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Parlando di Cina prima o poi bisogna per forza discutere di 茶 (chá) “tè”.
Il tè per i cinesi è una delle necessità fondamentali della vita, assieme al riso e al karaoke.
L’argomento è più che vasto, è vastissimo; è un mare magnum, un vaso di pandora di cultura e tradizione che una volta scoperchiato non finisce mai di stupire.
Il tutto nasce da una singola pianta, la “Camellia sinensis”; della famiglia delle Theaceae, in cinese 茶花 (chá huā), è un arbusto sempreverde che in autunno fa dei bei fiorellini bianchi.
La specie è una sola; ciò che differenzia una qualità di tè da un’altra sono le varietà della pianta, le modalità di lavorazione delle foglie, le caratteristiche della località di coltivazione e cioè clima, acqua, composizione e orientamento del terreno eccetera.
Questi fattori danno origine a un’infinità di tipi diversi.
In Cina si distinguono tre tipi di tè in base al tipo di fermentazione a cui viene sottoposto.

  • 绿茶 (lǜ chá) “Tè verde”, “Green tea”: dopo la raccolta le foglie vengono esposte al sole per qualche ora, poi scaldate al vapore, quindi asciugate in una varietà di modi. Non è previsto alcun tipo di fermentazione. Ricco di antiossidanti.
  • 黑茶 (hēi chá) Tè nero: dopo la raccolta le foglie vengono essiccate, poi arrotolate, essiccate di nuovo e quindi macerate. Avviene auindi la fermentazione (più precisamente: ossidazione enzimatica), poi una ulteriore essiccazione.
  • 白茶 (bái chá) Tè bianco: vengono usati i germogli anzichè le foglie, che vengono sottoposti ad essicazione naturale senza usare altre fonti di calore.

Detto questo, per ogni categoria ci sono delle varietà a seconda che la fermentazione sia fatta prima o dopo, per esempio:

  • 普洱茶 (pǔ’ěrchá) “Pu-erh Tea“; postfermentato (stagionato), venduto in pani circolari che bisogna spezzare e sbriciolare, si dice che aiuti a perdere peso e che faccia bene allo stomaco.
  • 乌龙茶 (wūlóngchá) “Oolong” o “Wulong“; semifermentato, dal dolce vagamente dolciastro.
  • 红茶 (hóng chá) “Tè nero“; fermentato, dal sapore forte, aiuta la circolazione.
  • 花茶 (huā chá) “Tè ai fiori“; praticamente una camomilla, senza teina o caffeina.

E questa è solo la prima pagina di una biblioteca dalle dimensioni spropositate che potrebbe essere scritta sull’argomento dei tè cinesi.
Non parliamo poi delle infinite specialità giapponesi, cito solo 抹茶 Matcha (rubbed tea), Gyokuro (玉露), Sencha (煎茶), Bancha (番茶), Houjicha (ほうじ茶), Genmaicha (玄米茶), poi ci sono le altrettanto innumerevoli specialità indiane, a via a seguire tutte le altre nazioni dell’Asia, non si finisce più.
Curiosità: il termine italiano “” pare sia derivato dall’inglese “tea“, a sua volta proveniente dalla pronuncia del carattere 茶 nel dialetto del 福建 (fú jiàn) “Fujian”.
Questo perché in tempi remoti i primi occidentali a venire a contatto con la portentosa bevanda furono degli inglesi capitati appunto nel Fujian.
In quasi tutte le altre lingue del mondo si dice Cha o Chai.