disturbatori

August 31st, 2011

Cosa rimane dopo anni di vagabondaggi in giro per la Cina e il mondo in aereo, barca, teno, macchina, motorette e biciclette?
Una serie di impressioni fugaci, lezioni di vita imparate da personaggi rocamboleschi, flash di panorami mozzafiato, e soprattutto una chiara panoramica sui vari tipi di disturbatori che si incontrano in viaggio.
(chi dice che mi lamento sempre a questo punto può smettere di leggere.)
Procediamo con una lista che riassume le tipologie più diffuse.

  1. Nuovo amico a tutti i costi: Questa specie è particolarmente diffusa in Cina, non a caso ha l’onore del primo posto nella lista. Il fatto è che alcuni cinesi quando vedono uno straniero sentono l’impulso irrefrenabile di attaccare bottone. A nulla valgono occhiatacce che incenerirebbero un rinoceronte; a nulla serve far finta di essere sordo, malato o agonizzante; niente può trattenere il tumultuoso prorompere di amicizia che sgorga dall’”amico a tutti i costi”. Presto comunque la comunicazione si assesta sui soliti binari: “Come parli bene cinese”, “Come usi bene le bacchette”, “Ti sei abituato al cibo cinese?”, e il sempreverde “Noi siamo poveri e tu sei ricco (e tutti i tipi di domande e osservazioni posssibile sul tema:Soldi)”.
  2. Bambino tisico: Un classicissimo. Il bambino tisico si riconosce dal colorito palliduccio. Siede tranquillo ed emette continuamente sempre lo stesso suono. Snif… Snif… Snif… Snif… Oppure Cough.. Cough.. Cough….. Cough… Non smette MAI.
  3. Igienista orale con stuzzicadenti (e risucchi): le buone maniere in Cina esistono, ma si tratta di regole diverse da quelle a cui siamo abituati noi. Per esempio, pulirsi i denti con lo stuzzicadenti in pubblico è la cosa più normale che esista. L’operazione viene condotta solitamente con notevole impegno e concentrazione, e con una vasta gamma di rumori.
  4. Il parlatore al telefono: questo è subdolo perché apparentemente è una persona tranquilla. Dopo che ti sei seduto e sistemato per bene, e magari anche appisolato, improvvisamente gli squilla il telefono. Allora scoppia in una esplosione di comunicatività condotta a voce tonante, con abbondanza di risate, urli e pacche sulle ginocchia. Finiti i 40-45 minuti di spettacolo, egli si ripega nel suo torpore come un giocattolo a molla, non prima di essersi guardato attorno con espressione beota chiedendosi perché tutti lo stiano fissando.
  5. L’appassionato di suonerie: Il titolo la dice tutta. Si tratta di un caso umano: il soggetto è disilluso dal fatto che nessuno lo chiami ed entra nella fase di diniego pensando di non sentire le chiamate perché la sua suoneria non è abbastanza alta o squillante. Prova quindi tutte le suonerie presenti nel telefono al massimo volume possibile, ascoltandole anche più volte, noncurante di chiunque gli stia attorno.
  6. L’allegra brigata, e la sua sottospecie I signori di mezz’età allegri: questi esemplari quando isolati si rincantucciano in qualche angolo, tengono gli occhi bassi e mostrano un’espressione tra il contrito e l’amareggiato. Quando si trovano in due, chiaccherano amabilmente. In tre o più, l’indice di allegria e estroversione aumenta esponenzialmente, in maniera inversamente proporzionale al grado di attenzione verso i non appartenenti al gruppo, che vengono considerati come tappezzeria. Sono noti casi di istrionismo, con tanto di esibizioni da circo e salti mortali nel caso di brigate abbastanza numerose.
  7. L’ubriaco: Questa tipologia si divide chiaramente in due sottospecie: l’ubriaco allegro e l’ubriaco triste. In entrambi i casi degenera nel tipo (1) oppure tenta di fare da solo una allegra brigata, generalmente con ben poco successo.
  8. Il lettore di giornale: Solitamente questo esemplare compare nei treni più affollati o negli scompartimenti più angusti. Necessita per le sue operazioni di una superficie di circa quattro metri quadrati e gira le pagine in continuazione invadendo lo spazio di tutti gli sfortunati che gli stanno attorno. Compie gesta acrobatiche per eliminare ogni singola pieghettina prima di leggere ogni parola, distribuendo a tutti in abbondanza gomitate, ditate e sventagliate di carta sulla faccia.
  9. Il bambino logorroico: La teoria più diffusa è che al bambino logorroico a casa propria venga fatta proibizione di profferire parola. Per questo motivo egli appena si trova fuori dall’ambiente familiare macina migliaia di parole al minuto, solitamente dando piena voce ai polmoni ed emettendo trilli ultrasonici capaci di trapanare senza pietà i timpani degli astanti. Altre teorie dicono che il bambino logorroico non sia altro che la fase infantile dell’”amico a tutti i costi”. Ai posteri l’ardua sentenza.
  10. Il patatomane: In Cina non vanno molto di moda le patatine ma questa specie è comunque abbondantemente presente nella veste del mangiatore di 咸菜, il mangiatore di colli d’anatra e moltre altre varietà. Per poter essere classificato nella specie l’esemplare deve soddisfare dei requisiti:
    • Il cibo prescelto deve essere altamente puzzolente, e possibilmente unto
    • Il cibo prescelto deve presentare caratteristiche di rumorosità quando consumato
    • La degustazione del cibo deve essere condotta con la massima calma possibile in modo da farlo durare più a lungo
  11. La lista continua…
    Ma per ora basta così.

