Monthly Archives: October 2010

27: madness

Proseguendo nella mia umile trattazione dei 36 stratagemmi, vorrei sottolineare che la cosa più difficile non è impararli.
Certo ce ne vuole di tempo per farli entrare tutti in testa, ma anche per chi si sia applicato coscienziosamente e li abbia imparati tutti a memoria, e li sappia ripetere cantando e all’indietro, rimane sempre il problema culturale.
Cioè, noi che non siamo nati cinesi e certi concetti non li abbiamo succhiati assieme al latte della mamma, pensiamo e ragioniamo e tiriamo conclusioni con il nostro testone occidentale, e magari agli stratagemmi ci pensiamo dopo, a bocce ferme, e quindi purtroppo troppo tardi.
I nostri fratelli cinesi invece hanno il cervello cablato in un’altra maniera.
Magari se glielo chiedi non sanno nemmeno cosa sono questi stratagemmi, però questo non conta, perché la cosa importante è che tutta la cultura di questa affascinante nazione è permeata dai principi in essi contenuti, così come dalla filosofia confuciana, dalla retorica comunista, dalla saggezza contadina e altre diecimila cose che a noi sono estranee.
Ma non facciamoci prendere dallo sconforto!
Anzi andiamo avanti a testa alta, e andiamo a presentare lo stratagemma numero 27!

stratagem 27
Stratagemma 27: 假痴不癫


假痴不癫 (jiǎchībùdiān) “Fingere la pazzia”

Dal vocabolario: “To feign madness”.
Ma vediamo più in dettaglio:

  • 假 (jiǎ) = falso, fingere
  • 痴 (chī) = matto, pazzo
  • 不 (bù) = non
  • 癫 (diān) = matto, pazzo

Quindi direi: fingi la pazzia ma conserva il tuo giudizio.
Prima di scrivere questo posto ho pensato che sarebbe stato molto facile trovare casi di utilizzo; ho pensato all’Amleto, all’Enrico IV, ai vari bluff che si fanno in finanza e in affari, eccetera.
Poi un mattino pensavo proprio a questo mentre venivo in ufficio in macchina, e mi sono accorto che non c’è bisogno di scomodare Shakespeare, in quanto sono quotidianamente circondato da esempi di questo stratagemma.
Sto parlando delle strade cinesi.
Infatti ad un visitatore occasionale che dia anche solo un’occhiata ad una qualsiasi strada cinese sorgono subito delle domande.
Come è possibile che sembrino tutti decerebrati, che nessuno abbia la benché minima idea di cosa siano le regole della strada?
Come è possibile che tutti parcheggino come delle scimmie spastiche, come è possibile che i conducenti delle infinite motorette non abbiano alcun rispetto per la loro stessa vita?
In realtà, questa è una brillante applicazione collettiva dello stratagemma 27.
È la soluzione ad un conflitto, quello tra le regole ufficiali della strada e le abitudini pratiche.
Per esempio è cosa risaputa che il veicolo più grosso passa per primo, e così pure un taxi che svolge un servizio pubblico ha più diritto a passare rispetto ad una macchina privata.
Certi trovano persino somiglianze tra la filosofia confuciana e le regole non ufficiali del traffico.
Comunque il conflitto esiste anche tra quelli che la patente ce l’hanno perchè hanno studiato alla scuola guida, e quelli che invece la patente l’hanno comperata.
Questi ultimi il codice della strada magari l’hanno visto solo alla televisione in qualche sit-com, ridendo per la dabbenaggine del protagonista che si ostinava a volerlo studiare.
Un altro conflittone bello grosso è rappresentato da quelli delle motorette elettriche e biciclette, ai quali non è richiesto il possesso di patente, e questo significa che non è richiesta la conoscenza nemmeno delle più elementari regole, come per esempio il rispetto dei sensi unici, dei semafori rossi, guardare se arriva qualcuno prima di cambiare corsia all’improvviso etc…
Sta di fatto che in strada c’è una bailamme, una bolgia, un quarantotto. E se guardi le espressioni dei visi, scorgi solo sguardi vuoti e fissi, da cottolengo.
Ma dico, è logico! È la soluzione perfetta!
Così a nessuno viene in mente di provare a far valere le proprie ragioni, per quanto valide siano… tanto sono tutti ebeti!
Tutti sono perfettamente incapaci di intendere e volere, per cui è meglio focalizzare all’infinito, sfoderare il proprio miglior sguardo fisso nel vuoto e gettarsi nel mucchio senza che a qualcuno salti in mente di dire “ma io venivo da destra”.
Attenzione: il sistema funziona ma solo “abbastanza”, nel senso che qui di incidenti gravi ne succedono ogni due per tre.
Guidare in Cina è PERICOLOSO, ma… meglio adattarsi e fare finta di essere matti come tutti gli altri, stando però bene attenti a non farsi coinvolgere. Molto meglio.

folla

Il primo Ottobre in Cina è festa nazionale, ci sono tre giorni (TRE!) di festa per tutti;per una magica alchimia chiamata “golden week“, i giorni per qualcuno diventano anche sette.
Io ne avevo cinque e con famiglia e amici siamo andati a fare un giro in macchina nel Fujian.
Ho messo anche delle foto online, e qui c’è il tragitto compiuto.
Questi i posti visitati:

  • 鼓浪屿 (Gǔlàngyǔ), un’isoletta vicino a 厦门 (Xiàmén). Si tratta di un posto turistico già affollato in tempi normali, ma che in periodi di festività diventa straboccante di gente.
    Chi abita in Occidente non può immaginare cosa voglia dire andare in un posto turistico cinese durante le feste nazionali.
    Non mi dilungo nelle solite frigne, dico solo che abbiamo trovato un posto dove lasciare la macchina prima di prendere il traghetto solo per intervento divino, e la fila per salire sul traghetto per tornare mi ha fatto capire chiaramente cos’è una bolgia infernale.
    Comunque l’isola è veramente bella: natura lussureggiante, ristoranti, parchi, musei, c’è proprio di tutto.
    Aggiungi che sull’isola non sono ammesse automobili, e diventa proprio un bel posto per estraniarsi un attimo dalla realtà quotidiana.
  • 厦门 (Xiàmén) città; ai tempi del colonialismo era chiamata Amoy. Niente da dire, una bella città, ma alla fine rimane una città cinese come le altre.
  • 泉州 (Quánzhōu) rappresenta la sorpresa; ci eravamo andati solo perché sulla guida c’era un paragrafo che parlava di questo posto, e invece abbiamo scoperto una miniera d’oro. Per i cinesi è solo una vecchia città, pure noiosa, ma agli occhi di un occidentale certe cose non hanno prezzo. Ci sono templi dappertutto, rovine millenarie da visitare, tradizioni e cultura. Persino la gente sembra diversa, sono tutti più rilassati, sorridono di più. In una parola: una perla.