Category Archives: Life in China

consigli e considerazioni

Cari compatrioti, carissimi amici e caro visitatore casuale che giungi su questa pagina attirato qui da uno svarione di qualche motore di ricerca.
Ora è un anno che faccio il freelance e posso finalmente togliermi qualche sasso dalla scarpa e dire cose che prima quando facevo il dipendente potevo permettermi solo di mugugnare tra i denti.
Non si tratta di niente di nuovo, come al solito; comunque se qualcuno leggendo si dovesse sentire punto sul vivo, ebbene, ha tutta la mia commiserazione.
Andiamo ad incominciare questa lista di consigli ed osservazioni rivolte a imprenditori (o sedicenti tali) che abbiano qualche interesse in Cina:

  • Investire zero è possibile, ma poi si deve essere preparati a guadagnare zero. No, in Cina i soldi non crescono sugli alberi.
  • A meno che si tratti di rocket science, il know-how da solo non costituisce merce di scambio, tantomeno per cifre seguite da molti zeri in valuta pregiata. Ripeto: i cinesi sanno fare da soli un sacco di cose. Compresa la quasi totalità di quello che si fa in Italia.
  • A seguito del punto precedente si tenga presente che al giorno d’oggi CHIUNQUE è disposto ad effettuare viaggi pagati in Cina per effettuare training e formazione. Questo non è un asso nella manica da tirar fuori come se fosse un’arma segreta.
  • Tra un miliardo e seicento milioni e rotti di cinesi ce n’è nemmeno uno, ma proprio nessuno, che se ne sta ad aspettare con i soldi in mano il primo che passa a proporre qualche prodotto italiano mai sentito nominare.
  • Se qualche grande catena del tuo settore ha fatto affari con grandi gruppi cinesi, questo non vuol dire che il tuo singolo negozio possa essere venduto a peso d’oro in Cina (e tantomeno il tuo “know-how”).
  • La videoconference è un utile strumento ma serve solo in determinate situazioni. Nel restante 99% dei casi, un testo redatto in maniera sufficientemente chiara è molto ma molto più efficace.
  • Il massaggio con “happy ending” non è condizione necessaria per una trasferta in Cina, non fa parte di nessun package e non importa a nessuno quanti altri colleghi sono tornati in Italia con chissà quali storie a riguardo.
  • Il termine “Business Plan” non è sinonimo di “Mostro della laguna nera”. È un insieme di documenti che serve a convincere eventuali investitori. Se si vogliono cercare investitori in Cina, allora va fatto in cinese.
  • Spedire campioni gratuiti non è un delitto. Se pensi che i cinesi copiano tutto, sorpresa! Non hanno bisogno del tuo campione.
  • Se qualcosa funziona in Italia, non è detto che funzionerà allo stesso modo anche in Cina. Traduzione: la frase “Abbiamo sempre fatto così” non ha senso.
  • Se qualcosa esiste in Cina ma in Italia non se n’è mai sentito parlare, attenzione alla grande novità: questa cosa esiste comunque. Per chi non fosse ancora svenuto a questa notizia, aggiungo che la Cina non è solo grande, è STERMINATA.
  • Una frase lunga un chilometro e mezzo non è più efficace di molte frasi brevi e concise. Semmai, è vero il contrario.
  • Non può essere tutto urgente. Se tutto è urgente, allora niente è urgente.
  • Corollario all’articolo precedente: ripetere tre volte “URGENTE” e “IMPORTANTE” nel subject di tutte le mail, condendo il tutto con spruzzate di punti esclamativi, superlativi e asterischi, non cambia la situazione.
  • I fornitori cinesi in generale vogliono ordini grossi, di roba semplice da fare, e si accontentano di margini piccoli. Chiedere quantità limitate di pezzi di complessità barocca a prezzi ridicoli, e volerli pronti per ieri, solitamente non porta a nessun risultato. Inutile pestare i piedi, strapparsi capelli o bottoni della giacca. Non servono nemmeno i pugni sul tavolo. Nemmeno insultare il povero interprete serve a nulla.
  • Se una cosa in Cina non c’è, allora non c’è. Inutile insistere all’infinito che al giorno d’oggi tutto è made in China. Molte cose sono prodotte in Cina solo per esportazione, quindi sul mercato locale non si trovano. Punto. (vedi le cose inutili del punto precedente)
  • Il talento in Cina si trova, ma costa caro. Traduzione: per quella cifra non puoi pretendere di avere un ingegnere/finance/manager/tecnico competente, con esperienza, che sappia cinese inglese e italiano eccetera eccetera altri mille requisiti uno più assurdo dell’altro.
  • Le persone di talento preferiscono vivere in posti belli. Traduzione: nessuno verrà a lavorare nella fabbrichetta che hai costruito/comprato/acquisito in mezzo al deserto perché lì costava tutto poco.