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alberghi

July 26th, 2011

La classificazione del livello degli alberghi in una scala contraddistinta da stelle avviene tramite delle regole definite a livello nazionale.
Per esempio queste sono le regole in vigore in Italia, in base al “sistema a stelle”.

  • 1 stella: Ricevimento 12 ore su 24, pulizia delle camere una volta al giorno, dimensioni minime della camera doppia 14 metri quadri.
  • 2 stelle: Un punto di ristoro e l’ascensore. .
  • 3 stelle: Conoscenza di una lingua straniera da parte della reception (aperta almeno per 16 ore), 12 ore di servizio bar e tutte le camere dotate di bagno privato. .
  • 4 stelle: Due lingue straniere, bar e reception h 16/24, trasporto bagagli, camere doppie di almeno 15 metri quadrati e bagno di 4. .
  • 5 stelle: Reception h 24, portiere di notte, bar h 16/24, tre lingue straniere parlate, parcheggio h 24 e camere di 16 metri quadrati.

In Cina esistono delle regole ufficiali, ma io mi attengo al mio personale sistema di classificazione:

  • Si parte dal meno quattro stelle: C’è il letto, visibilmente utilizzato da più persone prima di te. Capelli sulle lenzuola, polvere e macchie di dubbia origine dappertutto. Bagno esterno oppure interno ma inutilizzabile. Appena entri nella stanza vieni assalito da un fetore di muffa.
  • Meno tre stelle: C’è un ventilatore, magari anche la zanzariera alle finestre. Bagno a distanza ragionevole.
  • Meno due stelle: Non si sente nessuna puzza strana quando si entra. Puoi toccare le tende alle finestre senza poi doverti lavare immediatamente le mani.
  • Meno una stella: La serratura della porta funziona regolarmente. Il bollitore dell’acqua per farsi il tè è utilizzabile, dentro non c’è ruggine né altri corpi estranei.
  • Zero stelle: Non si vedono scarafaggi né tracce recenti di passaggio di topi. Le pareti hanno un colore uniforme, niente muffa o macchie nere di umidità.
  • Una stella: Compaiono televisione e condizionatore.
  • Due stelle: La televisione funziona. Bagno in camera. Bottigliette di acqua sul comodino. Non vieni disturbato ogni mezz’ora da ragazze che ti offrono “massaggi”.
  • Tre stelle: Il condizionatore non ti tiene sveglio la notte con un rombo da cacciabombardiere. Se chiedi qualcosa al servizio in camera, te lo portano.
  • Quattro stelle: Il personale dell’albergo ha una vaga idea del motivo della propria presenza in albergo. Qualcuno da’ addirittura l’impressione di avere lavorato lì da più di un giorno.
  • Cinque stelle: Qualcuno spiccica qualche parola di inglese, tipo HE-LO, GU-DE-MO-NIN, BAI-BAI. Due o tre canali internazionali alla televisione. Bustine di Nescafè in camera.
  • Sei stelle: Lo scarico della doccia funziona regolarmente. L’inglese della reception permette di fare check-in e check-out senza dover diventare paonazzi e urlare senza contegno.
  • Sette stelle: Colazione occidentale con cappuccio e brioche. Inglese fluente.
  • Otto stelle: Se fai la doccia senza le ciabatte che ti sei portato da casa, non ti prendi una micosi.

