9: fuoco

隔岸观火 (gé’ànguānhuǒ)


stratagem 9
Stratagemma 9: 隔岸观火

Ben due post di stratagemmi di seguito, mai successo!
Lo stratagemma 9 recita: 隔岸观火 (gé’ànguānhuǒ), letteralmente significa “Contemplare il fuoco stando dall’altra parte del fiume”; i vocabolari lo traducono semplicemente come “view somebody’s trouble with indifference”.
Il vero significato come al solito sta un po’ più oltre, e cioè nel consigliare di non intervenire troppo presto nelle dispute ma invece di aspettare con comodo che eventuali conflitti interni indeboliscano l’avversario.
Non so se questo stratagemma sia noto anche ai vertici del governo U.S.A. ma a ben guardare si direbbe proprio di sì, considerato il ritardo nell’intervento nella la prima e seconda guerra mondiale, e molte altre.
Pare che sia stato George Washington il primo a consigliare di non lasciarsi invischiare nelle guerre combattute dagli stati europei, da lui definiti “litigiosi”.
Lasciamo perdere la geopolitica e veniamo a noi e alle nostre umane faccende.
Personalmente nella vita professionale mi è capitato più di una volta di assistere al sorgere nelle alte sfere di fior di supermanager, i quali suonando tamburi e trombe varie proclamavano a gran voce di avere in pugno la soluzione a tutti i problemi, per poi dopo qualche tempo tramontare (a volte pure rumorosamente) nell’oblio.
Ora sarà che quando si è a mezzo mondo di distanza dalla madrepatria le cose sembrano comunque un po’ distanti, o sarà che dopo tanti anni un po’ di saggezza popolare cinese sarà penetrata per osmosi anche nella mia impervia cervice, ma mi sembra che da quando sono in Cina mi sembra di stare sempre a guardare un gran fuoco che in Italia brucia poderoso e non accenna a calmarsi.
Tutti lì a farsi delle gran guerre l’un con l’altro, e grandi urla e agitare di braccia a tutti i livelli, dal governo all’azienda.
Certo se fossi un cinese non mi preoccuperei troppo dei “litigiosi” occidentali…

6: finta

声东击西 (shēngdōngjīxī)


stratagem 6
Stratagemma 6: 声东击西

Questo stratagemma è parente stretto del numero 7: 无中生有 “Creare qualcosa dal nulla”, che è stato trattato in precedenza.
La similitudine è tale che a prima vista sembra che il significato sia lo stesso.
Il presente stratagemma 6 viene infatti semplicemente tradotto come “effettuare una finta”, e il 7 “creare qualcosa dal nulla” può essere inteso come un tipo di finta.
Il succo di entrambi gli stratagemmi è di creare delle false aspettative mediante informazioni fasulle, così da attirare le forze del nemico lontano dai reali bersagli, per poi colpirli quando saranno sguarniti.
Bisogna però considerare innanzitutto la sezione dove sono contenuti, e poi il fatto che non necessariamente si deve ragionare in termini di forza bruta o potenza di fuoco.
Il numero 7 sta nel gruppo “Enemy dealing”, in situazioni di confronto con un nemico di pari forza.
Insisto con il dire che non si tratta di forza fisica, ma piuttosto di situazioni dove i due nemici hanno un certo grado di conoscenza dell’avversario, e di conseguenza sono in grado di prevedere le mosse reciproche con una certo grado di affidabilità.
Allora non sarebbe possibile fornire informazioni false riguardo ad un argomento specifico, perché l’avversario potrebbe annusare l’inganno.
Per questo lo stratagemma 7 riguarda informazioni generiche, atte a confondere l’avversario in senso generale, in modo da portarlo al punto di non riuscire a distinguere le informazioni corrette da quelle fasulle.
Il presente stratagemma numero 6 invece sta nella sezione “Winning”, con quelli da usare quando si è in una posizione di superiorità rispetto al nemico.
Stiamo sempre parlando di superiorità dove questo non significa necessariamente disporre di forze soverchianti; si sta trattando di strategie, di informazione, quindi si deve supporre un vantaggio tattico.
In poche parole, lo stratagemma 6 (e tutti quelli dello stesso gruppo) vanno considerati quando il nemico non conosce bene l’avversario e non ha idea di quale potrebbe essere la sua prossima mossa.
In questo caso è logico supporre che il nemico sia in cerca di informazioni di qualsiasi tipo e sia anche propenso a prenderle per vere senza farsi troppe domande.
Riassumendo:

  • stratagemma 6 (winning) = posizione di superiorità rispetto al nemico, il quale non ci conosce ed è avido di informazioni e potrebbe bersi di tutto. Eempio: un incontro casuale al bar, dove si può anche dire di essere milionari e di andare in giro in elicottero.
  • stratagemma 7 (enemy dealing) = pari forza: il nemico ci conosce e potrebbe dubitare di informazioni “troppo” false. Esempio: il marito torna a casa tardi e tenta di giustificarsi con la moglie iraconda. Può certo raccontare qualche balla ma se vuole farsi credere deve inventarsi qualcosa di plausibile: straordinari improvvisi, guasto alla macchina.

L’expat in Cina è particolarmente soggetto a questo tipo di situazioni.
Per esempio i fornitori nei primi approcci faranno di tutto per far credere di essere dei megafantageni (strat.6), e quindi bisogna andare con i piedi di piombo, controllare di persona, etc.
Poi con il passare del tempo la qualità delle forniture diminuirà gradualmente, e quando colti in flagrante inventeranno sempre con una scusa diversa (strat.7), quindi bisogna mettere in piedi dei controlli di qualità strettissimi e soprattutto concordati e controfirmati in precedenza.

enfasi

Mi reco in aeroporto per uno di quei viaggi di lavoro destinati sin dall’inizio a non lasciare nessun ricordo, a parte una generale sensazione di fastidio.
Procedo come uno zombie attraverso il check in, sopporto con pazienza la perquisizione al security check, ripetendomi come ogni volta che almeno in Cina non ti chiedono di togliere le scarpe come invece succede in America.
Il tizio in fila davanti a me esplode in un improvviso Starnuto, ma non mi preoccupo del contagio: ormai da lungo tempo ho sviluppato la tecnica della “Barriera Pneumatica” e quindi trattengo il fiato fino a diventare sì blu, ma mostrando una flemma da palombaro. Certo lo so che serve a poco ma cos’altro posso fare? Mica posso mettermi a gridare “Aviaria! Aviaria! Dalli all’untore!”
Una volta al gate, c’è da aspettare un’oretta, eventualità alla quale mi sono astutamente preparato portandomi un libro.
Mi metto tranquillo e grazie all’allenamento di anni riesco ad estraniarmi dall’ambiente circostante nonostante il mio vicino sia impegnato in una veemente conversazione al cellulare, in uno di quei dialetti le cui stesse regole grammaticali richiedono che si debba urlare come degli invasati.
Specialmente al telefono.
Fortunatamente tra me e lui ci sono due posti liberi; il motivo del “fortunatamente” sarà svelato a breve.
Questo signore di mezz’età sarà che è nervoso, sarà che sta discutendo di problemi di chissà quale cosmica portata, fattostà che è seduto tutto contorto, su di un fianco, dandomi le spalle e sporgendo la testa nel corridoio come se volesse leggere il giornale di qualcuno seduto troppo lontano.
Solo che continua a berciare al telefono quella che sembra essere una sequela di improperi, turbando la quiete tesa che precede il tumulto di quando inizia il controllo dei biglietti, e ad un certo punto questo mio vicino sottolinea con una sua personalissima e rumorosa enfasi quello che deve essere stato un passaggio piuttosto intricato della sua conversazione.
La tecnica pneumatica è utile anche per superare le mortifere conseguenze dell’accaduto.
Viene da pensare che se fosse stato seduto composto magari sarebbe stato in grado di controllare meglio i suoi orifizi.
O forse si era sistemato in quel modo per cercare di contrastare il messaggio inequivocabile che i suoi visceri gli stavano trasmettendo.
Comunque la cosa non lo turba minimamente; questo mio confratello della vasta compagine umana prosegue la sua estroversa sequenza di interiezioni e non accenna ad una pausa; non cambia nemmeno posizione.
Ora, nei miei pur pochi anni di permanenza nell’Impero ho abitato non in civili e ordinate megalopoli di prima fascia ma bensì in posti diciamo così più ordinari; ho dovuto passare al setaccio campagne e villaggi per visitare elusivi fornitori, partecipare a cene il cui menù avrebbe provocato allarmate alzate di sopracciglia a qualsiasi membro del WWF.
Una delle conseguenze di tutto questo è che ho assistito alla mia dose di scaracchi, sputazzi, rutti, borborigmi e soffiate di naso senza fazzoletto, il tutto eseguito con la massima naturalezza e nonchalance.
Mi sono ripetuto infinite volte il motivo di tutto questo, fino a farlo diventare una specie di mantra, che ora passo alle generazioni future, eccolo qua: “In base ai precetti della medicina cinese tradizionale, gli umori maligni del corpo vanno espulsi. Questo per i cinesi è igiene.”
Il mantra è senza dubbio utile ma a volte viene messo a dura prova; per esempio durante un recente volo interno quando il mio vicino, stavolta seduto proprio accanto a me, ha ammazzato la noia del volo eseguendo una accurata pulizia delle narici e delle orecchie, sfoderando anche un apposito strumento che teneva assieme alle chiavi, e che poi ha ripulito con le unghie.
Questo tra parentesi spiega tra l’altro anche la mia nota riluttanza a leggere la rivista che sta nella tasca del sedile, a meno che sia proprio nuova fiammante e possibilmente ancora con il cellophane.
Ma in questo non sono nemmeno tanto estremo, ho conosciuto gente che mi ha confidato con orgoglio di non avere toccato per anni nemmeno un singolo corrimano di nessuna scala.
Io tutto questa faccenda della medicina tradizionale la comprendo e la rispetto, anche se non ne condivido la modalità di applicazione, e non la condividono nemmeno milioni e milioni di altri cinesi i quali definiscono questi comportamenti 土 (tǔ), che letteralmente significa “terra”, ma usato come aggettivo significa “rozzo”, “villano”, “volgare”, “di cattivo gusto”.
La Cina è smisuratamente grande, e nella sua sterminata estensione c’è posto sia per gli yuppie modaioli delle grandi città, sia per gli abitanti dei villaggi di montagna che arano i campi a mano, sia per tutto quello che sta tra i due estremi.
Inutile incaponirsi a fare valutazioni usando i parametri italiani o europei; così vanno le cose nella Terra di Mezzo, e piccole cose come queste vanno messe in conto quando si decide di viverci.

