我很久没写中文日志了。现在是时候了。话题是:会说中文的老外。
啊呀,每天荧屏上都会有几个老外,说普通话真的说的得很流利,但是我一直都会有一点尴尬的感觉。
Come on,他们学会了一个挺难学的语言,那又怎样?
还要给他们一枚金牌?
在国外有很多华人学会了好困难的语言,但是没有人想把他们放在电视节目里面,像猴子一样表演他们的能力。
为什么呢?因为国外没有人觉得学会一个语言是个奇怪的东西。
如果有向像中国一样那种节目,没有人会看,推荐的人会被炸炒鱿鱼,回家哭得很幸苦。
我不明白的地方就是这种活动为什么那么惹人注意。
为什么中国人觉得学会了中文的老外那么有意思?
是不是因为中国人觉得自己的语言特别困难,所以想这种外国朋友很聪明?
或者是因为以前老外很有权利,好像他们都是大老板。
反而现在中国经济那么好,中国是世界的工厂,所以老外也要磕头,努力学习汉语来中国寻求机会。
或许因为外国人有大鼻子,有金发?他们比中国模特还漂亮?或许中国住在大山里的人还很少能看见真人外国人,所以他们很高兴有机会满足看看外国人是什么样子的好奇心?
或许可能还有别的原因。
不过对我这个地球人的老外来说,真的是很难接受的理由。
Filed under: Life in China
会说中文
July 29th, 2010Posted in Chinese, Life in China | 8 Comments »
Roads
July 19th, 2010Here! The 10 secret rules that they teach in all Chinese driving schools!
- If you are driving a truck, you can do whatever you want. Cut the road to others, go the wrong way, U-turn at the crossroad, etc… Hey, you are WORKING! And you are BIG! And your horn can scare the bejesus out of anybody!
- If you are driving a bus, you are working and big and AGILE! More road cutting! And you can stop abruptly or dash forward without notice, that is more FUN!
- If you are on a car, you have just the right balance of size and agility. And this means FREEDOM! YOU spell the rules! Death to everybody else!
- If you are on a motorbike, then life is paradise! You can swish around, above and under cars; you can go in every direction, expecially at traffic lights. You can gang with other bikes and bully cars; dash out from side streets without looking, carrying along your family and dogs and pigs. There is no end to fun!
- If you are on an electric byke, it is just like in #4 but with the huge difference that you don’t have a license plate! They won’t get you! And you’re not even supposed to know the traffic rules! So what does that red light mean? WHO CARES! Go, go, go! (with family and pigs and dogs and geese and chickens and fishes and gas tanks &c. &c.)
- If the street is wide, you you can do whatever you want! There is so much space for everybody! Like a soccer field, but with more fun!
- If the street is narrow, you can do whatever you want! You’re so busy dealing with this difficult situation, there is no space left for the pesky traffic rules. Show an angry grin and avoid eye contact.
- If you are close to the place where you live, you can do whatever you want! Hey, it’s YOUR TURF! YOU’re the master!
- If you are close to your destination, you can do whatever you want! Hey, you are not a living GPS, are you? You have to go back and forth a million times, slow like molasses, looking around in all directions (except forward), talking to the cellphone, that’s only human.
- To sum up: dear laowai, if you like rules so much, go follow them, because you are the ONLY ONE! (Death to all laowais)
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Locust
July 6th, 2010Vorrei iniziare una serie di post sull’argomento dei 三十六计, i “Trentasei stratagemmi”, una gemma di cultura classica che personalmente reputo di basilare importanza per chi lavora con la Cina.
Dico “basilare” nel senso che i 36 stratagemmi non vengono quasi mai citati direttamente, ma nei discorsi sono sempre presenti tra le righe, che si tratti di riunioni o trattative, o che si tratti di riuscire a spiegare il comportamento apparentemente incomprensibile di qualcuno.
In poche parole, fanno parte della cultura del Paese, anche se pochi li sanno recitare a memoria.