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cassa

July 22nd, 2011

Per motivi personali, decido di effettuare una spedizione con la cassa con la quale qualche anno fa avevo spedito dall’Italia i miei effetti personali.
Si tratta di una pregevole cassa di legno fumigato di dimensioni di metri 1x1x1, un metro cubo giusto giusto.
Faccio recapitare il cubozzo nel parcheggio coperto sotto casa e chiamo una nota ditta di trasporti, spiegando per filo e per segno l’orario del ritiro (due del pomeriggio), luogo di destinazione, misure, probabile peso complessivo.
Con animo allegro incomincio quindi a preparare scatoloni vari da mettere nella cassa.
Il mattino del giorno stabilito incomincia la serie delle obbligatorie telefonate di conferma al trasportatore, che poi diventano telefonate di sollecito, per poi assumere toni iracondi quando il ritardo supera le due ore.
Tutto normale, niente di cui preoccuparsi. Succede sempre, ogni volta, sicuro come il sorgere del nuovo sole.
Alla fine suona il campanello, e si presenta un ragazzotto con un classico carrello cinese di quelli fatti in casa, composti da una intelaiatura di metallo saldata alla bell’e meglio, con dei cuscinetti a sfera a mò di ruote.
Si procede alla compilazione dei moduli, complicata dal fatto che il mio nome non è composto da tre caratteri quindi non ci sta nello spazio assegnato, e poi il ragazzo non ha mai visto in vita sua un passaporto, eccetera eccetera.
Superate le difficoltà burocratiche, si procede a sistemare su detto carrello tutte le scatole che avevo preparato e sulle quali avevo ingenuamente apposto scritte tipo “fragile”, “mettere in basso”, “mettere in alto”, “non capovolgere” eccetera.
Accenno a qualche flebile protesta. “Scusa, invece di fare una piramide alta due metri sul carrello, non si potrebbero fare due viaggi?”
“Non c’è problema, ce la facciamo benissimo.”
“Il fatto è che le scatole sotto risultano un po’ schiacciate.”
“Tanto è solo per due minuti, il tempo di scendere in ascensore.”
“Ma ci passiamo poi dal’ascensore? Non è troppo alto?”
“Non c’è problema.”
Una volta terminata la piramide, in effetti la salita sull’ascensore non presenta troppi problemi.
Purtroppo per arrivare al parcheggio sotterraneo dopo l’ascensore c’è una porta leggermente più bassa, dove si verifica la rovinosa caduta di alcune delle scatole più fragili che avevo avuto cura di lasciare in cima al mucchio.
Prendo qualcosa al volo come nei cartoni di Tom e Jerry, e superiamo la porta.
Mi volto verso la cassa per togliere il coperchio, e sento un agghiacciante rumore di scatole cadute.
Purtroppo la griglia sopra al canale di scolo subito dopo la porta si è rivelata un ostacolo fatale per le piccole ruote del carrello.
Procediamo quindi alla raccolta degli oggetti usciti da alcune delle scatole.
Chiedo poi: “Dov’è il camion?”
“Non ci hanno lasciato entrare, dicono che è troppo alto e qui non passa.”
“Ma se mettiamo tutte le scatole nella cassa, poi sarà troppo pesante per metterla sul camion. Come pensi di fare?”
“Mettiamo le scatole vuote per terra; mettiamo la cassa vuota sul carrello; mettiamo le scatole nella cassa; portiamo fuori la cassa piena con il carrello; svuotiamo la cassa vicino al camion; mettiamo la cassa vuota sul camion e quindi la riempiamo di nuovo con le scatole.”
Abbacinato da questo improvvisa rivelazione mistica, rimugino un po’ e convengo che in effetti non c’è altra maniera.
Ci accingiamo quindi ad eseguire il piano tattico.