pesci rossi

Il pesce rosso, in cinese 金鱼 (jīnyú), è un’altro prodotto dello sterminato ingegno degli antichi cinesi.
Da Wikipedia:

The goldfish (Carassius auratus auratus) is a freshwater fish in the family Cyprinidae of order Cypriniformes. It was one of the earliest fish to be domesticated, and is one of the most commonly kept aquarium fish.

Basta cercare un po’ e si trovano parecchi siti di appassionati sull’argomento.
Gli antichi cinesi, non contenti di avere tra le mani solo un bel pesciolino dal piacevole colore, hanno incominciato a sfruttare le mutazioni naturali per arrivare a innumerevoli varietà diverse.
Risultato, al giorno d’oggi esistono acquari pieni di piccoli mostricini dalle forme più bizzarre, che a mio parere non possono che ispirare un sentimento di pietà.
I cinesi hanno tutto un sistema di classificazione in base a forme e colori e qualità organolettiche delle scaglie, non mi ci metto nemmeno; per i più volonterosi ci sono varie fonti in lingua.
Guardando questi innocenti esserini non posso che reprimere un moto di compassione, lo stesso che mi viene quando sento esaltare le prodezze degli allevatori di gatti o cani di razza.
Non sono un animalista, ma secondo me c’è un limite alle torture che si possono infliggere ad un animale per pure ragioni estetiche.
Ma sospetto che di tutto questo ai cinesi odierni importi solo un unico aspetto, e cioè la possibilità di vendere sempre più infelici deformità e guadagnare molti moltissimi soldi!!!
Un intero universo (di interessi economici) gravita intorno a questi infelici pesciolini, compresi mercatini (primo tra tutti quello di Hong Kong), concorsi di bellezza per pesci, gadgets, negozietti vari.
Segue qualche esempio di alcune delle principali varietà, in realtà ce ne sono altre millanta e più.

