui questa semplice poesia è così commovente è tutto qui, in questo singolo carattere che esprime tutto il silenzio evocato dai pensieri e dai sentimenti del poeta immerso in uno stupendo scenario naturale.

RCEP

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L’articolo nella gloriosa forma originale pervenutami

Trascrizione!

日本共同社28日报道说,中日韩及东盟等15国签署的区域全面经济伙伴关系协定 (RCEP) 当理在日本参院全体会议土获得批准,此前是本众院已批准该协定,这意味着RCEP在目本国会批准程序由此完成。
报道称,在日本批准前中国、新加坡与泰国已完成国内批准程序,并通知东盟秘书处。
目前,其他缔约国也在国内立法机构审查环节。
《日本经济新闻》称,现在焦点是RCEP何时生效,自前看年底可能性较大。
共同社称,于去年10月中旬签署的RCEP通过削减关税,知识产权等统一规则,在亚洲地区建立推进贸易自由化的大型框架。
已签署的15国经济总量和人口合计各占到全世界约三成。
日本经济产相梶山弘志曾将这一协定称为“亚洲贸易基石”。
《日本济新闻》认为,RCEP签署对于区域经济发展无疑是巨大成功,但由于中美对立持续加深,贸易纷争有可能再度加剧,经济安全与供应链问题也将再度成为舆论关注的焦点。
日媒报道称,根据日本政府此前预计,RCEP的签署将全面增加是本的出口、投资和消费,至少拉动日本GDP提升2.7%,就业增加约57万人。
RCEP成员国对目本工业产品征收的关税最终撒销率约为92%,这将对日本国内出口企业带来利好,而些前日方担忧的,对国内农林水产业的负面影响则较为有限。
其中最为关键的是,通过RCEP,日本首次和中国韩国分别达成双边关税减让安排,这意味着86%的中日贸易品以及83%的日韩贸易品将最终取消关税。
作为日本最大和第三大贸易伙伴,中国和韩国在日本对外贸易总额中占据约三成比重。

Traduzione! (rullo di tamburi…)

L’agenzia giapponese Kyodo news ha riferito il giorno 28 che il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) firmato da 15 paesi tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud e ASEAN dovrebbe essere approvato nella sessione plenaria del Senato giapponese. La Camera dei Rappresentanti aveva precedentemente approvato l’accordo , il che significa che il processo di approvazione del RCEP nell’attuale Congresso è così completato.
Secondo il rapporto Cina, Singapore e Thailandia hanno completato le procedure di approvazione interna prima dell’approvazione del Giappone e ne hanno informato il segretariato dell’ASEAN.
Al momento anche altri Stati firmatari sono nel processo di revisione della legislatura nazionale.
Il Nikkei (Nihon Keizai Shimbun) ha dichiarato che ora il punto focale è la data di entrata in vigore del RCEP, ed è probabile che si tratti di fine anno.
Kyodo News Agency ha dichiarato che il RCEP firmato lo scorso anno a metà ottobre ha istituito un quadro su larga scala per promuovere la liberalizzazione del commercio in Asia attraverso regole uniformi come la riduzione delle tariffe e i diritti di proprietà intellettuale.
La produzione economica totale e la popolazione dei 15 paesi firmati rappresentano ciascuna circa il 30% del mondo.
Il ministro dell’economia giapponese Hiroshi Kajiyama una volta ha definito questo accordo “la pietra angolare del commercio asiatico”.
Il Nikkei ritiene che la firma dell’RCEP sia senza dubbio un grande successo per lo sviluppo economico regionale.
Tuttavia, poiché l’antagonismo sino-statunitense continua ad aggravarsi, le controversie commerciali potrebbero intensificarsi nuovamente e le questioni di sicurezza economica e catena di approvvigionamento torneranno al centro dell’opinione pubblica.
I media giapponesi hanno riferito che, secondo le precedenti previsioni del governo giapponese, la firma del RCEP aumenterà le sue esportazioni, investimenti e consumi a tutto tondo, aumentando almeno il PIL del Giappone del 2,7% e l’occupazione di circa 570.000 persone.
Il tasso finale delle tariffe imposte dai membri RCEP sui prodotti industriali è di circa il 92%, il che porterà benefici agli esportatori nazionali giapponesi, mentre è relativamente limitato l’impatto negativo sui settori dell’agricoltura, foreste e industrie ittiche domestiche di cui il Giappone si preoccupa.
La cosa più importante è che attraverso RCEP, il Giappone, la Cina e la Corea del Sud hanno raggiunto per la prima volta rispettivamente accordi bilaterali di riduzione delle tariffe, il che significa che l’86% dei prodotti commerciali Cina-Giappone e l’83% dei prodotti commerciali Giappone-Corea del Sud finiranno per annullare le tariffe.
La Cina e la Corea del Sud, per il Giappone rispettivamente il partner commerciale più grande e il terzo in ordine di grandezza, rappresentano circa il 30% del commercio estero totale del Giappone.