Purtroppo la rampa per uscire è molto lontana, c’è di mezzo il parcheggio sotterraneo che è stato costruito prendendo come modello il labirinto del minotauro. La rampa di entrata invece è lì vicina, quindi chiedo alla guardia di fermare momentaneamente le macchine all’ingresso per permetterci di uscire da lì.
Risultato: mentre compiamo sforzi erculei per far superare alla cassa piena i cordoli antivelocità su per la rampa, veniamo quasi investiti da un’automobile.
Non penso nemmeno a rimproverare la guardia e ci dirigiamo verso il camion.
Appena arriviamo vicino al camion inizia a piovere, una di quelle piogge torrenziali a goccioni grossi come pugni che capitano solo nel Guangdong e nei film di Fantozzi.
Il ragazzo sentenzia: “Dico all’autista di muovere il camion sotto l’albero, lì non piove.”
La manovra viene eseguita immediatamente, con qualche difficoltà perché i rami più bassi si impigliano sulla sommità del cassone e ci strisciano lamentosamente.
Fortunatamente avevo chiuso perbene la cassa con il suo coperchio, altrimenti mi sarei trovato con un metro cubo di acqua e poco altro.
Una volta aperte le ante del camion, mi aspettava un’amara sorpresa: il camion era già pieno di altre scatole.
Rivolgo al ragazzo un’occhiata da cerbiatto ferito, e lui mi dice: “Non c’è problema, adesso faccio spazio.”
Il relativo riparo delle foglie d’albero non mi evita di prendere una bella razione di acqua piovana, mentre guardo affascinato questo tizio che sposta scatole come nel gioco dei 15 per creare uno spazio di un metro cubo nel vano di carico del camion.
Nonostante avessi pensato che fosse impossibile, la pioggia aumenta di intensità.
Ritengo impossibile svolgere il resto delle operazioni previste dal “master plan” e propongo di spostare la cassa sotto ad un porticato che offre un relativo riparo.
Il porticato presenta un gradino insormontabile dal carrello con sopra la cassa e quindi la essa viene lasciata a macerare sotto l’acqua torrenziale mentre io ed il ragazzo ci guardiamo attorno, e l’autista resta invisibile nel suo abitacolo.
Mi metto a cercare una maniera per permettere al camion di venire in retromarcia fino a sotto al porticato, ma è impossibile: l’intera zona è stata circondata da paletti cementati messi lì apparentemente al preciso scopo di evitare una manovra del genere.
Non resta che aspettare che il temporale finisca.
Dopo qualche decina di minuti non piove più. Il ragazzo nel frattempo era sparito; spingo carrello e cassa vicino al camion.
Tolgo il coperchio e vedo che l’acqua è entrata ugualmente, ma il danno non sembra troppo grave.
Compare l’autista, un signore di mezz’età, assieme al ragazzo; allora ribalto il coperchio per terra e sposto un po’ di scatoloni sopra a detto coperchio, mentre il ragazzo finisce l’opera di creazione di spazio all’interno del cassone e l’autista osserva meditabondo.
Quando la cassa è mezza vuota, i due propongono di sollevarla.
Purtroppo appena iniziato il movimento, l’autista accusa forti dolori di schiena. Devo prestare all’opera le mie forti braccia.
Bene o male mettiamo la cassa sul camion.
Il ragazzo si accinge a rimettere dentro le scatole ma dopo un mio perentorio urlaccio si fa da parte e si limita a passarmele mentre io cerco di trovare una sistemazione ottimale.
Qualcosa da questi cinque anni di Cina l’ho anche imparato, per cui mi ero portato martello e chiodi per chiudere il coperchio della cassa.
Alla fine, bagnato come un pulcino, sporco e sudato come un camallo, il ragazzo mi presenta da firmare l’ultimo foglio: “Plichi spediti: uno”