Chiudo qui perché mi sto rendendo conto che questo post sta diventando un “rant” infinito.
Comunque ragazzi, questa è la musica oggi in Cina, che piaccia o no.
Be there or be square.

console

Mi sono imbattuto in una notizia che per i più sarà di poco interesse ma che secondo me merita di essere menzionata.
Questo link: http://www.gov.cn/zwgk/2014-01/06/content_2560455.htm punta ad una prosopopea di linguaggio legalese prolisso nella maniera tipica degli annunci ufficiali del governo cinese.
Si tratta di una notifica diretta alla zona di libero scambio di Shanghai riguardante la modifica di precedenti regolamentazioni, nell’ottica di progredire verso una maggiore apertura degli scambi commerciali (forese mi sto facendo contagiare dalla retorica comunista?).
Quello che vorrei portare all’attenzione dei miei stimati lettori è un pezzettino che sta in fondo, l’articolo 32:

允许外资企业从事游戏游艺设备的生产和销售,通过文化主管部门内容审查的游戏游艺设备可面向国内市场销售
Permettere alle imprese straniere che conducano produzione e vendita di apparecchiature di gioco e intrattenimento, previo esame dei contenuti da parte delle autorità competenti del ministero della cultura, di effettuare vendita sul mercato interno delle apparecchiature di gioco e intrattenimento.

Viene poi citata la disposizione corrente (del 2000) nella quale si proibiva l’importazione e la vendita di qualsivoglia gioco ti tipo arcade, console et similia.
Infine c’è la decisione di togliere temporaneamente il bando, in attesa di regolamentazioni più precise da parte del ministero della Cultura..
Quindi tutti quelli che avevano comperato la Wii al mercato nero possono ora sbandierarla liberamente!
Parliamoci chiaro, non è che prima ci fossero chissà quali controlli, solo che le console non si trovavano al supermercato e per averne una bisognava sbattersi un po’.
Adesso invece sembra che sarà liberalizzato anche questo settore di mercato.
Il primo pensiero è questo e simili bandi in passato sono stati giustificati con la scusa di proteggere le giovani menti cinesi dalla decadenza occidentale, mentre in realtà tutti sanno che ad essere protette sono solo le tasche degli speculatori cinesi dietro ai vari cloni di facebook, youtube etc…
Questo vuol forse dire che in Cina non si è riusciti a realizzare delle console di fabbricazione cinese in grado di reggere la concorrenza americana e giapponese?
oppure che nel mercato delle console non ci sono molti soldi da fare?
Ai posteri l’lardua sentenza…

