console

Arriva una telefonata di un amico/cliente cinese, chiamiamolo S., non nel panico ma diciamo seriamente scocciato.
“Non riesco a collegarmi al server, quello che hai installato l’altra volta.”
“Oh poffarbacco”, rispondio io, non alla lettera cioè non gli ho detto proprio ‘poffarbacco’ ma il senso era quello; “Hai provato questo? E quello? E quell’altro?”
“Sì ho provato tutto, ma sembra morto.”
Mentre parlo al telefono ci provo anche io da remoto, ma sembra proprio defunto.
“Aspetta che arrivo.”
Per strada mi lambicco il cervello sui possibili scenari, valutando possibili malfunzionamenti ma giudicandoli tutti non applicabili ad un server appena installato in una sala macchine relativamente decente, pure con l’aria condizionata.
Si tratta di una dittarella che tramite amicizie e inciuci vari si appoggia ad una azienda più grande; tra le altre cose usufruiscono anche dell’utilizzo di un server ormai obsoleto ma ancora adatto alla bisogna, sul quale ho installato una debian Buster con le solite cose.
La cosa mi infastidisce perché avevo raccontato loro cose mirabolanti realizzabili con strumenti FOSS eccetera, e sembravano tutti contenti. E ora, questo.
Comunque arrivo, vado in ufficio, salamelecchi vari con S., mi collego alla loro rete e stump! Il server non risponde.
Allora dico “Andiamo a cercare il tizio Pinco Pallo, l’esperto che l’altra volta ci ha aperto la porta della sala macchine con la chiave che ha solo lui eccetera. Andiamo a vedere, almeno dalla console riuscirò a capire cosa è successo.”
“Sì sì,” dice S., “aveva detto che c’era stato un problema.”
“Embè? Un problema? E non mi dici niente? Che problema?”
“Non lo so, non me l’ha detto.”
Nota che S. è un ingegnere, responsabile di R&D, produzione e una quantità di altre cose, insomma non è il solito saltimbanco. Ma evidentemente non ha troppa dimestichezza con bit e byte, benedetto ragazzo…
Insomma andiamo dal Pinco Pallo, che è un signore di mezz’età, e che però non sta al suo posto.
Lasciamo detto di farci chiamare alle befanragazze che scaldano le sediesiedono vicino alla sua scrivania e intanto mi faccio accompagnare nella sala riunioni dove so che hanno la macchinetta del caffè, e insomma, mica siamo fatti solo per lavorare, no?
Quando Pinco ha finito i comodacci suoi andiamo a reperirlo e mentre si fruga le tasche per trovare la famosa chiave, chiedo: “Pinco, hai detto che c’era un problema, cos’era?”
“Ti faccio vedere, non mi sembrava una cosa normale allora l’ho fatto spegnere.”
Al che estrae il telefonino, cerca un po’ tra una montagna di foto di cani, bambini e fuffa varia, infine mi fa vedere una foto del monitor nero dove in alto a sinistra troneggia la preoccupante scritta:

Debian GNU/Linux Buster tty1

debian login: _

L’ho guardato un po’ perplesso.
Non pretendo che tutti sappiano cosa sia Linux, per carità, ma santa polenta, Pinco, non sei un mulettista, sei il responsabile dei sistemi informativi!
Con tutto il rispetto per i mulettisti di tutto il mondo, è un mestiere importante, devi stare molto attento, ci vuole il patentino eccetera ma a ognuno il suo! Io non so guidare il muletto e Mr. Pallo deve almeno avere un’idea di dove sta l’alto e dove sta il basso.
Insomma per farla breve, questa è la situazione: Pinco Pallo non ha mai sentito nemmeno lontanamente parlare dell’esistenza di qualcosa che non sia Windows.
Non gli è certo venuto in mente di cercare su baidu cosa possa essere questo misterioso “Debian”; tantomeno ha pensato di interpellare gli interessati, evidentemente per non perdere troppo tempo a sentire storie noiose.
Quando ho tentato di spiegare che esistono dei sistemi operativi che non sono Windows, ho notato il tipico sguardo nel vuoto e ho desistito subito.
Il signor Panco Pillo ha visto una cosa che stava fuori dal suo comprendonio e come ha reagito? Ha staccato la spina.
Ma non è tutto! Signori, un attimo di silenzio.
Ha staccato anche il cavo di rete…

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