  • 水泡眼 (Bubble-eye); questo è efficace per spaventare i bimbi
  • 红白花龙睛 (Red and White Moor) e varianti; mi ricorda un po’ i conigli e i gatti d’angora nella loro dignitosa sofferenza
  • 狮子头 (zhīzi tóu) Lion-head, secondo me uno dei più terrificanti insieme all’Oranda 高头 (gāotóu).
  • 朝天 (cháotiān) “Celestial-eye“, notare in foto l’spressione di sofferenza della serie “uccidimi ti prego”
  • Pearscale 鹅头珠鳞 (étóu zhūlín), qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa potrebbe spingere qualcuno a volere un mostro del genere in casa
  • Ponpon o Pompom 绒球 (róngqiú), tra i più ributtanti dell’intera serie
  • Ranchu 兰寿 (lánshòu), anche questo nella top ten dei più spaventosi
  • Ryukin 琉金 (liújīn), questo è giapponese, tanto per chiarire che i cinesi non sono i soli deviati

Bubble eye

Bubble eye

Butterfly Moor

Butterfly Moor

Celestial Eye

Lionhead

Oranda

Oranda

Pearscale

Ponpon

Ranchu

Ryukin

Negozio

Vasche

p.s.
Il cinese 金鱼 (jīnyú) significa “pesce d’oro”, così come il giapponese 金魚 (きんぎょ kingyo), l’inglese “goldfish”, il tedesco “Goldfisch”, il portoghese “peixe-dourado”, il danese “guldfisk” e così via in varie altre lingue.
Perché noi invece lo vediamo “rosso”? Siamo più pragmatici?
E con noi italiani anche i francesi: “poisson rouge”, per non parlare degli spagnoli con il loro “pez de colores”…

cu-cina

Sono il primo a stupirmi di come possa aver tenuto questo blog per tutti questi anni e non avere mai trattato di cucina.
Rimedio oggi con questo post sul 八大菜系 (bādàcàixì), le otto categorie principali nelle quali si divide la cucina cinese.
Tralascio le cucine “etniche” come la cucina hakka, mongola, tibetana &c. e no non si finisce più.
Non entro troppo nel dettaglio perché per ognuna di queste categorie ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia con tutte le sottocategorie, varianti, zone e piatti tipici di ogni località.
Mi limito invece ad indicare qualche piatto tipico dei più famosi.
Ne risulta un semplice elenco, la conoscenza del quale garantirà comunque immediato rispetto da parte di eventuali altri commensali cinesi.

  • 鲁菜 (lǔcài) “Cucina dello Shandong”: piatti tipi sono i 清汤燕窝 (qīngtang yànwō) “zuppa di nidi di rondine“, 糖醋黄河鲤鱼 (tángcù Huáng Hé lǐyú) “Sweet and sour Yellow River carp”
  • 川菜 (Chuāncài) “Sichuan”: speziata e piccante. Piatti tipici: 麻婆豆腐 (mápó dòufu) “Stir-fried tofu in hot sauce”, 宫保鸡丁 (gōngbǎo jīdīng) “spicy diced chicken”
  • 粤菜 (Yuècài) “Cantonese” 龙虎斗 (lónghǔdòu) “”, 狗肉煲 (gǒuròu bāo) “dog meat casserole”, 鱼香肉丝 (yúxiāng ròusī) “fish-flavored shredded pork”
  • 闽菜 (Mǐncài) “Fujian”. 佛跳墙 (fótiàoqiáng) letteralmente “Buddha salta il muro”, è fatto di pollo, anatra, cartilagini di maiale frutti di mare secchi, stufati e messi in una specie di anfora con del vino; 七星鱼丸 (qīxīng yúwán) “polpette di pesce delle 7 stelle”, che potrebbe essere il piatto preferito di Ken il guerriero
  • 苏菜 (Sūcài) “Jiangsu”. 松鼠桂鱼 (sōngshǔ guìyú) “Mandarin fish allo scoiattolo”, 盐水鸭 (yánshuǐyā) “anatra sotto sale”
  • 浙菜 (Zhècài) “Zhejiang”. 东坡肉 (Dōngpōròu) “stufato alla Dongpo”, 赛蟹羹 (sàixiè gēng) “zuppa dei granchi da corsa”, 干炸响铃 (gānzhá xiǎnglíng) “campanelle fritte”
  • 湘菜 (Xiāngcài) “Hunan”:组庵鱼翅 (zǔān yúchì) “Stewed Shark’s Fins in Chicken Soup”, 湘西酸肉 (xiāngxī suān ròu) “Xiangxi Sour Meat”
  • 徽菜 (Huīcài) “Anhui”: 火腿炖甲鱼 (huǒtuǐ dùn jiǎyú) “stewed soft shell turtle with ham”,蒸石青蛙 (zhēngshīqīngwā) “steamed stone frog”, 李鸿章杂烩 (lǐhóngzhāng záhuì) “Lihongzhang hotchpotch”