lucchetti

Dato che abitiamo in una città di mare, un giorno di fine estate decidemmo di andarcene alla spiaggia.
Allora caricai la macchina di seggiolini, passeggini, pannellini, patelli e quant’altro è necessario per un piacevole gita in famiglia, e percorremmo i 10 minuti di macchina che ci separano dalla spiaggia “bella”.
Una volta arrivati mi accinsi a posteggiare per bene la macchina, tutto preso a pensare alle imminenti operazioni di sbarco truppe, quando mi arrivò dall’Italia una di quelle telefonate che possono fare una bella differenza.
Una telefonata da non perdere, insomma, anzi una di quelle occasioni in cui è assolutamente necessario dimostrare prima di tutto solerzia e poi anche un certo aplomb.
Per cui senza pensarci due volte inchiodai la macchina dove stava,
pronunziai il mio migliore e più professionale “Pronto?”, poi pensai che sarebbe stato meglio allontanarsi un attimo dal sottofondo di urla, strilli, rimproveri e pianti che accompagnano ogni famiglia con bambini in gita.
Ora la mia macchina ha questa caratteristica: se le porte sono tutte chiuse tranne una, e questa viene chiusa malamente, allora scatta un blocco di sicurezza che sigilla tutto ermeticamente.
Immaginatevi la sequenza degli eventi: macchina in posizione diciamo “discutibile”; papà che senza preavviso schizza fuori dalla macchina; truppe allibite che iniziano le operazioni di sbarco senza la dovuta disciplina. Cosa poteva succedere?
Chiaramente, vennero chiuse tutte le porte tranne una, che venne solo accostata.
Click.
Risultato: macchina sigillata, chiavi dentro, truppe allo sbando.
Solo a telefonata conclusa mi resi conto della gravità della situazione.
Una veloce telefonata al concessionario confermò i nostri più atroci sospetti, e cioè che era impossibile aprire la macchina senza avere la chiave e loro non avevano nessun tipo di passe-partout.
Niente chiave di scorta, per ragioni che per essere esposte richiederebbero dozzine di post.
La soluzione proposta dal concessionario ufficiale: rompere un vetro con un sasso.
“Tanto”, ci dissero, “il vetro nuovo costa solo 1200 RMB”.
Vacillai un attimo al pensiero di rompere volontariamente un vetro alla mia adorata macchina, ma visto che non c’era altra via d’uscita, a malincuore mi misi alla ricerca del sasso adatto.
Poco distante lo trovai, in mezzo all’erba; un sasso anonimo, tondeggiante, abbastanza pesante da sfondare il vetro ma anche abbastanza leggero per poterlo impugnare bene. Aveva anche una protuberanza da una parte, sembrava fatto apposta.
Impugnai lo strumento di distruzione, mi misi in posizione davanti al vetro prescelto e rimasi lì fermo come un baccalà.
Mia moglie mi guardo con la sua aria “Beh?”, e a quel punto le dissi: Perchè non proviamo con un “开锁 (kāisuǒ)?”

Pubblicità di aprilucchetti

Pubblicità di aprilucchetti


Bisogna sapere che in tutta la Cina aprire i lucchetti è una onorata professione, e dovunque si vedono pubblicità del tono “L’aprilucchetti di quartiere”, “Siamo registrati al posto di polizia”, “Apriamo qualsiasi tipo di lucchetti” e così via.
Ragionammo che tanto chiedere non costava niente, per cui chiamai un numero che avevo visto più volte nelle pubblicità e che era facile da ricordare perché stranamente simile al numero della Bestia (nomen omen?).
Rispose una voce da ragazzetto ventenne, il quale ascoltò senza interrompere la lista delle mie disgrazie.
Pubblicità di aprilucchetti

Pubblicità di aprilucchetti


Alla fine mi chiese: “Marca e modello?”
Io: “Honda CRV.”
- “Che anno?”
- “2009.”
- “Non c’è problema. Dove siete?”
- “Siamo in via tale e talaltra, nel parcheggio etc.. etc…”
- “20 minuti e sono lì.”
Chiusi la chiamata con un’espressione inebetita, che si mantenne credo per tutti i 20 minuti successivi.
Ad un certo punto si avvicinò quello che, vedendolo da lontano, avevo creduto essere uno scavezzacollo qualasiasi; su un motorino in condizioni pietose, capelli mezzo lunghi, sigaretta pendente da un lato, abiti molto molto casual.
Si fermò, si fece condurre al capezzale e dopo un’occhiata alla macchina mi fece firmare una liberatoria dove dovetti indicare i miei dati.
Confesso che ero abbastanza preoccupato e gli feci domande come “Ma siamo sicuri che dopo funzionerà ancora?”, “Non è che si rompe la serratura?”; lui però con fare rassicurante mi rispose che non c’era nessun problema.
Dopo un’ulteriore rassicurazione sul fatto che lui e la ditta erano registrati al posto di polizia, finalmente si mise all’opera.
Da una bisunta scatola di metallo tirò fuori un portachiavi dove al posto delle chiavi c’erano dei grimaldelli, quindi una piccola pinza; si mise di fianco alla macchina e incominciò a infilare i ferri nella serratura.
Non esagero, gli saranno bastati tenta secondi, non di più. Una tiratina, una sistematina; scrolla di qui, spingi di là, improvvisamente clac! La portiera era aperta.
Costo totale dell’operazione: un centinaio di RMB.
In preda all’ebbrezza derivante dalla felice soluzione del problema, al momento non pensai alle conseguenze dell’accaduto.
Va bene, sei registrato al posto di polizia e tutto.
Ma se cambi città?
Se decidi di trasferirti in Italia?
Pubblicità di aprilucchetti