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carrelli

May 16th, 2011

Avviso per tutti coloro che passano per l’aeroporto di Malpensa (MXP).
Probabilmente lo saprete già, fino a qualche tempo fa i carrelli erano organizzati come quelli del supermercato: per prenderne uno ci voleva una moneta, poi quando lo si rimetteva a posto, si recuperava la moneta.
Questo nonostante il fatto che in tutti gli aeroporti del mondo i carrelli sono liberamente utilizzabili senza restrizione alcuna, dalle nazioni più povere ai paesi più ricchi.
Ma si sa, a noi italiani piace farci ridere dietro.
Probabilmente le finanze dell’aeroporto sono così disastrate da avere richiesto una misura ancora più discutibile.
La brutta notizia è questa: hanno installato delle macchinette che si mangiano l’euro e poi non lo ridanno più indietro.

macchinetta mangiasoldi
Macchina mangiasoldi

Posso capire che la SEA non navighi in buone acque; tagli, aumenti, posso capire tutto. Ma insomma… Questo mi sembra proprio troppo.
O viaggiatore che arrivi arriva da chissà dove, prendi nota.
Quando arrivi in Italia devi già disporre di una moneta nella valuta locale.
Ti è mai capitato di arrivare a Doha, magari stravolto da ore di volo e fuso orario, e prima ancora di avere recuperato i tuoi bagagli doverti procurare una moneta da un Riyal? E poi dover seguire delle istruzioni scritte in arabo su di un foglio di carta appiccicato con il nastro adesivo?
O di andare a Narita e doverti procurare una moneta da 100 yen (istruzioni in giapponese)?
No, vero? Ebbene, benvenuto in Italia!
Devi procurarti l’euro e interpretare delle istruzioni in italiano.
Come se non bastasse, Il funzionamento delle diaboliche macchinette non è affatto intuitivo.
Questo provoca ammassamenti di persone che si guardano attorno con aria sperduta, troppo gentili per esprimere ad alta voce i loro sentimenti.
Viaggiatore, la vera beffa è all’uscita, dove troverai un’altra macchinetta simile alla precedente con un cartello che proclama nella lingua di Dante: “Non è previsto alcun rimborso per l’utilizzo del carrello”.
SÌ, o viaggiatore, a questo punto potrai dare sfogo al torrente di rabbia che proromperà dalla tua bocca, ma ti prego di non coinvolgere la tua fede e le tue divinità; piuttosto fai come tutti e lascia il carrello in mezzo alla strada, così la SEA dovrà pagare qualcuno per rimetterli a posto.
Ancora una volta non ci siamo fatti scappare l’occasione per riconfermarci come gli zimbelli del mondo intero.