Note:

  • Lo 火锅 (huǒguō) “hotpot” è un piatto che in Cina va per la maggiore, ma non è un piatto tradizionale di nessuna regione in particolare. È un po’ come volere dare una collocazione geografica alla pastasciutta in Italia. Se ne era già parlato in precedenza.
  • Per fare la zuppa 清汤燕窝 (qīngtang yànwō) “nidi di rondine” citata sopra, in teoria si usano dei veri nidi di veri uccelli. Come premesso non sto ad approfondire ma la materia prima reale ha dei prezzi da capogiro per cui normalmente si usa della pasta fatta a forma di nido.
  • Se qualcuno dovesse soffrire per la mancanza della Cucina imperiale in questo parco elenco, dirò che si tratta di una sub-categoria che prende piatti dalla cucina del Jiangsu, di Pechino e dello Shandong. More details at Wikipedia (as usual).
  • Inutile dire che dietro molti di questi piatti ci sono storie e leggende; per esempio il 东坡肉 (Dōngpōròu) “stufato alla Dongpo”, e’ stato creato dal poeta-statista-calligrafo-cuoco-giocoliere funambolo Su Dongpo, quando preso da una partita di scacchi con un amico si era dimenticato di togliere la carne dal fuoco. Durante uno dei suoi numerosi esili, uno dei suoi nemici disse poi all’imperatore che la gente del posto odiava talmente Su Dongpo che aveva dato il suo nome ad un piatto per fingere di mangiare la sua carne.
  • Inutile infastidire i gestori dei ristoranti cinesi in Italia insistendo nel volere qualcuno dei piatti elencati. La maggior parte dei cuochi dei ristoranti cinesi all’estero ha imparato a cucinare DOPO avere lasciato la Cina. I piatti presentati sono perlopiù versioni adattate al gusto italiano di qualcosa che già si avvicina a qualcosa di esistente, come i 年糕 che assomigliano agli gnocchi, oppure anche pure invenzioni (pollo al limone, riso alla cantonese). Stesso discorso per i ristoranti cinesi nelle altre nazioni.

p.s.
Su Dongpo ha fatto di tutto tutto ma non il giocoliere funambolo
Per ulteriori approfondimenti, consiglio l’ottima guida “Chinese food” su Travel China Guide.

botti

Un altro anno, un altro capodanno cinese, un altro esaurimento nervoso causa stress da petardi.
Come ogni anno mi ero riproposto di fare il capodanno all’estero, come ogni anno invece siamo rimasti in Cina a farci stracciare orecchie e gonadi dai fuochi d’artificio.
“Ma come”, diranno i miei affezionati lettori, “I fuochi d’artificio sono così belli!”
Sì, ne convengo, ma come tutte le cose il fascino dura fino ad una certa misura, poi però il troppo stroppia.
Secondo me i fuochi d’artificio sono molto belli una volta all’anno o giù di lì, quando il comune organizza lo spettacolo e allora esci la sera, vai a vedere, se non ti piace l’andazzo allora pianti baracca e burattini e te ne torni a casa bello bello.
Personalmente non ci sono mai stato e non vorrei sbilanciarmi troppo, ma mi si dice che il capodanno di Napoli sia famoso per la quantità di fuochi d’artificio impiegati.
Immagino che al confronto l’idilliaco quadretto del primo esempio incominci a scricchiolare minacciosamente.
Si immagini ora un paese dove il capodanno napoletano viene celebrato ogni giorno per una settimana intera, e poi per la seconda settimana ci siano dei giorni “comandati” dove la scena si ripete.
Io personalmente non sono mai riuscito a capire il fascino dei cinesi per i petardi; semplicemente, non ne hanno mai abbastanza.

il CINGOLO
il “CINGOLO”… MILLE petardi!