Tra l’altro ho notato che su internet non ci sono testi in italiano a riguardo, quindi ecco una ragione in più per mettersi al lavoro. Chiaramente se qualcuno invece trovasse del materiale, me lo faccia sapere!
Vista la frequenza dei miei post ci metterò un’eternità, ma come dicono i cinesi, 千里之行始于足下 (qiānlǐ zhī xíng shǐyú zúxià) “Un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo”.
Per chi voglia portarsi avanti, posso consigliare qualche sito ben fatto:
Io incomincio con il numero 26, solo perché è uno dei miei preferiti.
Perchè ostinarsi a seguire l’ordine tradizionale?
In fondo questo è solo un blog, mica un trattato accademico.
Quando tra qualche anno avrò finito tutti i 36 post allora li metterò in ordine, promesso.
Quindi:
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Sul dizionario questo stratagemma viene tradotto letteralmente come “reviling/ abusing the locust tree while pointing to the mulberry”, e più figurativamente come “Make oblique accusations; scold sb. indirectly”.
Attenzione a 槐 (huái), significa “locust tree” e non “locust” come si trova spesso scritto in giro.
Il “locust tree” è la comune acacia o robinia.
Questo stratagemma applicato nel suo contesto di strategia militare ci consiglia di risolvere una situazione complessa quale può essere un problema di disciplina tra le proprie truppe affermando la propria autorità tramite un atto spettacolare.
Qui sarebbe obbligatoria la storiellina del generale 韩信 (Hán Xìn) che per ristabilire l’ordine dalle sue truppe rimosse dall’incarico altri due generali… etc… etc… ma io personalmente di queste storie non ne posso più, per cui la evito.
Teniamo sempre presente che il contesto iniziale degli stratagemmi è la guerra, ma i ragionamenti sono applicabili alla vita di tutti i giorni. Quindi dove lo stratagemma dice “attaccare”, si può invece interpretare “avvertire”, “guidare” o “rimproverare”, in base alla situazione del momento.
Per fare un esempio, supponiamo di essere alla guida di un’azienda i cui operai siano in tumulto perché ritengono che l’azienda non presti abbastanza attenzione al benessere dei dipendenti.
Non si può mica andare a parlare con tutti uno per uno e farli ragionare… spiegare che un’azienda non è un asilo infantile, che non basta distribuire caramelle, che ci sono problemi più importanti da risolvere, livelli di qualità da rispettare, clienti da accontentare, certificati da ottenere, burocrazia, amicizie altolocate, etc…
Sarebbe impossibile!
Si può però per esempio sceglierne un paio che abbiano violato le regole di sicurezza sul lavoro e dar loro una bella sanzione diciplinare, con una circolare ufficiale che ricordi a tutti quanto è importante la sicurezza sul lavoro e quali sono i pericoli ai quali si va incontro se non si rispettano le regole.
In questo caso il problema da affrontare era troppo frammentato per occuparsi delle singole parti, e si è dovuto ricorrere ad una punizione esemplare al solo scopo di placare gli animi e trasferire l’attenzione generale su qualche altro problema.
Supponiamo invece di avere un locale che vende hamburger e volerci affermare sul mercato.
Potremmo fare una campagna pubblicitaria sul tema “La nostra carne viene solo da animali allevati in maniera organica! Le nostre bevande sono naturali, non ci sono conservanti! Non siamo una catena di negozi senza cuore!”
Ecco che ho indicato il mio nemico chiaramente, senza però farne il nome.
Oppure se sono un dipendente in un ufficio, e magari ho anche delle capacità, ma davanti a me c’è un capo ammanicato o un incapace figlio di papà, cosa posso fare?
Non posso certo accusarlo pubblicamente, perderei sicuramente.
Posso però analizzare la situazione e sfruttare qualche punto debole. Se il capo ammanicato fosse uso ad una certa pratica, per esempio scatti d’ira, potrei iniziare una campagna denigratoria tra i colleghi contro gli scatti d’ira in pubblico.
