Monthly Archives: January 2013

pesce

Oggi a pranzo con i colleghi cinesi siamo andati nel solito ristorantino di sempre, un posto molto alla buona dove ci hanno sempre trattato bene.
Stavolta però hanno portato un piatto di pomodori saltati con l’uovo (番茄炒蛋 fānqié chǎodàn) contraddistinto da un inequivocabile e penetrante sentore di pesce.
È seguito un vivace battibecco con la padrona, comprendente opinioni sulla quantità di utilizzi dell’olio usato per cucinare, la qualità della cucina e le effettive abilità del cuoco.
La padrona, pur continuando a sostenere che l’odore era quello naturale dell’uovo fresco, alla fine ha acconsentito a scontare il prezzo del piatto.
È stato quindi deciso all’unanimità di effettuare un’altra ordinazione, stavolta di un piatto di funghi saltati.
Anche i funghi sapevano di pesce.
A questo punto ci siamo rassegnati ad ignorare entrambi i piatti e continuare con gli altri che invece avevano un profumo normale.
La mia proposta di ordinare un terzo piatto di pesce non ha invece avuto seguito.

scuole

In questi anni di stanza nell’Impero ho dovuto effettuare parecchie ricerche di personale e ho dovuto intrattenere dozzine di candidati con colloqui di lavoro più o meno seri.
Fare colloqui è un’esperienza massacrante, ma che ha dei vantaggi, primo fra tutti garantisce una buona prospettiva su certe fasce di persone.
Mi ha sempre interessato la la varietà di titoli di studio e percorsi scolastici che mi venivano sottoposti, per cui ecco qui un riassunto.
La carriera scolastica di un bambino cinese inizia all’età di circa tre anni, o anche un po’ di meno, con lo 幼儿园 (yòu’éryuán) “asilo”.
La scuola elementare inizia a 7 anni di età.
Chi è nato dopo Settembre, deve aspettare l’anno successivo; altrimenti se il bambino si dimostra precoce, può anche incominciare la scuola prima di avere compiuto i 7 anni.
Abbiamo quindi la 小学 (xiǎoxué) “Primary school”, che corrisponde alle nostre scuole elementari, per 6 anni.
Poi c’è la 初中 (chūzhōng) “Junior middle school”, le scuole medie, per 3 anni.
E con questo finisce l’educazione obbligatoria.
Per passare agli studi superiori bisogna passare il 中考 (zhōngkǎo) “mid-term exam”, che non è tremendo come quello per entrare all’università, ma comunque un po’ di paura la fa lo stesso.
Comunque una volta superato il 中考 (zhōngkǎo) si accede al 高中 (gāozhōng) “Senior high school”, che può essere di 2 tipi:

  • 文科 (wénkē) “liberal arts”, un po’ come il nostro liceo classico o artistico
  • 理科 (lǐkē) che sarebbe il corrispondente del nostro liceo scientifico

In alternativa al 高中 (gāozhōng) ci sono le 中职 (zhōngzhí) o 职中, abbreviazione di 中等职业教育 “scuole professionali”, in due categorie:

  • 中专 (zhōngzhuān) “Technical secondary school, polytechnic school”, 3/4 anni
  • 技校 (jìxiào) “Technical school”, 2 anni

Esistono varie specializzazioni per esempio

  • 旅游餐饮服务 (lǚyóu cān-yǐn fúwù) che potrebbe essere la nostra scuola alberghiera
  • 机械加工 (jīxiè jiāgōng) “Perito tecnico”
  • 电子加工 (diànzǐ jiāgōng) “Perito elettronico”
  • 计算机 (jìsuànjī) “Perito informatico”
  • 幼儿教育 (yòu’ér jiàoyù) “Educatore infantile”
  • eccetera.

