Filed under: Life in China

amore amaro

May 8th, 2012

Ecco la poesia di Aprile su China Files!

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cartello

April 28th, 2012

Secondo me questo cartello è semplicemente fantastico…

cartello

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vino

April 10th, 2012

Tanto di cappello ai signori Rotschild di Château Lafite!
I Rotschild sono noti per saper trasformare in oro tutto quello che toccano, e infatti nell’avito castello nelle campagne del Bordeaux questi nobili signori fermentano con perizia uno dei migliori vini del mondo, il Château Lafite Rothschild.

vino

Una premessa: l’ufficio dell’Industria e del Commercio ha constatato che una bottiglia di vino importato arriva in porto mediamente a 15 RMB per essere viene rivenduta al dettaglio dopo vari passaggi a 562 RMB!
Quasi 40 volte…
DI fronte a questi numeri, l’Ufficio dei diritti dei consumatori della provincia dello Zhejiang ha sentenziato con flemma olimpica che il consumo di vino rosso conferisce status sociale.
Torniamo ai signori Rothschild: in Europa una bottiglia vale dagli 800 ai 1000 EUR a seconda dell’annata, e in Cina mediamente costa 15000 RMB, che al cambio odierno fanno 1822 EUR.
Questo fatto già da solo ha del miracoloso, ma l’articolo prosegue elencando un altro fatto che in altri tempi avrebbe portato all’immediata beatificazione.
Eccolo qui: in pieno spirito di emulazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci, la produttività della tenuta Lafite si aggira intorno alle 200mila bottiglie, ma in Cina vengono consumate ogni anno almeno un milione di bottiglie!
Non so se elevare un plauso all’imprenditorialità dei cinesi o supirmi nuovamente di quanti ricchi sfondati ci siano in Cina.
Comunque, il Vaticano non ha di che preoccuparsi: alla fine dell’articolo viene esposto un ampio giro di contraffazione di vini importati.
Mi viene da dire che sembra di essere a Striscia la notizia…

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pescatore

March 30th, 2012

Tutti a vedere la poesia di Marzo! March!

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villaggio occidentale

February 21st, 2012

È online la poesia di Febbraio!
L’elenco delle poesie tradotte finora sta qui.

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anniversario

November 2nd, 2011

Oggi è il 2 Novembre 2011.
In questo stesso giorno 5 anni fa arrivai sul suolo sinico con l’intenzione di rimanervi.
Probabilmente per farmi capire che non ero capitato in un paese qualunque, mi informarono subito che la Cina aveva 5000 anni di storia.
Ne consegue che oggi la Cina ha 5005 anni di storia.

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Annunciazione 2

October 18th, 2011

Annunciazione annunciaziò!
Sì, va bene, mi ripeto spesso, ma l’occasione è solenne: ‘yours truly’ è entrato a far parte dell’olimpo degli autori pubblicati!
Si tratta di un e-book, è una raccolta di storie brevi di autori vari, la mia storiella appare sotto uno pseudonimo ma i miei affezionati lettori sapranno bene chi è questo ‘itariajin’…
Questo l’indirizzo dove ammirare stupiti l’eccezionale evento:

http://www.cimaeditore.it/Home/GetArticleDetails?articleId=64

Nientepopodimeno che come ‘libro del mese’!:

libro del mese

Già che ci siete date un occhio anche alla seconda poesia tradotta su china-files: “Canzone corta” di Cao Cao.

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Ortaggi 4

September 24th, 2011

Ecco qui un nuovo post sugli ortaggi fresco fresco come un 萝卜 appena raccolto.

萝卜 (luóbo) letteralmente significa “rapa”, ha l’aspetto di una carota ma bianca e molto più grande.  In giapponese lo stesso ortaggio viene chiamato 大根 (だいこん daikon), letteralmente “grossa radice”.
Generalmente viene consumato cotto nelle zuppe oppure sottaceto come 凉菜 (liángcài) “piatto freddo”; servita così si chiama 萝卜干 (luóbogān).
Ce ne sono anche varietà che si mangiano crude; sono molto croccanti e piuttosto piccanti, come sapore sono affini ai rapanelli.
È interessante notare che la comune carota in cinese si dice 胡萝卜 (húluóbo), letteralmente “rapa straniera”.