Morale, spesso ci si trova nella situazione di dover far fronte a situazioni che per una serie di ragioni non sono gestibili direttamente. Si si può allora partire alla lontana e agire su qualcosa di apparentemente scollegato ma che faccia capire dove sta veramente il problema.
Come dimenticare “The rising sun” e Sean Connery che sulla scena del delitto prendeva a schiaffi il giapponesino mentre il vero capo stava dietro al riparo?
Questo è un altro esempio da manuale.
Chi ha altri esempi da aggiungere?
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frutta 3
June 1st, 2010Ecco qui l’atteso seguito dei precedenti post sulla frutta tropicale.
Per iniziare citerò il 番石榴 (fānshíliu) “guava”, anche se non mi piace per niente.
Ricorda un po’ una pera, però ha una polpa secca, legnosa.
Ci fanno un succo che si trova al supermercato (mica tanto buono neanche quello).
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| Guava |
L’odore del 榴莲 (liúlián) “durian” ricorda qualcosa di marcescente, e anche gli appassionati che ne decantano il sapore, abbassano lo sguardo quando interrogati sull’odore.
Una volta in un ristorante mi ero portato del durian da fare assaggiare a degli amici italiani ma un cameriere mi ha cortesemente invitato ad uscire.
È molto dolce, mi piaceva, ma una volta ne ho mangiato talmente tanto da farne indigestione e da allora l’odore anche da lontano mi fa venire il voltastomaco.
L’aspetto è molto singolare, è un pò come un perone gigante ricoperto da inquietanti spine a forma di piramide.
L’interno è diviso in spicchi con dentro dei semi ovali.
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| 榴莲 liúlián 1 | 榴莲 liúlián 2 | 榴莲 liúlián multa |
Nonostante l’aspetto apparentemente simile, il 菠萝蜜 (bōluómì) “jackfruit” non è parente del 榴莲 (liúlián).
Può crescere fino a misure impressionanti, ha le punte meno pronunciate e sia l’aspetto interno che il sapore sono proprio diversi.
Puzza anche lui, ma mentre il durian richiama alla mente delle scarpe da tennis in caucciù calzate per settimane da piedi di scimmia, questo almeno ricorda il regno vegetale.
Link 1, link 2.
È delizioso.
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| 菠萝蜜 bōluómì 1 | 菠萝蜜 bōluómì 2 | 菠萝蜜 bōluómì 2 |
Abbiamo quindi lo 黄皮果 (huángpíguǒ) “Wampi , Wampee“, asprino, non se ne vedono tantissimi ma quando se ne trova un albero suggerirei di fare una sosta tattica.
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| 黄皮果 huángpíguǒ 1 | 黄皮果 huángpíguǒ 2 | 黄皮果 huángpíguǒ 3 |
Un altro “personaggio” è il 罗汉果 (luóhànguǒ) “Corsvenor Momordica“; non si trova praticamente mai fresco, ma nei mercatini ci sono sacchi pieni del frutto secco.
Pare che sia usato nelle zuppe.
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| 罗汉果 luóhànguǒ 1 | 罗汉果 luóhànguǒ 2 |
Un discorso a parte meriterebbe il 山竹 (shān zhú) “mangosteen“; in apparenza dall’esterno sembra un mirtillone, ma ha una buccia molto spessa, dentro è bianco e molliccio. A me non piace tanto ma c’è gente che ne va matta.
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| 山竹 shān zhú 1 | 山竹 shān zhú 2 | 山竹 shān zhú 3 |
Un frutto che invece mi piace molto è il 大枣 (dàzǎo), in inglese viene chiamato “jujube, Chinese date“; c’è anche in Italia e si chiama giuggiola, proprio quella del “brodo di giuggiole“.
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| 大枣 dàzǎo 1 | 大枣 dàzǎo 2 | 大枣 dàzǎo 3 |
Last but not least, il 山楂 (shānzhā), “Crataegus pinnatifida”, conosciuta anche come “Chinese hawthorn”.