Ogni occasione è buona: il bisnonno compie 90 anni? Si sparino i botti!
Un matrimonio? Botti! Ancora più grossi!
Il pupo mette il primo dente? Indovina… Botti! Giganti!
Anche eventuali estreme conseguenze sono viste semplicemente come parte del ciclo della vita, senza particolari sentimenti negativi.
Comunque è in occasione del capodanno lunare che tutti i già scarsi freni inibitori cadono contemporaneamente.

il DISCO VOLANTE
il “DISCO VOLANTE”

La settimana prima del capodanno gli animi sono già caldi e la tentazione di provare i nuovi botti è forte.
Qualcuno magari l’anno prima ne ha sparati pochi, sente che gli manca qualcosa, quella sensazione di calore interno e appagamento che deriva dall’aver fatto un gran baccano e asfissiato di fumo tutto il vicinato.
Tornando a casa vede le bancarelle che vendono fuochi, con i loro bei colori rosso acceso, la gente che ne compera a carriolate, tutti allegri, e allora questo qualcuno semplicemente non regge più.
Questo spiega gli episodi isolati, quando qualcuno la sera improvvisamente scende in strada con una bracciata di fuochi in mano ridendo come un ebete, con un’espressione folle sul viso.
Solo dopo aver soddisfatto la sua insana passione egli riacquisterà un barlume di senno.

la MINA ANTIUOMO
la “MINA ANTIUOMO”…
CINQUEMILA petardi!

La maggior parte delle persone aspetta però la sera del 除夕 (chúxī) “vigilia di Capodanno”, che sancisce il “liberi tutti”.
Il parossismo viene raggiunto allo scoccare della mezzanotte e prosegue fino a mattino inoltrato del giorno dopo.
Quello che segue è il primo giorno del nuovo anno e cioè 春节 (chūnjié) “Spring Festival” vero e proprio; se durante la giornata a qualcuno viene un prurito e se lo vuole grattare sparando delle bombe, nessuno lo degna di uno sguardo.
Segue quindi il 送年 (sòngnián) “mandar via l’anno (vecchio)”, che alcuni celebrano il giorno 初二 (chū’èr) “secondo giorno del nuovo anno”, qualcun altro il 初三 (chūsān) “terzo giorno”, qualcun altro ancora dopo, insomma per tutta la settimana si può essere certi che qualcuno nelle vicinanze ha aspettato un anno intero per poter sparare qualche sano petardone e si dedicherà all’intento con metodo e perizia tipicamente cinesi.
Magari dopo cena, magari al ritorno da qualche goliardico gozzovigliare da un parente o amico lontano, magari dopo essersi alzato per soddisfare qualche bisogno fisiologico; insomma, a qualsiasi ora del giorno o della notte. Continuamente. Non c’è scampo.

il MISSILE
il “MISSILE”

La prima settimana dopo 春节 è sacrosanta e (con grande disappunto delle varie “mother company” all’estero) in tutta la Cina nessuno lavora o combina alcunchè, a parte i settore di ristorazione e turismo che fanno affari d’oro.
Poi le varie aziende riaprono i battenti alla spicciolata; c’è chi ricomincia a lavorare l’ottavo giorno 初八 (chūbā), chi il nono giorno, chi dopo ancora; non c’è una regola.
Una cosa però è sicura: il primo giorno di lavoro viene celebrato, e indovinate come? Esatto, siori e siore, petardi a manetta!
Mattino, mezzogiorno o sera, fa lo stesso, mica vorremo lasciare un attimo di pace a chi sta intorno, no?
Non si sa mai che poi qualcuno si annoia!
Quindi avanti così fino ad arrivare a 元宵 (yuánxiāo), che sarebbe il 15mo giorno dall’inizio del nuovo anno.
Questa data sancisce la fine definitiva delle feste.
Devo proseguire?
Devo specificare come viene celebrata questa data?

un tranquillo negozio un tranquillo negozio un tranquillo negozio
un tranquillo negozio Merce in esposizione Se li rubano a vicenda!

Liebster

Finita la vacanza per il capodanno cinese, al rientro in ufficio mi sono ritrovato un insperato buon auspicio per il nuovo anno.
Ed è quindi con piacere che, cari affezionati lettori, innanzitutto vorrei ringraziarvi tutti e 4 per il sostegno finora dimostrato, bla bla bla, infine sappiate che il vostro umile autore è stato insignito di una esaltante onorificenza: un fiammante Liebster Award!