萝卜 al naturale zuppa di 萝卜 萝卜干 萝卜干 in busta
al naturale
zuppa
sottaceto
una pratica confezione

I 豆苗 (dòumiáo) “pea sprouts” sono germogli di piselli di una varietà che in inglese si chiama “Snow pea” (Pisum sativum var. Saccharatum), e che sospetto coincidere con quelli che in italiano vengono chiamati tenerumi, tipici della Sicilia.
Mentre i comuni piselli nostrani (Pisum sativum) vengono coltivati per i semi, questi vengono coltivati unicamente per i germogli, che vengono serviti in una varietà di modi.

豆苗 al naturale cestino di 豆苗 piatto di 豆苗
Al naturale
Un bel cestino
Nel piatto

I 豆苗 non sono da confondersi con i germogli di soia che invece si chiamano 豆芽 (dòuyá) “beansprouts”:

豆芽 cestino piatto di 豆芽 豆芽 crudi
Cestino
Piatto
Crudi

Concludo con il 白菜 (báicài), ce ne sono due varietà  e cioè il 大白菜 (dàbáicài) e lo 小白菜 (xiǎobáicài).
Per ora parlerò solo del primo, tanto per lasciare un po’ di suspense in attesa del prossimo post.
Il nostro 大白菜 (dàbáicài) “Napa cabbage“, “Brassica rapa subsp. pekinensis” è una specie di verza allungata e compatta.
Degno di nota è il fatto che 白菜 in mandarino suona quasi come 白财 (báicái) letteralmente “cento fortune” o “cento benesseri”, quindi viene considerato di buon auspicio, quindi ne viene fatta effigie in vari modi, tra cui lavori in giada anche pregevoli che poi vengono usati come regalo.
Questa verdura è anche un classicissimo del kimchi (김치), la conserva di verdure che viene servita come antipasto e contorno in Corea (e nei ristoranti coreani in giro per il mondo). 

大白菜 al supermercato piatto di 大白菜 scultura di 大白菜
al supermercato
piatto
giada
piatto di 大白菜 大白菜 di giada sezione di 大白菜
altro piatto
altra giada
sezione

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disturbatori

August 31st, 2011

Cosa rimane dopo anni di vagabondaggi in giro per la Cina e il mondo in aereo, barca, teno, macchina, motorette e biciclette?
Una serie di impressioni fugaci, lezioni di vita imparate da personaggi rocamboleschi, flash di panorami mozzafiato, e soprattutto una chiara panoramica sui vari tipi di disturbatori che si incontrano in viaggio.
(chi dice che mi lamento sempre a questo punto può smettere di leggere.)
Procediamo con una lista che riassume le tipologie più diffuse.