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Chengdu

May 5th, 2011

Foto della gita a 成都 “Chéngdū” (Chengdu)

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Sicurezza

April 27th, 2011

Safety first


Safety First

安全第一

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4: riposo

April 14th, 2011

Via un bel post sugli stratagemmi, và, che è da un po’ che non ne faccio.
Quello di oggi è particolarmente significativo.

以逸待劳 (yǐ yì dài láo)

Letteralmente, “Sfruttare il riposo attendendo il lavoro”.

stratagem 20
Stratagemma 4: 以逸待劳


Il dizionario dice : “to wait at one’s ease for the exhausted enemy; to nurture one’s strength and bide one’s time”.
Altre interpretazioni suggeriscono una chiave di lettura leggermente diversa e cioè aspettare sì ma per scegliere il momento e il luogo giusto per la battaglia.
Altre fonti suggeriscono di rispondere all’attacco con una difesa ad oltranza, aspettando che il nemico “si stanchi di picchiare”, per poi lanciare l’attacco quando esso è esausto.
La fretta è sempre nemica degli affari; questo vale in tutte le nazioni del mondo ma è particolarmente vero in Cina.
So già cosa diranno i miei (4) lettori: “Ma insomma come se la tira questo qui, in Cina è tutto diverso, in Cina è tutto difficile.”
Mi è possibile fornire solo una risposta: “E viècce te allora!”
Chi non vive qui non sa cosa vuol dire quando hai fretta e i cinesi se ne accorgono, e iniziano a tirare per le lunghe, e non rispondono, e prendono tempo, e si passano la palla uno con l’altro, fino a quando la scadenza arriva e pur di portare a casa qualcosa sei costretto a ingoiare rospi di tutti i colori.
Qui lo dico e qui lo ribadisco e lo confermo, i cinesi sono dei veri maestri in questi giochini.
La storiella di sedersi sotto l’albero a guardare il fiume e aspettare che il cadavere del nemico ti passi davanti, loro ce l’hanno nel sangue, anzi nel genoma.
Solo che stavolta il cadavere è il tuo, quindi, caro lettore, prendi carta e penna e fai la seguente annotazione, anzi meglio, fatti un bel tatuaggio: “non mostrare mai di avere fretta”.
E comunque, prevedere sempre tempi lunghi nelle trattative.
Altra manifestazione dello stratagemma è quando per un motivo o per l’altro il partner cinese decide che non vuole fare affari con te.
Vuoi perché è un’azienda modello statale che ha già il suo parco di clienti consolidato, vuoi perché le tue richieste di qualità sono esose, vuoi perché tiri troppo sul prezzo.
Troppo gentili per dirti di no, incominciano a non rispondere, non si fanno trovare, ti dicono che ti manderanno i prezzi tra una settimana, e poi diventano due, poi a fine mese, poi dopo Capodanno, finchè alla fine ti stufi e la smetti.
Uno a zero per i cinesi.

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Sweeping

April 7th, 2011

Lo scorso weekend c’è stata la festa di 清明节 (Qīngmíngjié) “Tomb sweeping day”, e ci siamo sparati ben tre giorni consecutivi di vacanza.
La festa era di martedì, per cui abbiamo spostato il riposo del sabato sul lunedì per fare il ponte; quindi abbiamo lavorato di sabato e siamo rimasti a casa domenica, lunedì e martedì.
Questa per i cinesi è la festa dedicata al culto degli antenati, e tradizionalmente la famiglia si riunisce per andare a pulire la tomba di famiglia.
Una volta le tombe si costruivano nel primo posto che avesse un buon fengshui, ma oggi non è pi­ù così, il governo non vede di buon occhio il proliferare di tombe dappertutto e ha introdotto delle zone preposte alla bisogna.
Generalmente si tratta di intere colline, con sentieri per raggiungere le varie zone.
Siccome alla 清明节 tutti vanno a fare visita alle tombe, in questi luoghi ci sono degli assembramenti che ricordano un po’ le partite dei derby, con tanto di forze di polizia che fanno presenza in caso di tafferugli.
Le usanze variano da zona a zona, ma ci sono dei minimi comuni denominatori che vengono condivisi da tutti.
Si scoppiano petardi, si fanno delle offerte in cibo, se il nonno era un fumatore si lasciano delle sigarette, se era un bevitore si versa della grappa (白酒 báijiǔ).
Le offerte in cibo sono costituite da pollame, panini al vapore e cose del genere, che vengono lasciate simbolicamente per un po’ sulla tomba ma poi alla fine vengono riportate a casa.
(In passato si sono verificati casi di gente con pochi scrupoli che faceva il giro delle tombe per fare incetta del cibo lasciato come offerta, che poi veniva rivenduto ai ristoranti.)
Dopo la visita si torna a casa e si fa una bella mangiata, poi si gioca a 麻将 (májiàng) “Mahjongg”, si chiacchiera, insomma si sta un po’ assieme in famiglia.