in rosso: apro lucchetti. In verde: spurgo scarichi. In giallo: Entrambi!

operazione

Ecco un esempio di umorismo cinese contemporaneo che mi ha fatto ridere parecchio:

Operazione di chirurgia plastica non riuscita

Operazione non riuscita

 

Modella accusa il suo chirurgo plastico, dopo l’operazione i capezzoli sono storti!

La modella Mary Segovia illustra: dopo l’operazione ha un capezzolo su e uno giù.

Il chirurgo Barvaria ritiene l’operazione riuscita, non comprende come la modella possa ritenersi non soddisfatta.

simplex

In precedenza si era parlato di come i nostri fratelli cinesi abbiano delle convinzioni piuttosto radicate riguardo alla loro storia, le invenzioni dell’antichità, e tutta una serie di altri argomenti.
Vorrei ora parlare di un altro mito che risulta interessante anche per ragioni culturali e filosofiche.
Sarebbe doveroso fare una premessa sul taoismo, sui principi 阴 (yīn) “principio femminile, freddo, passivo” 阳 (yáng) “principio maschile, caldo, attivo”, ma gli eventuali interessati sicuramente saranno più che soddisfatti dagli articoli di Wikipedia.
Da queste dottrine deriva la grande disciplina della medicina tradizionale cinese, nonché una serie di credenze e superstizioni ancora piuttosto radicate; una di queste è la differenziazione degli alimenti tra 热性 (rèxìng) “caldi” e 凉性 (liángxìng) o 寒性 (hánxìng) “freddi”.
La cosa non ha nulla a che fare con la temperatura, bensì con l’appartenenza al reame dello Ying e dello Yang di cui sopra.
La classificazione è piuttosto arbitraria, nel senso che non si può stabilire a priori se un dato alimento sia “caldo” o “freddo”; spesso non lo sanno nemmeno i cinesi stessi, ed è uno di quegli argomenti di discussione che dona lustro allo straniero che si dimostra interessato alla cosa.
Comunque sono comunemente considerati “freddi” i seguenti alimenti: 番茄 (fānqié) “pomodoro”, 香蕉 (xiāngjiāo) “banana”, 西瓜 (xīguā) “anguria”, 牛奶 (niúnǎi) “latte”, 海带 (hǎidài) “alghe”, alcuni tipi di pesci e molluschi che non sto ad elencare.
Sono invece “caldi”: 樱桃 (yīngtáo) “ciliegia”, 李子 (lǐzi) “prugna”, 芒果 (mángguǒ) “mango”, la carne dei più comuni animali, altri tipi di pesci, i crostacei.
Poi ci sono i cibi 平性 (píngxìng), che sarebbero a metà tra caldo e freddo e quindi neutri, e cioè 面 (miàn) “farina”, 黄豆 (huángdòu) “soia”, 山芋 (shānyù) “patata dolce”, 萝卜 (luóbo) “rapa”, 苹果 (píngguǒ) “mela” e altri.
Questa è una lista chiaramente non esaustiva e che include solo alcuni degli alimenti più conosciuti agli occidentali. Immagino che non interessi poi a molti sapere che il 荸荠 (bíqi) “water chestnut” sia caldo o freddo, tanto si trova solo in Cina.