Chi ha frequentato il 高中 può accedere all’università, ma prima bisogna passare il famigerato 高考 (gāokǎo) “college entrance examination”.
Il punteggio ottenuto determina il livello dell’istituto che si andrà a frequentare, e di conseguenza anche la bontà del lavoro che si andrà ad ottenere, ed in generale tutto il tenore della vita futura.
Il fatto è che i risultati dipendono anche dalla bontà dell’educazione precedente, e cioè delle scuole medie, e queste a loro volta dipendono dalle scuole elementari e così via.
Praticamente i rampolli delle famiglie bene competono già dai tre anni di età per l’ammissione in un buon asilo, il che garantirà l’accesso ad una buona scuola elementare e via così.
Questa situazione è diffusa in tutta l’Asia e particolarmente in Cina, Corea e Giappone.
Personalmente una delle cose che mi rendono felice di essere nato in Italia è proprio il non aver dovuto affrontare questo famigerato “esame del diavolo”.
Va detto che tutto questo era particolarmente vero in passato, specialmente per le generazioni nate negli anni 60-70.
Oggi è un po’ meno vero; infatti si dice che con tutte le occasioni che ci sono adesso, anche chi non ha una buona istruzione può comunque rivelarsi un genio del commercio o dell’industria e diventare ricco. (sempre soldi Soldi SOLDI!!! Un’ossessione!)
Resta comunque il fatto che gli studenti odierni sono assai agitati al solo pensiero di dover affrontare l’esame, per non parlare dei genitori che farebbero QUALSIASI cosa per assicurare al pargolo una possibilità in più.
Esiste infatti tutto un indotto di corsi supplementari, scuole domenicali, ripetizioni; ma non solo, ci sono anche integratori alimentari, apparecchi per l’aiuto alla memorizzazione, veramente un universo di metodi più o meno efficaci per spremere anche l’ultima stilla di energia da usare durante questo esame.
Una volta i testi per questo esame erano uguali in tutta la Cina, ma ora ogni provincia ha la sua versione.
Ogni università ha il numero chiuso, e una certa percentuale di posti assegnati ai migliori studenti delle altre province, in base al proprio prestigio.
Un esempio: la famosa 清华大学 (Qīnghuá dàxué) “Tsinghua University” di 北京 (Běijīng) “Pechino” fa parte della “Ivy league” delle università cinesi e può permettersi di accettare solo i migliori studenti di tutta la Cina, per cui per esempio su 100 posti disponibili ne riserva 50 agli abitanti di Pechino, 10 dallo Zhejiang, 5 dallo Henan, 5 dal Jiangsu eccetera.
Lo stesso fa la altrettanto prestigiosa 上海交通大学 (Shànghǎi Jiāotōng Dàxué) “Jiaotong university” di Shanghai, e così pure tutti gli altri istituti.
I numeri variano in base all’istituto e quelli dell’esempio sono assolutamente inventati, ma il principio è quello.
Per cui se uno stidente dello Henan risulta primo in classifica, potrà mandare la richiesta di iscrizione ai migliori istituti del paese; gli istituti a loro volta selezioneranno quelli che sembrano essere gli allievi più promettenti e notificheranno loro l’accettazione della domanda.
L’università 大学 “dàxué” “University” può essere di due tipi:

  • 本科 (běnkē) o 大本 (dàběn) “undergraduate course”, 4/5 anni
  • 专科 (zhuānkē) o 大专 (dàzhuān) “college” 3/4 anni

La durata dipende dalla facoltà; normalmente sono tutti di 4 anni tranne alcuni come 医学 (yīxué) “medicina”, 建筑 (jiànzhù) “architettura” che durano 5 anni.
Poi se qualcuno riesce a dare tutti gli esami in tre anni, lo può anche fare.
Dopo la laurea, si può andare ancora avanti:

  • 硕士 (shuòshì) “Master of Arts, M.A. degree”
  • 博士 (bóshì) “Ph.D.”