  1. Nuovo amico a tutti i costi: Questa specie è particolarmente diffusa in Cina, non a caso ha l’onore del primo posto nella lista. Il fatto è che alcuni cinesi quando vedono uno straniero sentono l’impulso irrefrenabile di attaccare bottone. A nulla valgono occhiatacce che incenerirebbero un rinoceronte; a nulla serve far finta di essere sordo, malato o agonizzante; niente può trattenere il tumultuoso prorompere di amicizia che sgorga dall’”amico a tutti i costi”. Presto comunque la comunicazione si assesta sui soliti binari: “Come parli bene cinese”, “Come usi bene le bacchette”, “Ti sei abituato al cibo cinese?”, e il sempreverde “Noi siamo poveri e tu sei ricco (e tutti i tipi di domande e osservazioni posssibile sul tema:Soldi)”.
  2. Bambino tisico: Un classicissimo. Il bambino tisico si riconosce dal colorito palliduccio. Siede tranquillo ed emette continuamente sempre lo stesso suono. Snif… Snif… Snif… Snif… Oppure Cough.. Cough.. Cough….. Cough… Non smette MAI.
  3. Igienista orale con stuzzicadenti (e risucchi): le buone maniere in Cina esistono, ma si tratta di regole diverse da quelle a cui siamo abituati noi. Per esempio, pulirsi i denti con lo stuzzicadenti in pubblico è la cosa più normale che esista. L’operazione viene condotta solitamente con notevole impegno e concentrazione, e con una vasta gamma di rumori.
  4. Il parlatore al telefono: questo è subdolo perché apparentemente è una persona tranquilla. Dopo che ti sei seduto e sistemato per bene, e magari anche appisolato, improvvisamente gli squilla il telefono. Allora scoppia in una esplosione di comunicatività condotta a voce tonante, con abbondanza di risate, urli e pacche sulle ginocchia. Finiti i 40-45 minuti di spettacolo, egli si ripega nel suo torpore come un giocattolo a molla, non prima di essersi guardato attorno con espressione beota chiedendosi perché tutti lo stiano fissando.
  5. L’appassionato di suonerie: Il titolo la dice tutta. Si tratta di un caso umano: il soggetto è disilluso dal fatto che nessuno lo chiami ed entra nella fase di diniego pensando di non sentire le chiamate perché la sua suoneria non è abbastanza alta o squillante. Prova quindi tutte le suonerie presenti nel telefono al massimo volume possibile, ascoltandole anche più volte, noncurante di chiunque gli stia attorno.
  6. L’allegra brigata, e la sua sottospecie I signori di mezz’età allegri: questi esemplari quando isolati si rincantucciano in qualche angolo, tengono gli occhi bassi e mostrano un’espressione tra il contrito e l’amareggiato. Quando si trovano in due, chiaccherano amabilmente. In tre o più, l’indice di allegria e estroversione aumenta esponenzialmente, in maniera inversamente proporzionale al grado di attenzione verso i non appartenenti al gruppo, che vengono considerati come tappezzeria. Sono noti casi di istrionismo, con tanto di esibizioni da circo e salti mortali nel caso di brigate abbastanza numerose.
  7. L’ubriaco: Questa tipologia si divide chiaramente in due sottospecie: l’ubriaco allegro e l’ubriaco triste. In entrambi i casi degenera nel tipo (1) oppure tenta di fare da solo una allegra brigata, generalmente con ben poco successo.
  8. Il lettore di giornale: Solitamente questo esemplare compare nei treni più affollati o negli scompartimenti più angusti. Necessita per le sue operazioni di una superficie di circa quattro metri quadrati e gira le pagine in continuazione invadendo lo spazio di tutti gli sfortunati che gli stanno attorno. Compie gesta acrobatiche per eliminare ogni singola pieghettina prima di leggere ogni parola, distribuendo a tutti in abbondanza gomitate, ditate e sventagliate di carta sulla faccia.
  9. Il bambino logorroico: La teoria più diffusa è che al bambino logorroico a casa propria venga fatta proibizione di profferire parola. Per questo motivo egli appena si trova fuori dall’ambiente familiare macina migliaia di parole al minuto, solitamente dando piena voce ai polmoni ed emettendo trilli ultrasonici capaci di trapanare senza pietà i timpani degli astanti. Altre teorie dicono che il bambino logorroico non sia altro che la fase infantile dell’”amico a tutti i costi”. Ai posteri l’ardua sentenza.
  10. Il patatomane: In Cina non vanno molto di moda le patatine ma questa specie è comunque abbondantemente presente nella veste del mangiatore di 咸菜, il mangiatore di colli d’anatra e moltre altre varietà. Per poter essere classificato nella specie l’esemplare deve soddisfare dei requisiti:
    • Il cibo prescelto deve essere altamente puzzolente, e possibilmente unto
    • Il cibo prescelto deve presentare caratteristiche di rumorosità quando consumato
    • La degustazione del cibo deve essere condotta con la massima calma possibile in modo da farlo durare più a lungo
  11. La lista continua…
    Ma per ora basta così.