Viene molto spesso caramellato e infilato su uno stecco; una volta costituiva lo stuzzichino da passeggio per definizione, ora comunque si vedono ancora dappertutto tizi in bicicletta che ne portano in giro mazzi da vendere per strada.
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| 山楂 shānzhā 1 | 山楂 shānzhā 2 | 山楂 shānzhā 3 |
Da questo frutto si ricavano una quantità di dolci e caramelle tra i quali i più famosi sono senza dubbi i 山楂片 (shānzhāpiàn) e il 山楂糕 (shānzhāgāo).
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| 山楂片 shānzhāpiàn | venditrice | 山楂糕 shānzhāgāo |
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Giada
January 29th, 2010Oggi non farò il solito post di frigne sulla vita in Cina, bensì scriverò un post di cultura generale, e parlerò di 玉 (yù) “giada”.
La giada per i cinesi riveste un fascino particolare.
Considerata più preziosa di oro e argento, era conosciuta fin dalla più remota antichità: nei musei ci sono oggetti di giada datati 5000 B.C.
Tra le molte virtù attribuite al minerale, pare che la giada preservasse il corpo dopo la morte, per cui nelle tombe dei potenti era un “must”, non solo come materiale per suppellettili ma anche come rivestimento, mi ricordo di avere visto nei musei intere armature fatte di pezzetti di giada.
Anticamente i taoisti ritenevano di poter raggiungere l’immortalità mediante pozioni nelle quali la giada risultava invariabilmente come ingrediente; non per niente la divinità suprema del Taoismo si chiama 玉皇 (Yùhuáng) “Imperatore di Giada”.
Il termine “giada” indica in realtà due minerali diversi: uno è 硬玉 (yìngyù) oppure 翡翠 (fěicuì) “jadeite”, l’altro è 软玉 (ruǎnyù) “nefrite”, quest’ultima da non confondersi con la malattia dei reni anche se alla fine le parole sono collegate: infatti la parola “Giada” deriva dallo spagnolo “piedra de hijada” cioè “pietra del fianco”, in quanto usata dalle popolazioni indigene delle Americhe come rimedio contro le malattie dei reni.
Stranamente la nazione che vanta i maggiori depositi di giadeite non è la Cina ma il 缅甸 (Miǎndiàn) cioè Burma o Myanmar che dir si voglia.
In Cina sono comuni i negozi di gioielli specializzati in giada burmense,come pure quelli che si rifiutano di venderla per motivi politici.
Infatti la giada proveniente da Burma è un po’ come i “blood diamonds” africani, infatti viene chiamata anche “blood jade“. Ci sono vari gruppi che lottano per questa causa.
La maggior parte di quello che si vede sulle bancarelle in Cina sono pezzetti di vetro, ciononostante il 99% dei cinesi ne porta un pezzetto appeso al collo con un filo rosso; dicono che faccia bene alla salute.
Volendo acquistare della giada, bisogna stare attenti ad una serie di fattori.
Innanzitutto il colore: più è verde brillante e più alto è il valore; il colore non deve essere né troppo chiaro né troppo scuro; ogni macchia scura o chiara che spezzi l’omogeneità del materiale ne diminuisce il valore.
Curiosità: per indicare le imperfezioni della giada si usa il carattere 瑕 (xiá) “difetto”.
Poi c’è la trasparenza: la giada più preziosa è traslucente, ad occhio nudo si deve poter intravedere l’interno ad una distanza di uno o due millimetri dalla superficie.
La lavorazione poi è importantissima; specialmente quando l’artigiano riesce ad incorporare eventuali difetti in un disegno.
Macchie e striature sono formate da elementi estranei presenti nel minerale. Con procedimenti chimici è possibile eliminare le impurità, ma il risultato non è più giada 天然 (tiānrán) “naturale”, bensì 处理 (chǔlǐ) “trattata”.
Altri procedimenti sono volti a modificare il colore in modo da renderlo più verde; in questo caso si parla di giada 合成 (héchéng) “sintetica”.