    Curiosità: in cinese “Ivy league” si dice 常春藤盟校 (chángchūnténg méng xiào), dove 常春藤 (chángchūntén) è proprio l’edera

poesia:inverno

Titolo: 冬日平泉路晚归
Di 白居易 Bái Jūyì, 772-846 D.C.
Dinastia 唐 (Táng) “Tang”, 618-907 D.C.
Testo:

山路难行日易斜,
烟村霜树欲栖鸦。
夜归不到应闲事,
热饮三杯即是家。

Pronuncia:

Shānlù nán xíng rì yì xié,
yān cūn shuāng shù yù qī yā.
Yè guī bù dào yīng xiánshì,
rèyǐn sān bēi jí shì jiā.

Tornando tardi a Pingquan in un giorno d’inverno

È arduo il sentiero montano, basso il sole all’orizzonte,
in un villaggio sperduto nella foschia un corvo è appollaiato su un albero gelato.
Impossibile tornare prima di notte, ma non importa;
tre bicchieri caldi, e mi sembrerà di essere a casa.

craaa

L’autore fin da bambino dovette adattarsi ad una vita di spostamenti continui, cioè fin da quando venne mandato a vivere da dei parenti per scappare ad una guerra.
Pare che abbia incominciato a scrivere poesie all’età di soli cinque anni, il che secondo me già gli dovrebbe far meritare un posto nella storia.
Durante la sua carriera fu governatore di ben tre province, fatto che attesta il suo successo come uomo di governo.
Per un po’ però fu anche mandato in esilio per avere scritto dei testi troppo arguti su degli affari di stato.
Va anche detto che di quei tempi l’esilio di poeti in luoghi remoti e lontani dalla corte imperiale era una cosa piuttosto comune.
Egli durante la sua vita ebbe tempo di veder passare otto imperatori, immagino che debba essere stato difficile andare d’accordo con tutti…
Comunque, Bai Juyi fu uno dei poeti più prolifici della dinastia Tang.
Scrisse in uno stile semplice e diretto, il che gli ha assicurato non solo il successo nella sua epoca, ma anche una popolarità che in Cina e Giappone dura ancora oggi.
Il testo parla di un viaggio effettuato in un inverno di 1200 anni fa, quando i centri abitati erano sparsi sul territorio e isolati uno dall’altro.
Il poeta ci parla di una natura incontaminata pervasa da una pace semplice e disadorna.
Due aggettivi che ben si prestano a descrivere anche lo stile di scrittura, che nella sua semplicità comunica sensazioni profonde in maniera potente proprio perché non appesantito da troppi orpelli.
Questa poesia può anche essere interpretata come un’espressione della filosofia di vita di quest’uomo che nella sua vita dovette cercare per così tanto tempo un posto dove mettere radici, senza mai trovarlo.
Il viaggiatore è intento in un difficile viaggio, senza punti di riferimento, circondato da un mondo distante e da pericoli incombenti simboleggiati dal corvo.
Comunque gli basta poco per sentirsi a casa, visto che probabilmente la sua abitazione vera e propria è distante o solo un alloggio temporaneo.
È una metafora sul cammino della vita condotta in perenne ricerca di un paradiso che però non arriva mai.
Ma basta prendersela con filosofia, e provare a godere dei piccoli piaceri che questa vita ci offre.

Riferimenti:
白居易 su baidu

riscaldamento

Finite le feste, finita la vacanza in Italia, ricomincia la vita cinese.
Al ritorno nel Celeste Impero siamo stati accolti da una nevicata, che non ha fatto altro che acuire il già pungente senso di freddo che pervade tutta la casa.
Se ne era già parlato in precedenza, ma ricordo ai miei lettori che in gran parte della Cina la parola “riscaldamento” è sconosciuta, o perlomeno vagamente associata a qualcosa visto nei film stranieri.
Il Paese di Mezzo si divide in due parti:

  1. Nord, dove le case vengono costruite con il riscaldamento, a volte anche centralizzato.
  2. Sud, senza riscaldamento.