Water Chestnut

Water Chestnut


Fino a qui l’argomento potrebbe essere poco più che una curiosità accademica, se non fosse per il fatto che in base alla medicina tradizionale cinese l’equilibrio tra Yin e Yang sta alla base della salute del corpo umano, e che ogni malattia è riconducibile ad uno squilibrio dei due princìpi.
Capita quindi ad ogni piè sospinto che qualcuno si lamenti di un malessere e che inizi ad elencare tutte le cose “fredde” o “calde” che si è scofanato di recente.
E ora arriviamo al punto saliente e cioè lo Herpes Simplex; fastidioso sì, ma niente di grave, e notoriamente (per noi occidentali) causato da un virus.
Invece tutti, ma dico tutti i cinesi sono assolutamente convinti che lo herpes sia uno sfogo dovuto all’aver mangiato troppi alimenti “caldi”. Essendo uno sfogo naturale del corpo, bisogna lasciare che segua il suo corso.
Il malcapitato di turno assume quindi un’espressione imbronciata, sapendo di avere di fronte a sé un paio di settimane di gonfiore, prurito, escoriazione eccetera, e dice di avere 上火 (shànghuǒ) “eccessivo calore interno”.
Io da anni sto facendo opera di convincimento per convincere i sofferenti che non si tratta di uno “sfogo” qualsiasi ma di un virus, e che basta spalmare una pomatina e passa tutto.
La medicina in questione si trova anche qui. Quando è capitato a me, ho fatto come di solito in questi casi e cioè ho cercato su internet il principio attivo (主要成分 zhǔyào chéngfēn) che in questo caso si chiama acyclovir; poi ho cercato su baidu come si dice in cinese: 羟乙氧鸟嘌呤 (qiǎng yǐ yǎng niǎo piào lìng) oppure 阿昔洛韦 (ā xī luò wéi). A questo punto basta stampare lo scioglilingua su un foglietto e andare in una farmacia qualsiasi.
Quando però provo a fare tutto il discorso ad un cinese, incontro solo espressioni recalcitranti.
Di fronte alla possibilità di risparmiarsi un paio di settimane di sofferenza anche i più tradizionalisti però in genere accettano di fare una prova, e poi puntualmente non tornano più indietro.
Un’altra grande vittoria della scienza!

9: fuoco

隔岸观火 (gé’ànguānhuǒ)


stratagem 9
Stratagemma 9: 隔岸观火

Ben due post di stratagemmi di seguito, mai successo!
Lo stratagemma 9 recita: 隔岸观火 (gé’ànguānhuǒ), letteralmente significa “Contemplare il fuoco stando dall’altra parte del fiume”; i vocabolari lo traducono semplicemente come “view somebody’s trouble with indifference”.
Il vero significato come al solito sta un po’ più oltre, e cioè nel consigliare di non intervenire troppo presto nelle dispute ma invece di aspettare con comodo che eventuali conflitti interni indeboliscano l’avversario.
Non so se questo stratagemma sia noto anche ai vertici del governo U.S.A. ma a ben guardare si direbbe proprio di sì, considerato il ritardo nell’intervento nella la prima e seconda guerra mondiale, e molte altre.
Pare che sia stato George Washington il primo a consigliare di non lasciarsi invischiare nelle guerre combattute dagli stati europei, da lui definiti “litigiosi”.
Lasciamo perdere la geopolitica e veniamo a noi e alle nostre umane faccende.
Personalmente nella vita professionale mi è capitato più di una volta di assistere al sorgere nelle alte sfere di fior di supermanager, i quali suonando tamburi e trombe varie proclamavano a gran voce di avere in pugno la soluzione a tutti i problemi, per poi dopo qualche tempo tramontare (a volte pure rumorosamente) nell’oblio.
Ora sarà che quando si è a mezzo mondo di distanza dalla madrepatria le cose sembrano comunque un po’ distanti, o sarà che dopo tanti anni un po’ di saggezza popolare cinese sarà penetrata per osmosi anche nella mia impervia cervice, ma mi sembra che da quando sono in Cina mi sembra di stare sempre a guardare un gran fuoco che in Italia brucia poderoso e non accenna a calmarsi.
Tutti lì a farsi delle gran guerre l’un con l’altro, e grandi urla e agitare di braccia a tutti i livelli, dal governo all’azienda.
Certo se fossi un cinese non mi preoccuperei troppo dei “litigiosi” occidentali…