È impossibile capire ad occhio nudo se la giada sia stata trattata chimicamente; sono necessari dei test di laboratorio.
Le gioiellerie forniscono dei certificati di autenticità per gli oggetti più preziosi , ma si sa, sono cose da prendere “cum grano salis”.
Ci sono vari tipi di giada più o meno preziosi, per esempio quella 冰种 (bīng) “ghiaccio”, di colore chiaro quasi bianco; la 豆种 (dòu) “fagiolo”, di aspetto opaco; la 碧种 (bì) con una tinta azzurra; 玻璃种 (bōli) “vetro”, trasparente.

玻璃种 (bōli) “vetro”

冰种 (bīng) “ghiaccio”

豆种 (dòu) “fagiolo”

碧种 (bì)
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sauna
January 12th, 2010L’ultima novità delle folli serate cinesi è la 桑那浴 (sāngnàyù) “sauna”.
Sinceramente in passato ho evitato questi posti perché hanno fama di luoghi di prostituzione, ma ultimamente ho accettato di provare questo posto nuovo perché è stato un amico affidabile a garantirmi che si trattava di un luogo “pulito”.
Ci siamo andati in 4, cioè io più l’amico messicano, l’americano e il taiwanese (non è l’inizio di una barzelletta, ma l’elenco delle persone che frequento di solito).
Sarò breve: quattro o più piani, non ho ancora esplorato tutto.
Arredamento faraonico, quattro piscine a temperature diverse di cui una con pesci; sauna finlandese e bagno turco; inservienti dovunque, servizi di ogni tipo compresa sala “stravacco” con monitor personale per vedere la televisione; navigazione internet, ping-pong, frutta e succhi gratis a volontà, buffet a pranzo e a cena.
Tutto compreso nell’ingresso, una manciata di RMB; poi volendo ci sono anche massaggi di ogni tipo da pagare però a parte.
La carrellata di divertimenti mondani in città continua: recentemente sono andato a vedere Avatar in 3D nel nuovo centro commerciale dove c’è anche 沃尓玛 (wòěrmǎ) “Wal-Mart”, più vari ristoranti tra cui la churrascaria brasiliana, l’Ajisen giapponese, la pista di pattinaggio, sala giochi, parco bimbi, etc.
Di centri così ce ne sono due, l’altro è il Jusco, sulla stessa falsariga, non c’è il cinema ma in compenso c’è una steak house degna di nota.
Di steak house in città ce ne sono altre ma questa è l’unica a fare delle bistecche veramente buone.
Insomma, io sono arrivato qui nel 2007, e allora non c’era NIENTE a parte i soliti karaoke (bleah); uscire la sera era una depressione, il massimo divertimento era andare al ristorante.
In tre anni sono spuntati come funghi centri benessere, centri commerciali, centri residenziali, per non parlare delle strade nuove, ponti eccetera.
Certo non sarà Shanghai o Pechino ma per uno abituato all’andazzo di qualche anno fa, sembra di abitare a Simcity!
Ho imbroccato per caso una città che sta recuperando in fretta il progresso perduto in anni di sonnolenza.
La corsa allo sviluppo però non è affatto omogenea nelle varie città, dipende tutto da una serie di fattori geografici e politici.
Qui le cause sono collegate alle grosse aziende di Shenzhen che devono spostare i propri stabilimenti fuori dalla cerchia urbana in espansione.
La città dove vivo è una delle scelte più ovvie, e il governo municipale lo sa bene, per questo stanno costruendo come castori.
La musica nelle altre città può essere ben diversa, come non sembrano rendersi conto i giornalisti nel resto del mondo che continuano a proporre una Cina uniformemente dinamica.
Se ne può rendere conto chiunque viva in una grande città cinese: a 20 KM dal centro si piomba in un altro pianeta, e ci si accorge che le zone non contemplate dai piani regolatori sono ancora ferme all’età della pietra.