(applauso)

tempi

Un po’ in ritardo ma vorrei dire che quest’anno durante il capodanno cinese non si è sentito nemmeno un botto, non un petardo, manco una scorreggetta.
Come cambiano i tempi… fino a qualche anno fa a capodanno c’era la guerra nucleare e adesso invece tutto si è svolto in un silenzio da cattedrale.
Di questo passo smetteranno anche di sputazzare per strada…

aspirina

Oggi mi è capitata un’esperienza surreale.

È venuto a cercarmi un collega lamentando mal di testa e chiedendomi se avessi un’aspirina.

Di aspirine non me ho mai avute, ho risposto, però mi sono anche offerto di andarla a prendere alla farmacia sotto, visto che il poverino stava male e anche se stava bene non sa una parola di cinese, che non è mica un difetto, però se devi andare in farmacia mica puoi metterti a mimare il mal di testa, specie di questi tempi.

Morale che mi infilo la mia bella mascherina e vado di sotto alla farmacia, dove vengo accolto da un burbero baoano che mi prende nomecognometelefonodadovevienidovevaiunfiorino, e mi rimbalza al commesso.

Il commesso tutto allegro pretende di capire cosa voglio, e come da manuale mi fa le domande di rito, e cioè se la voglio in polvere, in sciroppo, in supposta, in vena, in pomata, in collirio eccetera.

Ma io che mi ero preparato in anticipo gli faccio vedere la foto della normale scatoletta di aspirina.

Al che inizia il cinema: tira fuori un tablet e mi chiede come mi chiamo, numero di telefono, numero del documento di identificazione.

Un «Perché?» mi esce dalla bocca prima che abbia tempo di fermarlo.

«Semplice», risponde lui sempre più giulivo, «questo è un medicinale che richiede ricetta medica, quindi le chiedo i dati così il medico gliela può prescrivere.»

Sopraffatto da questa logica, prendo il tablet e scrivo dei dati inventati; sono sempre gli stessi, ho una identità fasulla mandata a memoria per questi casi. Prima o poi qualcuno si stupirà della non esistenza di questo tizio immaginario.

Attenzione che adesso arriva il meglio: il commesso prende il tablet, tap tap tap, parte una videochiamata con una tizia in mascherina.

Il commesso gli spiega che c’è uno che ha bisogno di un’aspirina per il collega con il mal di testa, e gira il tablet dalla mia parte in modo che quella possa vedermi in video (con la mascherina, il cappello di lana e la sciarpa).

Mi guarda per 0.2 secondi e poi dice «Va bene».

Il commesso si ripiglia il tablet, tap tap tap, e mi consegna la mia aspirina.

Che devo dire? Efficienza cinese? Efficienza “Fatta la legge, trovato l’inganno”?

Capiamoci: questi hanno sviluppato una APP su tablet APPOSTA per fare questo giochino.

Sono allibito, questo paese non finisce mai di stupirmi.