LIEBSTER AWARD

Per i più ignoranti (come me, che non ne avevo la più palida idea), la parola “liebster” significa “amabile” in tedesco.
Trattasi di un riconoscimento destinato ai blog con pochi (ma buoni) lettori, il limite è sui 200, per cui queste pagine ben si adattano al requisito.
La coccarda viene assegnata da un blogger ad un altro; chi la riceve, deve passarla ad altri 5 blogger con gli stessi requisiti.
In realtà le cifre variano in base alla fonte, c’è chi dice meno di 200 lettori, chi di più, fino a 3000. E gli altri blog da nominare variano da 5 a 7 o più.
La carinissima Elizabeth Sunday Anne di Too Happy To Be Homesick mi ha lanciato la palla, e ora passerò a fare la mia parte.
Siccome questa è casa mia, e qui comando io, allora decido di nominare i seguenti blog, che non so quanti lettori abbiano ma mi piaccono lo stesso:

Cioè ci sarebbe anche TomcatUsa, ma lui avrà un milione di lettori, non risponde ai requisiti quindi niente premio!.

pesce

Oggi a pranzo con i colleghi cinesi siamo andati nel solito ristorantino di sempre, un posto molto alla buona dove ci hanno sempre trattato bene.
Stavolta però hanno portato un piatto di pomodori saltati con l’uovo (番茄炒蛋 fānqié chǎodàn) contraddistinto da un inequivocabile e penetrante sentore di pesce.
È seguito un vivace battibecco con la padrona, comprendente opinioni sulla quantità di utilizzi dell’olio usato per cucinare, la qualità della cucina e le effettive abilità del cuoco.
La padrona, pur continuando a sostenere che l’odore era quello naturale dell’uovo fresco, alla fine ha acconsentito a scontare il prezzo del piatto.
È stato quindi deciso all’unanimità di effettuare un’altra ordinazione, stavolta di un piatto di funghi saltati.
Anche i funghi sapevano di pesce.
A questo punto ci siamo rassegnati ad ignorare entrambi i piatti e continuare con gli altri che invece avevano un profumo normale.
La mia proposta di ordinare un terzo piatto di pesce non ha invece avuto seguito.

scuole

In questi anni di stanza nell’Impero ho dovuto effettuare parecchie ricerche di personale e ho dovuto intrattenere dozzine di candidati con colloqui di lavoro più o meno seri.
Fare colloqui è un’esperienza massacrante, ma che ha dei vantaggi, primo fra tutti garantisce una buona prospettiva su certe fasce di persone.
Mi ha sempre interessato la la varietà di titoli di studio e percorsi scolastici che mi venivano sottoposti, per cui ecco qui un riassunto.
La carriera scolastica di un bambino cinese inizia all’età di circa tre anni, o anche un po’ di meno, con lo 幼儿园 (yòu’éryuán) “asilo”.
La scuola elementare inizia a 7 anni di età.
Chi è nato dopo Settembre, deve aspettare l’anno successivo; altrimenti se il bambino si dimostra precoce, può anche incominciare la scuola prima di avere compiuto i 7 anni.
Abbiamo quindi la 小学 (xiǎoxué) “Primary school”, che corrisponde alle nostre scuole elementari, per 6 anni.
Poi c’è la 初中 (chūzhōng) “Junior middle school”, le scuole medie, per 3 anni.
E con questo finisce l’educazione obbligatoria.
Per passare agli studi superiori bisogna passare il 中考 (zhōngkǎo) “mid-term exam”, che non è tremendo come quello per entrare all’università, ma comunque un po’ di paura la fa lo stesso.
Comunque una volta superato il 中考 (zhōngkǎo) si accede al 高中 (gāozhōng) “Senior high school”, che può essere di 2 tipi:

  • 文科 (wénkē) “liberal arts”, un po’ come il nostro liceo classico o artistico
  • 理科 (lǐkē) che sarebbe il corrispondente del nostro liceo scientifico

In alternativa al 高中 (gāozhōng) ci sono le 中职 (zhōngzhí) o 职中, abbreviazione di 中等职业教育 “scuole professionali”, in due categorie:

  • 中专 (zhōngzhuān) “Technical secondary school, polytechnic school”, 3/4 anni
  • 技校 (jìxiào) “Technical school”, 2 anni

Esistono varie specializzazioni per esempio

  • 旅游餐饮服务 (lǚyóu cān-yǐn fúwù) che potrebbe essere la nostra scuola alberghiera
  • 机械加工 (jīxiè jiāgōng) “Perito tecnico”
  • 电子加工 (diànzǐ jiāgōng) “Perito elettronico”
  • 计算机 (jìsuànjī) “Perito informatico”
  • 幼儿教育 (yòu’ér jiàoyù) “Educatore infantile”
  • eccetera.