Il sistema 户口 (hòkǒu) poi non permette a chi è nato in campagna di trasferirsi facilmente in città; anzi in origine il sistema era nato proprio per limitare i flussi di popolazione dalle campagne verso le città.
Quindi se nasci in città, sei un cittadino e se sei nella città giusta vai anche a rimpinzarti di carne importata alla steak house. Se nasci in campagna, stai in campagna.
Tutto questo naturalmente porta a tensioni sociali mica da ridere.
Ora, quando i cinesi mi fanno la domanda n.2: “Si vive meglio in Italia o in Cina?”, solitamente rispondo che non è possibile fare paragoni: è come voler confrontare pere e mele, è questione di gusti.
La risposta corretta sarebbe “Si vive meglio in Italia perchè se nasci in provincia almeno hai la possibilità di fare lo stesso una vita decente”, ma non lo posso mica dire.
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progresso
December 25th, 2009Ecco l’atteso seguito del post precedente.
Passarono gli anni, altri viaggi in giro pel mondo, e venne il 2001.
Quell’anno mi andò di fare un altro viaggio in Cina, più o meno le stesse tappe di quello del 1995 ma con qualche variante.
Tutto sommato non fu affatto male, se non fosse che commisi un errore fatale: tornare nel villaggio più bello del mondo.
Una sola parola: sventrato. Sventrate le strade per chissà quale folle progetto di costruzione; sventrate le case di legno con i negozietti delle vecchine, e sostituiti con palazzoni di cemento e vetri blu.
I tibetani, spariti, sostituiti da una compagine di cinesi bercianti e sputazzanti.
Il monastero resisteva, ma ora accoglieva orde di turisti. Ho visto con questi miei occhi un monaco assalire fisicamente un turista cinese che si era lasciato sfuggire un commento di troppo.
Dev’essere stato difficile ma sono riusciti anche a togliere l’incanto delle steppe, con un posto di blocco a pagamento per chi esce dal villaggio per andare… da nessuna parte, c’è solo una strada polverosa infestata da gente in motoretta.
Di nomadi, nemmeno l’ombra.
I pellegrini sono anche aumentati, ma non sorridono più, e con loro sono arrivati anche i mendicanti, tanti, troppi.
Mi sono aggirato un pò, sono entrato a vedere il monastero, quattro chiacchiere con qualche monaco, che tristezza… avevano tutti il cellulare e nelle pieghe dell’abito nascondevano soldi.
Ho trascorso una sola notte in un ostello consigliato dalla Lonely Planet, che nel frattempo aveva inserito un paragrafo sul villaggio.
Il mattino dopo sono scappato via quasi in lacrime.
Non prima di essermi preso un ricordino: avevo fatto colazione con una roba a base di latte, e a metà strada mi è venuta un’intossicazione alimentare che mi ha azzerato per una settimana.
La chiave di volta del post comunque ruota attorno ad un incontro casuale capitato mentre ero ancora lì.
Mi ero fermato a chiedere un’informazione ad un tizio, abbiamo scambiato due parole e questo tutto soddisfatto mi ha detto “Ancora un anno e non riconoscerai più la vecchia Xiahe”.
Ho fermato appena in tempo il turbine di improperi che stava per prorompere dalla mia bocca, e l’ho guardato meglio: scappato dalla miseria nera di chissà quale sperduto villaggetto, basso, tracagnotto, sporco, denti gialli, capelli sparati in tutte le direzioni e… sguardo sognante puntato diritto sul luminoso futuro.
Cosa potevo dire a questo fenomeno? Con che diritto?
Il progresso comporta molti svantaggi, ma a quell’ometto non poteva fregare di meno delle casette in legno, alle quali avrebbe dato fuoco senza pensarci un attimo.
Mica possiamo dire a questa gente come devono comportarsi a casa loro.
Giù gli hutong di pechino, su obbrobri di cemento, noi italiani siamo proprio gli ultimi che possono aprire bocca.