Il confine viene tradizionalmente segnato dal grande fiume 长江 (Cháng jiāng) “Yangtze”, infatti a volte le due zone vengono indicate come 江北 (Jiāngběi) “nord del fiume” e 江南 (Jiāngnán) “sud del fiume”.
Si favoleggia anche di una vera e propria legge promulgata nei tempi andati che proibisce la dotazione di impianti di riscaldamento alle costruzioni poste a sud del fiume.
Come si può desumere dalla seguente pretty pic, in base a questa arbitraria decisione un abitante del posto “A” potrà pavoneggiarsi del suo impianto di riscaldamento alle spalle di un meno fortunato abitante del posto “B”, il quale pur abitando parecchio più a nord, non ne ha diritto.

Jiang Nan

Viene spontaneo pensare al Sud della Cina come una terra benedetta da un sole perenne, ma non è così (se no mica ci facevo un post).
Curiosamente, forse a causa di sconvolgimenti climatici conseguenti al riscaldamento globale, in parecchi posti del Sud della Cina d’inverno fa un freddo becco.
Ho vissuto per 5 anni nel bel mezzo del Guangdong e posso affermare senza tema di smentite che la temperatura in inverno non scende mai sotto i 5 gradi Celsius.
Questa di per sé è indubbiamente un’ottima notizia, ma se fuori fa 5 gradi, e in casa fa 5 gradi, vai in ufficio e ci sono 5 gradi, vai al ristorante e sono sempre 5 gradi, alla fine della giornata hai il freddo che ti è entrato nel midollo.
A casa propria uno è però libero di installare quello che vuole, quindi spopolano le stufette elettriche di tutti i tipi; personalmente in casa avevo il condizionatore a pompa di calore che d’inverno si regolava in modo che sparasse aria calda.
Certo siamo ordini di grandezza lontani da una stufa di maiolica, ma almeno si poteva stare in casa senza tre maglioni, cappotto, sciarpa e cappello.
Infatti il problema dello stare in casa o in ufficio davanti al computer è che generalmente si sta fermi, e allora l’unica opzione è coprirsi.
Quando proprio non ce la facevo più, allora andavo al centro benessere e stavo dentro al bagno turco fino a diventare un raviolo al vapore.
Il problema del condizionatore è che non si può mica installare in tutte le stanze, e in particolare non si può mettere in bagno.
Le stufette elettriche in bagno sono pericolose, per gli schizzi d’acqua eccetera.
Per risolvere questo spinoso problema, l’ammirevole ingegno dei cinesi ha concepito lo 浴霸 (yùbà); letteralmente 浴 significa “bagno” e 霸 significa “tiranno”*.
Lo 浴霸 è composto da delle accecanti lampade montate sopra alla doccia che come conseguenza indiretta dell’esagerata luminescenza che producono, emanano anche raggi infrarossi e quindi calore.
Yu Ba Yu Ba

Mi immagino quello che le ha inventate: “Hei Ping, guarda qua, ho inventato una lampada che consuma un botto di elettricità, fa una luce che basta per un tendone da circo e scotta anche. Cosa ne facciamo?”
“Uhm… fammici pensare un attimo… La mettiamo sopra alle docce come riscaldamento!”
“Ma cosa c’entra tutta questa luce?”
“Così ci vedono bene quando si lavano, no?”
Risultato, quasi dappertutto in Cina è possibile avvalersi di queste lampade per arrostirsi la cervice sotto la doccia, mentre i piedi ahimè saranno abbandonati al loro tristo destino.
In compenso grazie alla luce degna di un vero astro del firmamento, è possibile leggere giornali scritti a caratteri piccolissimi, dipingere panorami su gusci di noce e varie altre attività di questo tipo.
Personalmente sospetto che l’incenerimento dei capelli conseguente all’utilizzo del prodotto sia permanente, per cui cerco di farne a meno per quanto possibile.

*nota: Tirannosaurus Rex in cinese si dice 霸王龙 bàwánglóng, appunto “dinosauro tiranno”