6: finta

声东击西 (shēngdōngjīxī)


stratagem 6
Stratagemma 6: 声东击西

Questo stratagemma è parente stretto del numero 7: 无中生有 “Creare qualcosa dal nulla”, che è stato trattato in precedenza.
La similitudine è tale che a prima vista sembra che il significato sia lo stesso.
Il presente stratagemma 6 viene infatti semplicemente tradotto come “effettuare una finta”, e il 7 “creare qualcosa dal nulla” può essere inteso come un tipo di finta.
Il succo di entrambi gli stratagemmi è di creare delle false aspettative mediante informazioni fasulle, così da attirare le forze del nemico lontano dai reali bersagli, per poi colpirli quando saranno sguarniti.
Bisogna però considerare innanzitutto la sezione dove sono contenuti, e poi il fatto che non necessariamente si deve ragionare in termini di forza bruta o potenza di fuoco.
Il numero 7 sta nel gruppo “Enemy dealing”, in situazioni di confronto con un nemico di pari forza.
Insisto con il dire che non si tratta di forza fisica, ma piuttosto di situazioni dove i due nemici hanno un certo grado di conoscenza dell’avversario, e di conseguenza sono in grado di prevedere le mosse reciproche con una certo grado di affidabilità.
Allora non sarebbe possibile fornire informazioni false riguardo ad un argomento specifico, perché l’avversario potrebbe annusare l’inganno.
Per questo lo stratagemma 7 riguarda informazioni generiche, atte a confondere l’avversario in senso generale, in modo da portarlo al punto di non riuscire a distinguere le informazioni corrette da quelle fasulle.
Il presente stratagemma numero 6 invece sta nella sezione “Winning”, con quelli da usare quando si è in una posizione di superiorità rispetto al nemico.
Stiamo sempre parlando di superiorità dove questo non significa necessariamente disporre di forze soverchianti; si sta trattando di strategie, di informazione, quindi si deve supporre un vantaggio tattico.
In poche parole, lo stratagemma 6 (e tutti quelli dello stesso gruppo) vanno considerati quando il nemico non conosce bene l’avversario e non ha idea di quale potrebbe essere la sua prossima mossa.
In questo caso è logico supporre che il nemico sia in cerca di informazioni di qualsiasi tipo e sia anche propenso a prenderle per vere senza farsi troppe domande.
Riassumendo:

  • stratagemma 6 (winning) = posizione di superiorità rispetto al nemico, il quale non ci conosce ed è avido di informazioni e potrebbe bersi di tutto. Eempio: un incontro casuale al bar, dove si può anche dire di essere milionari e di andare in giro in elicottero.
  • stratagemma 7 (enemy dealing) = pari forza: il nemico ci conosce e potrebbe dubitare di informazioni “troppo” false. Esempio: il marito torna a casa tardi e tenta di giustificarsi con la moglie iraconda. Può certo raccontare qualche balla ma se vuole farsi credere deve inventarsi qualcosa di plausibile: straordinari improvvisi, guasto alla macchina.

L’expat in Cina è particolarmente soggetto a questo tipo di situazioni.
Per esempio i fornitori nei primi approcci faranno di tutto per far credere di essere dei megafantageni (strat.6), e quindi bisogna andare con i piedi di piombo, controllare di persona, etc.
Poi con il passare del tempo la qualità delle forniture diminuirà gradualmente, e quando colti in flagrante inventeranno sempre con una scusa diversa (strat.7), quindi bisogna mettere in piedi dei controlli di qualità strettissimi e soprattutto concordati e controfirmati in precedenza.