Noi occidentali poi facciamo la nostra parte: se sulla Lonely Planet non fosse stata fatta menzione di questo luogo ameno, ci sarebbero stati meno turisti, e magari non ci sarebbero stati così tanti cambiamenti.
Chissà come sarà ora…
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altruismo
December 11th, 2009Settimana scorsa tornando a casa dall’ufficio in macchina, il bus davanti a me ha inchiodato e ha sbandato di lato.
Ha fatto così per evitare una persona riversa in mezzo alla strada in una pozza di sangue. Di fianco, una bicicletta accartocciata.
La strada in questione è veramente molto pericolosa: stretta, molto trafficata, numerosi mezzi pesanti, zero illuminazione.
Nessuno si è fermato ad aiutare il poveraccio.
Essendo già stato indottrinato sull’argomento non mi sono fermato nemmeno io, ma ignorando gli strilli dei colleghi cinesi a cui stavo dando uno strappo mi sono fermato poco più avanti e li ho costretti a chiamare il 119.
Poi ho aspettato che arrivasse l’ambulanza, ed è arrivata dopo un solo minuto perché evidentemente qualcun altro aveva chiamato.
Perché non fermarsi?
Semplice: perché il ferito potrebbe accusare il soccorritore di avere causato l’incidente, per poi pretendere i danni.
Se chi si ferma fosse straniero, l’eventualità sarebbe certa, in vista di un maggiore guadagno. Purtroppo sono noti molti casi del genere.
Possibile? Per una questione di soldi si lascia la gente in mezzo alla strada? Non c’è proprio traccia di sentimenti umani?
Si leggono molte discussioni sulla spiritualità dei cinesi, anzi degli esseri umani in generale, e a proposito vorrei raccontare un aneddoto che magari c’entra poco però rende l’idea, e poi è molto che lo volevo scrivere, e infine il blog è mio e ci scrivo quello che mi pare e piace.
Correva l’anno 1993 e io ero nella Shanghai di allora, senza torre della televisione, senza metropolitana, senza 金茂大厦 (Jīnmào dàshà), e 南京路 (Nánjīng lù) non era pedonale.
Mi sento vecchio e canuto, è facile provare questa sensazione in una nazione che cambia faccia da un giorno con quell’altro, il 1993 è lontano e qui in 16 anni cambia tutto.
Comunque me ne stavo rilassato a godermi il ventilatore nella mia stanza del dormitorio quando all’improvviso entrò uno spilungone vestito pesante che mi tese la mano e mi si presentò in un inglese con pesantissimo accento francese.
Si chiamava Marc, era partito da Parigi ed era arrivato in Cina da un paio d’ore per inseguire il suo sogno di imparare il cinese e vivere la sua avventura.
Stringemmo immediatamente sodalizio e poco dopo venni a sapere che sull’aereo aveva conosciuto un altro francese a nome Oliver, il quale era partito dalla Francia con lo stesso suo proposito ma con un livello di organizzazione leggermente superiore, nel senso che aveva già una sistemazione e un corso di lingua prenotato.
Marc aveva dato i suoi bagagli ad Oliver con l’intenzione di riprenderseli non appena avesse trovato un posto letto.
Se non fosse che nel trambusto dell’arrivo e spostamento in città (non immediato come ai giorni nostri), il foglietto con l’indirizzo di Oliver era andato perduto.
Partimmo quindi per una Brancaleonesca ricerca durante la quale visitammo un buon numero di università, fino ad approdare al SISU, dove finalmente ritrovammo Oliver e le cose andarono a posto.
A parte la bella giornata e i bei ricordi che mi ha lasciato, l’avvenimento è degno di essere riportato in questo contesto perché poi a cena raccontai l’accaduto ad un amico cinese, il quale mi guardò perplesso e disse: “Si vede che sei cristiano.”
Al mio sguardo allucinato poi proseguì dicendo “Un cinese non avrebbe mai aiutato così uno sconosciuto.”
Cari lettori, rialzatevi dal pavimento e rimettevi i cappelli, perchè un’uscita come questa è perfettamente naturale in una società permeata dai dettami del Confucianesimo.