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Ortaggi 3

April 1st, 2011

Continua la carrellata sugli ortaggi cinesi.
Oggi iniziamo con il 芥蓝 (gàilán) “cabbage mustard”; ha il fusto morbido e carnoso un po’ come gli asparagi, ma ha anche delle grandi foglie, pure commestibili.

cabbage mustard sezione cabbage mustard mazzetto cabbage mustard nel piatto
sezione
mazzetto
piatto


Il secondo della lista è lo 芋头 (yùtou) “taro”, da non confondersi con il nome proprio di persona giapponese 太郎 (たろお) “Taro” e i suoi derivati 十太郎 (じゅたろ) “Jutaro”, 千太郎 (えんたろ) “Sentaro”, 升太郎 (ますたろ) “Masutaro” eccetera.
Il taro (Colocasia esculenta) è un tubero con una polpa beige chiaro, con qualche macchia più scura. Una volta cotto ha una consistenza simile alla patata ma essendo più ricco di amido, risulta meno friabile.
In inglese viene chiamato anche “Yam“; secondo me è particolarmente indicato come contorno nei piatti a base di carne.

taro taro in pentola piatto di taro
Taro
Taro in pentola
Taro cotto


Per oggi concludo con il 韭菜 (jiǔcài) “Chinese leeks” o “Garlic chives”.
È un parente dell’aglio ma a differenza del cugino se ne consumano solo le foglie.
Queste ultime ricordano molto l’erba dei prati, ma più lunghe e consistenti.
Generalmente si trova assieme alla carne di maiale tritata in uno dei piatti pìu graditi ai palati occidentali: i ravioli di maiale e Jiucai (韭菜猪肉饺子 jiǔcài zhūròu jiǎozi), yum yum!
Si usa anche infilare dei mazzetti su uno stecco e farli alla griglia.

Jiucai al naturale Mazzetto di jiucai Jiucai con gamberetti
al naturale
mazzetto
con gamberetti
Jiucai alla griglia
e via di griglia!

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apriguazi

March 28th, 2011

Abbiamo parlato in precedenza di 瓜子 “guāzi”, i semi di zucca che i cinesi sgranocchiano nei momenti di relax.
Questi semi si aprono schiacciandoli tra i denti davanti, e uno dei problemi derivanti dall’eccessivo consumo è che con il passare degli anni sui denti usati si forma una tacca.
Si vede che i produttori di 瓜子 si preoccupano della salute del consumatore: di recente in un pacchetto ho trovato il marchingegno illustrato in figura.

apriguazi 1
Seme in posizione


Si posiziona il seme nel meccanismo e si tiene fermo con un dito.

apriguazi 1
schiacciare


Si applica una leggera pressione…

apriguazi 1
seme aperto


Et voilà! Il seme è magicamente aperto senza pericolo di inestetismi sui denti!
Visto il miscuglio di lingue che si parla in casa mia, l’aggeggio è stato subito battezzato “apriguazi”.

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