enfasi

Mi reco in aeroporto per uno di quei viaggi di lavoro destinati sin dall’inizio a non lasciare nessun ricordo, a parte una generale sensazione di fastidio.
Procedo come uno zombie attraverso il check in, sopporto con pazienza la perquisizione al security check, ripetendomi come ogni volta che almeno in Cina non ti chiedono di togliere le scarpe come invece succede in America.
Il tizio in fila davanti a me esplode in un improvviso Starnuto, ma non mi preoccupo del contagio: ormai da lungo tempo ho sviluppato la tecnica della “Barriera Pneumatica” e quindi trattengo il fiato fino a diventare sì blu, ma mostrando una flemma da palombaro. Certo lo so che serve a poco ma cos’altro posso fare? Mica posso mettermi a gridare “Aviaria! Aviaria! Dalli all’untore!”
Una volta al gate, c’è da aspettare un’oretta, eventualità alla quale mi sono astutamente preparato portandomi un libro.
Mi metto tranquillo e grazie all’allenamento di anni riesco ad estraniarmi dall’ambiente circostante nonostante il mio vicino sia impegnato in una veemente conversazione al cellulare, in uno di quei dialetti le cui stesse regole grammaticali richiedono che si debba urlare come degli invasati.
Specialmente al telefono.
Fortunatamente tra me e lui ci sono due posti liberi; il motivo del “fortunatamente” sarà svelato a breve.
Questo signore di mezz’età sarà che è nervoso, sarà che sta discutendo di problemi di chissà quale cosmica portata, fattostà che è seduto tutto contorto, su di un fianco, dandomi le spalle e sporgendo la testa nel corridoio come se volesse leggere il giornale di qualcuno seduto troppo lontano.
Solo che continua a berciare al telefono quella che sembra essere una sequela di improperi, turbando la quiete tesa che precede il tumulto di quando inizia il controllo dei biglietti, e ad un certo punto questo mio vicino sottolinea con una sua personalissima e rumorosa enfasi quello che deve essere stato un passaggio piuttosto intricato della sua conversazione.
La tecnica pneumatica è utile anche per superare le mortifere conseguenze dell’accaduto.
Viene da pensare che se fosse stato seduto composto magari sarebbe stato in grado di controllare meglio i suoi orifizi.
O forse si era sistemato in quel modo per cercare di contrastare il messaggio inequivocabile che i suoi visceri gli stavano trasmettendo.
Comunque la cosa non lo turba minimamente; questo mio confratello della vasta compagine umana prosegue la sua estroversa sequenza di interiezioni e non accenna ad una pausa; non cambia nemmeno posizione.
Ora, nei miei pur pochi anni di permanenza nell’Impero ho abitato non in civili e ordinate megalopoli di prima fascia ma bensì in posti diciamo così più ordinari; ho dovuto passare al setaccio campagne e villaggi per visitare elusivi fornitori, partecipare a cene il cui menù avrebbe provocato allarmate alzate di sopracciglia a qualsiasi membro del WWF.
Una delle conseguenze di tutto questo è che ho assistito alla mia dose di scaracchi, sputazzi, rutti, borborigmi e soffiate di naso senza fazzoletto, il tutto eseguito con la massima naturalezza e nonchalance.
Mi sono ripetuto infinite volte il motivo di tutto questo, fino a farlo diventare una specie di mantra, che ora passo alle generazioni future, eccolo qua: “In base ai precetti della medicina cinese tradizionale, gli umori maligni del corpo vanno espulsi. Questo per i cinesi è igiene.”
Il mantra è senza dubbio utile ma a volte viene messo a dura prova; per esempio durante un recente volo interno quando il mio vicino, stavolta seduto proprio accanto a me, ha ammazzato la noia del volo eseguendo una accurata pulizia delle narici e delle orecchie, sfoderando anche un apposito strumento che teneva assieme alle chiavi, e che poi ha ripulito con le unghie.
Questo tra parentesi spiega tra l’altro anche la mia nota riluttanza a leggere la rivista che sta nella tasca del sedile, a meno che sia proprio nuova fiammante e possibilmente ancora con il cellophane.
Ma in questo non sono nemmeno tanto estremo, ho conosciuto gente che mi ha confidato con orgoglio di non avere toccato per anni nemmeno un singolo corrimano di nessuna scala.
Io tutto questa faccenda della medicina tradizionale la comprendo e la rispetto, anche se non ne condivido la modalità di applicazione, e non la condividono nemmeno milioni e milioni di altri cinesi i quali definiscono questi comportamenti 土 (tǔ), che letteralmente significa “terra”, ma usato come aggettivo significa “rozzo”, “villano”, “volgare”, “di cattivo gusto”.
La Cina è smisuratamente grande, e nella sua sterminata estensione c’è posto sia per gli yuppie modaioli delle grandi città, sia per gli abitanti dei villaggi di montagna che arano i campi a mano, sia per tutto quello che sta tra i due estremi.
Inutile incaponirsi a fare valutazioni usando i parametri italiani o europei; così vanno le cose nella Terra di Mezzo, e piccole cose come queste vanno messe in conto quando si decide di viverci.