Non mi addentrerò in una discussione sull’argomento ma non posso fare a meno di citare la singola frase che ogni appassionato di Cina dovrebbe sapere (anche se non tutti i cinesi la conoscono):
君君、臣臣、父父、子子 (jūnjūn, chénchén, fùfù, zǐzǐ)
Wikipedia dice che una traduzione potrebbe essere
There is government, when the prince is prince, and the minister is minister; when the father is father, and the son is son.
(Analects XII, 11)
Questo riassume il concetto più importante della dottrina e cioè le relazioni tra le persone.
L’ordine nella società umana nasce dal rispetto delle gerarchie: ognuno al suo posto, e Confucio ci dice anche qual’è l’ordine di importanza:
- Tra governante e suddito
- Tra padre e figlio
- Marito e moglie
- Tra amici
- Tra fratelli
Come si vede non c’è traccia degli “altri”, quelli di “ama gli altri come te stesso”.
Tutto ciò non potrà certo aiutare quel poveraccio steso in mezzo alla strada che continuerò a vedere ogni volta che passerò di lì.
Spero però che il discorso possa aiutare a capire come la famiglia, che conta tre delle cinque relazioni fondamentali tra persone, sia tuttora il perno e fondamento della società cinese.
Aggiungiamo la forte competizione sociale tra gli individui ed ecco che la poca considerazione verso il prossimo non è più così inspiegabile.
Certo però che rivoltarsi contro il proprio soccorritore…
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mele
December 9th, 2009Un piccolo update ad un precedente post, un altro piccolo “insight” sulla Cina e sui cinesi.
Oggi in ufficio volevo mangiare una mela e sono andato a cercarne una nel frigorifero che abbiamo qui al piano, dove teniamo le “scorte tattiche”.
Stranamente, nel frigo non c’era frutta.
In effetti ieri la signora delle pulizie l’aveva pulito, mi ricordavo di averla vista mentre tirava fuori tutto.
Ma ero anche convinto che poi avesse rimesso tutto dentro!
Guardo meglio e cosa scopro?
Dopo avere pulito il frigo, ha messo tutta la frutta nel congelatore.
Ora con le mele si può giocare a biliardo, e le arance potrebbero servire come proiettili per un cannone di medio calibro.
Certo non è mica un grosso problema, ma santa polenta, le domando: “Ma scusi, signora, non vede che così non va bene? Non lo sa cos’è il congelatore?”
Risposta: “Pensavo che fosse lo stesso.”
La cruda realtà: la signora non sa cos’è il congelatore, e probabilmente ha visto un frigo per la prima volta qui da noi.
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10
December 1st, 2009Oggi niente post sulla Cina!
Mi unisco invece al folto coro dei post “10 cose che ho imparato da Star Trek”:
- Gli alieni sono tutti fondamentalmente degli esseri umani con nasi o orecchie bizzarri. Persino quelli con il sangue verde hanno la pelle del colore uguale alla nostra!
- Mai mai mai mai andare da nessuna parte assieme a Kirk e un altro protagonista.
- Il teletrasporto è bello perché a volte parti da seduto e arrivi in piedi o viceversa.
- Nel futuro saremo tutti belli.
- Le navi interstellari si costruiranno in cantieri a terra.
- Per distruggere un pianeta con la materia rossa devi prima scavare un pozzo fino al nucleo e lanciare un marchingegno diabolico, mentre per una supernova basta buttarcela sopra in un bicchierino.
- In un pianeta di ghiacci ci possono essere bestie senza pelliccia.
- Certo ci sono i faser, ma vuoi mettere una bella spada (retraibile)?
- Quelli che vengono dal futuro ti fanno fare carriera più velocemente.
- Se sposi un vulcaniano poi hai accesso ai più reconditi segreti della loro cultura (compresa l’arca katrica), mentre il malcapitato figlio deve portare un marchio infamante per tutta la vita.
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