Chi ha frequentato il 高中 può accedere all’università, ma prima bisogna passare il famigerato 高考 (gāokǎo) “college entrance examination”.
Il punteggio ottenuto determina il livello dell’istituto che si andrà a frequentare, e di conseguenza anche la bontà del lavoro che si andrà ad ottenere, ed in generale tutto il tenore della vita futura.
Il fatto è che i risultati dipendono anche dalla bontà dell’educazione precedente, e cioè delle scuole medie, e queste a loro volta dipendono dalle scuole elementari e così via.
Praticamente i rampolli delle famiglie bene competono già dai tre anni di età per l’ammissione in un buon asilo, il che garantirà l’accesso ad una buona scuola elementare e via così.
Questa situazione è diffusa in tutta l’Asia e particolarmente in Cina, Corea e Giappone.
Personalmente una delle cose che mi rendono felice di essere nato in Italia è proprio il non aver dovuto affrontare questo famigerato “esame del diavolo”.
Va detto che tutto questo era particolarmente vero in passato, specialmente per le generazioni nate negli anni 60-70.
Oggi è un po’ meno vero; infatti si dice che con tutte le occasioni che ci sono adesso, anche chi non ha una buona istruzione può comunque rivelarsi un genio del commercio o dell’industria e diventare ricco. (sempre soldi Soldi SOLDI!!! Un’ossessione!)
Resta comunque il fatto che gli studenti odierni sono assai agitati al solo pensiero di dover affrontare l’esame, per non parlare dei genitori che farebbero QUALSIASI cosa per assicurare al pargolo una possibilità in più.
Esiste infatti tutto un indotto di corsi supplementari, scuole domenicali, ripetizioni; ma non solo, ci sono anche integratori alimentari, apparecchi per l’aiuto alla memorizzazione, veramente un universo di metodi più o meno efficaci per spremere anche l’ultima stilla di energia da usare durante questo esame.
Una volta i testi per questo esame erano uguali in tutta la Cina, ma ora ogni provincia ha la sua versione.
Ogni università ha il numero chiuso, e una certa percentuale di posti assegnati ai migliori studenti delle altre province, in base al proprio prestigio.
Un esempio: la famosa 清华大学 (Qīnghuá dàxué) “Tsinghua University” di 北京 (Běijīng) “Pechino” fa parte della “Ivy league” delle università cinesi e può permettersi di accettare solo i migliori studenti di tutta la Cina, per cui per esempio su 100 posti disponibili ne riserva 50 agli abitanti di Pechino, 10 dallo Zhejiang, 5 dallo Henan, 5 dal Jiangsu eccetera.
Lo stesso fa la altrettanto prestigiosa 上海交通大学 (Shànghǎi Jiāotōng Dàxué) “Jiaotong university” di Shanghai, e così pure tutti gli altri istituti.
I numeri variano in base all’istituto e quelli dell’esempio sono assolutamente inventati, ma il principio è quello.
Per cui se uno stidente dello Henan risulta primo in classifica, potrà mandare la richiesta di iscrizione ai migliori istituti del paese; gli istituti a loro volta selezioneranno quelli che sembrano essere gli allievi più promettenti e notificheranno loro l’accettazione della domanda.
L’università 大学 “dàxué” “University” può essere di due tipi:

  • 本科 (běnkē) o 大本 (dàběn) “undergraduate course”, 4/5 anni
  • 专科 (zhuānkē) o 大专 (dàzhuān) “college” 3/4 anni

La durata dipende dalla facoltà; normalmente sono tutti di 4 anni tranne alcuni come 医学 (yīxué) “medicina”, 建筑 (jiànzhù) “architettura” che durano 5 anni.
Poi se qualcuno riesce a dare tutti gli esami in tre anni, lo può anche fare.
Dopo la laurea, si può andare ancora avanti:

  • 硕士 (shuòshì) “Master of Arts, M.A. degree”
  • 博士 (bóshì) “Ph.D.”

    Curiosità: in cinese “Ivy league” si dice 常春藤盟校 (chángchūnténg méng xiào), dove 常春藤 (chángchūntén) è proprio l’edera