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cassa

July 22nd, 2011

Per motivi personali, decido di effettuare una spedizione con la cassa con la quale qualche anno fa avevo spedito dall’Italia i miei effetti personali.
Si tratta di una pregevole cassa di legno fumigato di dimensioni di metri 1x1x1, un metro cubo giusto giusto.
Faccio recapitare il cubozzo nel parcheggio coperto sotto casa e chiamo una nota ditta di trasporti, spiegando per filo e per segno l’orario del ritiro (due del pomeriggio), luogo di destinazione, misure, probabile peso complessivo.
Con animo allegro incomincio quindi a preparare scatoloni vari da mettere nella cassa.
Il mattino del giorno stabilito incomincia la serie delle obbligatorie telefonate di conferma al trasportatore, che poi diventano telefonate di sollecito, per poi assumere toni iracondi quando il ritardo supera le due ore.
Tutto normale, niente di cui preoccuparsi. Succede sempre, ogni volta, sicuro come il sorgere del nuovo sole.
Alla fine suona il campanello, e si presenta un ragazzotto con un classico carrello cinese di quelli fatti in casa, composti da una intelaiatura di metallo saldata alla bell’e meglio, con dei cuscinetti a sfera a mò di ruote.
Si procede alla compilazione dei moduli, complicata dal fatto che il mio nome non è composto da tre caratteri quindi non ci sta nello spazio assegnato, e poi il ragazzo non ha mai visto in vita sua un passaporto, eccetera eccetera.
Superate le difficoltà burocratiche, si procede a sistemare su detto carrello tutte le scatole che avevo preparato e sulle quali avevo ingenuamente apposto scritte tipo “fragile”, “mettere in basso”, “mettere in alto”, “non capovolgere” eccetera.
Accenno a qualche flebile protesta. “Scusa, invece di fare una piramide alta due metri sul carrello, non si potrebbero fare due viaggi?”
“Non c’è problema, ce la facciamo benissimo.”
“Il fatto è che le scatole sotto risultano un po’ schiacciate.”
“Tanto è solo per due minuti, il tempo di scendere in ascensore.”
“Ma ci passiamo poi dal’ascensore? Non è troppo alto?”
“Non c’è problema.”
Una volta terminata la piramide, in effetti la salita sull’ascensore non presenta troppi problemi.
Purtroppo per arrivare al parcheggio sotterraneo dopo l’ascensore c’è una porta leggermente più bassa, dove si verifica la rovinosa caduta di alcune delle scatole più fragili che avevo avuto cura di lasciare in cima al mucchio.
Prendo qualcosa al volo come nei cartoni di Tom e Jerry, e superiamo la porta.
Mi volto verso la cassa per togliere il coperchio, e sento un agghiacciante rumore di scatole cadute.
Purtroppo la griglia sopra al canale di scolo subito dopo la porta si è rivelata un ostacolo fatale per le piccole ruote del carrello.
Procediamo quindi alla raccolta degli oggetti usciti da alcune delle scatole.
Chiedo poi: “Dov’è il camion?”
“Non ci hanno lasciato entrare, dicono che è troppo alto e qui non passa.”
“Ma se mettiamo tutte le scatole nella cassa, poi sarà troppo pesante per metterla sul camion. Come pensi di fare?”
“Mettiamo le scatole vuote per terra; mettiamo la cassa vuota sul carrello; mettiamo le scatole nella cassa; portiamo fuori la cassa piena con il carrello; svuotiamo la cassa vicino al camion; mettiamo la cassa vuota sul camion e quindi la riempiamo di nuovo con le scatole.”
Abbacinato da questo improvvisa rivelazione mistica, rimugino un po’ e convengo che in effetti non c’è altra maniera.
Ci accingiamo quindi ad eseguire il piano tattico.