pesci rossi

Il pesce rosso, in cinese 金鱼 (jīnyú), è un’altro prodotto dello sterminato ingegno degli antichi cinesi.
Da Wikipedia:

The goldfish (Carassius auratus auratus) is a freshwater fish in the family Cyprinidae of order Cypriniformes. It was one of the earliest fish to be domesticated, and is one of the most commonly kept aquarium fish.

Basta cercare un po’ e si trovano parecchi siti di appassionati sull’argomento.
Gli antichi cinesi, non contenti di avere tra le mani solo un bel pesciolino dal piacevole colore, hanno incominciato a sfruttare le mutazioni naturali per arrivare a innumerevoli varietà diverse.
Risultato, al giorno d’oggi esistono acquari pieni di piccoli mostricini dalle forme più bizzarre, che a mio parere non possono che ispirare un sentimento di pietà.
I cinesi hanno tutto un sistema di classificazione in base a forme e colori e qualità organolettiche delle scaglie, non mi ci metto nemmeno; per i più volonterosi ci sono varie fonti in lingua.
Guardando questi innocenti esserini non posso che reprimere un moto di compassione, lo stesso che mi viene quando sento esaltare le prodezze degli allevatori di gatti o cani di razza.
Non sono un animalista, ma secondo me c’è un limite alle torture che si possono infliggere ad un animale per pure ragioni estetiche.
Ma sospetto che di tutto questo ai cinesi odierni importi solo un unico aspetto, e cioè la possibilità di vendere sempre più infelici deformità e guadagnare molti moltissimi soldi!!!
Un intero universo (di interessi economici) gravita intorno a questi infelici pesciolini, compresi mercatini (primo tra tutti quello di Hong Kong), concorsi di bellezza per pesci, gadgets, negozietti vari.
Segue qualche esempio di alcune delle principali varietà, in realtà ce ne sono altre millanta e più.

  • 水泡眼 (Bubble-eye); questo è efficace per spaventare i bimbi
  • 红白花龙睛 (Red and White Moor) e varianti; mi ricorda un po’ i conigli e i gatti d’angora nella loro dignitosa sofferenza
  • 狮子头 (zhīzi tóu) Lion-head, secondo me uno dei più terrificanti insieme all’Oranda 高头 (gāotóu).
  • 朝天 (cháotiān) “Celestial-eye“, notare in foto l’spressione di sofferenza della serie “uccidimi ti prego”
  • Pearscale 鹅头珠鳞 (étóu zhūlín), qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa potrebbe spingere qualcuno a volere un mostro del genere in casa
  • Ponpon o Pompom 绒球 (róngqiú), tra i più ributtanti dell’intera serie
  • Ranchu 兰寿 (lánshòu), anche questo nella top ten dei più spaventosi
  • Ryukin 琉金 (liújīn), questo è giapponese, tanto per chiarire che i cinesi non sono i soli deviati

Bubble eye

Bubble eye

Butterfly Moor

Butterfly Moor

Celestial Eye

Lionhead

Oranda

Oranda

Pearscale

Ponpon

Ranchu

Ryukin

Negozio

Vasche

p.s.
Il cinese 金鱼 (jīnyú) significa “pesce d’oro”, così come il giapponese 金魚 (きんぎょ kingyo), l’inglese “goldfish”, il tedesco “Goldfisch”, il portoghese “peixe-dourado”, il danese “guldfisk” e così via in varie altre lingue.
Perché noi invece lo vediamo “rosso”? Siamo più pragmatici?
E con noi italiani anche i francesi: “poisson rouge”, per non parlare degli spagnoli con il loro “pez de colores”…