Purtroppo la rampa per uscire è molto lontana, c’è di mezzo il parcheggio sotterraneo che è stato costruito prendendo come modello il labirinto del minotauro. La rampa di entrata invece è lì vicina, quindi chiedo alla guardia di fermare momentaneamente le macchine all’ingresso per permetterci di uscire da lì.
Risultato: mentre compiamo sforzi erculei per far superare alla cassa piena i cordoli antivelocità su per la rampa, veniamo quasi investiti da un’automobile.
Non penso nemmeno a rimproverare la guardia e ci dirigiamo verso il camion.
Appena arriviamo vicino al camion inizia a piovere, una di quelle piogge torrenziali a goccioni grossi come pugni che capitano solo nel Guangdong e nei film di Fantozzi.
Il ragazzo sentenzia: “Dico all’autista di muovere il camion sotto l’albero, lì non piove.”
La manovra viene eseguita immediatamente, con qualche difficoltà perché i rami più bassi si impigliano sulla sommità del cassone e ci strisciano lamentosamente.
Fortunatamente avevo chiuso perbene la cassa con il suo coperchio, altrimenti mi sarei trovato con un metro cubo di acqua e poco altro.
Una volta aperte le ante del camion, mi aspettava un’amara sorpresa: il camion era già pieno di altre scatole.
Rivolgo al ragazzo un’occhiata da cerbiatto ferito, e lui mi dice: “Non c’è problema, adesso faccio spazio.”
Il relativo riparo delle foglie d’albero non mi evita di prendere una bella razione di acqua piovana, mentre guardo affascinato questo tizio che sposta scatole come nel gioco dei 15 per creare uno spazio di un metro cubo nel vano di carico del camion.
Nonostante avessi pensato che fosse impossibile, la pioggia aumenta di intensità.
Ritengo impossibile svolgere il resto delle operazioni previste dal “master plan” e propongo di spostare la cassa sotto ad un porticato che offre un relativo riparo.
Il porticato presenta un gradino insormontabile dal carrello con sopra la cassa e quindi la essa viene lasciata a macerare sotto l’acqua torrenziale mentre io ed il ragazzo ci guardiamo attorno, e l’autista resta invisibile nel suo abitacolo.
Mi metto a cercare una maniera per permettere al camion di venire in retromarcia fino a sotto al porticato, ma è impossibile: l’intera zona è stata circondata da paletti cementati messi lì apparentemente al preciso scopo di evitare una manovra del genere.
Non resta che aspettare che il temporale finisca.
Dopo qualche decina di minuti non piove più. Il ragazzo nel frattempo era sparito; spingo carrello e cassa vicino al camion.
Tolgo il coperchio e vedo che l’acqua è entrata ugualmente, ma il danno non sembra troppo grave.
Compare l’autista, un signore di mezz’età, assieme al ragazzo; allora ribalto il coperchio per terra e sposto un po’ di scatoloni sopra a detto coperchio, mentre il ragazzo finisce l’opera di creazione di spazio all’interno del cassone e l’autista osserva meditabondo.
Quando la cassa è mezza vuota, i due propongono di sollevarla.
Purtroppo appena iniziato il movimento, l’autista accusa forti dolori di schiena. Devo prestare all’opera le mie forti braccia.
Bene o male mettiamo la cassa sul camion.
Il ragazzo si accinge a rimettere dentro le scatole ma dopo un mio perentorio urlaccio si fa da parte e si limita a passarmele mentre io cerco di trovare una sistemazione ottimale.
Qualcosa da questi cinque anni di Cina l’ho anche imparato, per cui mi ero portato martello e chiodi per chiudere il coperchio della cassa.
Alla fine, bagnato come un pulcino, sporco e sudato come un camallo, il ragazzo mi presenta da firmare l’ultimo foglio: “Plichi spediti: uno”

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