Chocoreto

Anno 2003: l’estate più calda a memoria d’uomo.
Vecchietti ritrovati seduti sulle panchine dei parchi disseccati come mummie egizie; tordi caduti dal cielo già arrostiti; galline che facevano le uova già sode; sono sicuro che tutti ricorderete questi storici avvenimenti.
All’epoca abitavo a Milano vicino a Piazzale Loreto, un’arena di asfalto che già normalmente assorbe efficacemente i raggi solari di giorno per poi rilasciarli durante la notte, garantendo così un caldo africano 24/7.
L’idea geniale quell’anno era stata di andare in vacanza in Giappone, fuggendo da quell’infernale calura per un intero mese.
Chiaramente appena uscito da Narita fui immediatamente assalito da una cappa di umidità e calura tali da fare sospettare che l’aereo fosse stato malauguratamente dirottato nel Congo Belga.
Grazie (o nonostante) la mia allora quasi inesistente conoscenza degli ideogrammi, riuscii a capire dai titoli dei giornali che quell’anno la stagione delle piogge si era rivelata alquanto anomala.
La suddetta stagione è caratterizzata da quotidiani scrosci di pioggia (calda) e normalmente si conclude a metà Luglio.
Ebbene, quell’anno i kami avevano decretato di protrarla per tutto Agosto, coprendo completamente tutta la mia permanenza.
Frequentavo un corso estivo di lingua giapponese e nel tempo libero mi feci quindi una cultura di musei, centri commerciali e negozi vari.
Tra questi non poteva mancare una visita a Akihabara, dove rimasi fulminato da un palazzone di 7 piani strapieno di ogni possibile oggetto di merchandising di qualsiasi serie animata anime o videogioco mai prodotto.
Comperai dei pupazzetti di Totoro, qualche regaluccio per amici e qualche carabattola che poi buttai in valigia.
Fast forward fino al 2015: dopo innumerevoli accadimenti tra cui traslochi, cambiamenti di lavoro, matrimonio, figli eccetera, da chissà dove spunta fuori una scatolina con delle scritte in giapponese, con dentro una bambolina in metallo tipo “Astro Boy“.
Non l’avevo mai aperta; la bambolina si vedeva da una finestrella in plastica trasparente.
Allora la lascio ai bimbi dicendo in tono paterno la solita baggianata del tipo “Questo giocattolo, il papà l’ha comperato in Giappone nel Giurassico”.
Giorni dopo, torno a casa in piena notte da non ricordo dove.
Su di un tavolo vedo una ciotolina con dentro delle palline di cioccolato, e chiaramente senza pensarci due volte me le ingollo prontamente. Sanno vagamente di frutta.
La mattina dopo chiedo alla moglie: “Da dove arrivavano quelle palline di cioccolato che mi avete lasciato ieri sera?”
“Stavano nel giocattolo che hai regalato ai bimbi. Non mi sono fidata a dargliele da mangiare perché hai detto che l’avevi comperato un milione di anni fa.”
Ugh… potenza dei conservanti!

Tè 2

A seguito del precedente post(piuttosto scolastico), ecco qualche pretty pic.

Piantagioni

Piantagione di tè

Piantagione di tè

Queste sono foto di piantagioni di tè. Esistono veramente, e sono pure andato a vederne qualcuna.
Se vicino a grandi città, possono esserci anche degli edifici contadini ristrutturati adibiti ad agriturismo, anche con camere per la notte.
Ottimi per gite fuori porta.

Piantagione di tè

Piantagione di tè

In alcuni casi i cespugli si susseguono a perdita d’occhio.
A volte invece si trovano solo poche piante abbarbicate sul fianco di una montagna. Dipende tutto dal territorio, chiaramente.

Piantagione di tè

Piantagione di tè

N.B. le piantagioni non sono mica tutte così idilliache; ho scelto le foto più belle per attirare “audience”.

Foglie

Foglie

Foglie di tè verde fresco pronte per il consumo

Tè nero

Mattone di tè nero

Il tè nero solitamente viene venduto in pani di varie forme, spesso con disegni ricavati da stampi.

Pane di tè nero

Tè nero da regalo

I blocchi di tè più belli (come chiamarli? mattoni?) vengono usati come regalo, soprammobile, fermacarte.

Pane di tè nero

Pane di tè nero per uso casalingo

Quelli di uso quotidiano sono solitamente senza nessun disegno e confezionati in carta semplice.

Confezione da regalo

Utilizzo del mattone di tè

Confezione da regalo

Un simpatico soprammobile

Consumo

Tutto il necessario

Tutto il necessario

Non c’è una regola fissa che dica come si beva il tè.

Catafalco 2

Catafalco 2

Si va dal semplice bicchiere ovunque capiti a dei catafalchi in legno scolpito, completi di sedie e canali di scolo per l’acqua.

Catafalco 1

Catafalco 1

Kung fu

Una menzione particolare merita la tradizione tipicamente contonese del 功夫茶 (gōngfūchá); sì, è proprio il “功夫” di “Kung fu“.
Su di un vassoio solitamente di legno vengono disposte delle piccolissime tazzine e una quantità di pinzette, spazzoline, cucchiaini, pennellini &c.
Il tutto poi viene adoperato con maestria in una specie di cerimonia il cui vero scopo è perdere una notevole quantità di tempo e nel frattempo chiacchierare, fumare, sputazzare per terra, risvoltarsi i pantaloni fino a metà coscia e la maglietta fino alle ascelle.

Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha

Stay tuned! Nel prossimo post, sconvolgenti rivelazioni riguardo alla preparazione della bevanda!

Parlando di Cina prima o poi bisogna per forza discutere di 茶 (chá) “tè”.
Il tè per i cinesi è una delle necessità fondamentali della vita, assieme al riso e al karaoke.
L’argomento è più che vasto, è vastissimo; è un mare magnum, un vaso di pandora di cultura e tradizione che una volta scoperchiato non finisce mai di stupire.
Il tutto nasce da una singola pianta, la “Camellia sinensis”; della famiglia delle Theaceae, in cinese 茶花 (chá huā), è un arbusto sempreverde che in autunno fa dei bei fiorellini bianchi.
La specie è una sola; ciò che differenzia una qualità di tè da un’altra sono le varietà della pianta, le modalità di lavorazione delle foglie, le caratteristiche della località di coltivazione e cioè clima, acqua, composizione e orientamento del terreno eccetera.
Questi fattori danno origine a un’infinità di tipi diversi.
In Cina si distinguono tre tipi di tè in base al tipo di fermentazione a cui viene sottoposto.

  • 绿茶 (lǜ chá) “Tè verde”, “Green tea”: dopo la raccolta le foglie vengono esposte al sole per qualche ora, poi scaldate al vapore, quindi asciugate in una varietà di modi. Non è previsto alcun tipo di fermentazione. Ricco di antiossidanti.
  • 黑茶 (hēi chá) Tè nero: dopo la raccolta le foglie vengono essiccate, poi arrotolate, essiccate di nuovo e quindi macerate. Avviene auindi la fermentazione (più precisamente: ossidazione enzimatica), poi una ulteriore essiccazione.
  • 白茶 (bái chá) Tè bianco: vengono usati i germogli anzichè le foglie, che vengono sottoposti ad essicazione naturale senza usare altre fonti di calore.

Detto questo, per ogni categoria ci sono delle varietà a seconda che la fermentazione sia fatta prima o dopo, per esempio:

  • 普洱茶 (pǔ’ěrchá) “Pu-erh Tea“; postfermentato (stagionato), venduto in pani circolari che bisogna spezzare e sbriciolare, si dice che aiuti a perdere peso e che faccia bene allo stomaco.
  • 乌龙茶 (wūlóngchá) “Oolong” o “Wulong“; semifermentato, dal dolce vagamente dolciastro.
  • 红茶 (hóng chá) “Tè nero“; fermentato, dal sapore forte, aiuta la circolazione.
  • 花茶 (huā chá) “Tè ai fiori“; praticamente una camomilla, senza teina o caffeina.

E questa è solo la prima pagina di una biblioteca dalle dimensioni spropositate che potrebbe essere scritta sull’argomento dei tè cinesi.
Non parliamo poi delle infinite specialità giapponesi, cito solo 抹茶 Matcha (rubbed tea), Gyokuro (玉露), Sencha (煎茶), Bancha (番茶), Houjicha (ほうじ茶), Genmaicha (玄米茶), poi ci sono le altrettanto innumerevoli specialità indiane, a via a seguire tutte le altre nazioni dell’Asia, non si finisce più.
Curiosità: il termine italiano “” pare sia derivato dall’inglese “tea“, a sua volta proveniente dalla pronuncia del carattere 茶 nel dialetto del 福建 (fú jiàn) “Fujian”.
Questo perché in tempi remoti i primi occidentali a venire a contatto con la portentosa bevanda furono degli inglesi capitati appunto nel Fujian.
In quasi tutte le altre lingue del mondo si dice Cha o Chai.

rimedi

In questa modesta sede non si è mai parlato di medicina tradizionale cinese, sia per la vastità dell’argomento sia perché nell’oceano di internet si trovano fonti autorevoli e ricche di contenuti.
Mi sono permesso di scrivere dei post su qualche aspetto che considero particolarmente significativo, ma tutto qui.
È nello stesso spirito che ora vorrei descrivere un ingrediente particolare che sono certo non avrà mancato di attirare l’attenzione di parecchi musi bianchi in Cina.
Gli avventurosi che si affacciano alle farmacie di medicina tradizionale cinese certo hanno di che raccontare a nipoti e pronipoti anche senza bisogno di leggere un post come questo; l’ingrediente di cui ora vado a raccontare però è così diffuso che si trova anche nei supermercati, e scommetto che parecchi si saranno fatti delle domande in proposito.
Sarà un verme? Sarà una radice? Sarà un fungo?
Sto parlando chiaramente di quelli che apparentemente sembrano dei bruchi secchi, pazientemente confezionati ed accuratamente esposti in una infinita serie di scatole, barattoli, scrigni, confezioni regalo, sacchi e sacchetti.
Ordunque, si tratta di quello che in cinese viene chiamato 冬虫夏草 (dōngchóngxiàcǎo), letteralmente “verme d’inverno, erba d’estate”.

vermetti
I vermetti
Confezione regalo
Confezione regalo

Prima notizia choc: non è un singolo organismo ma … (suspence… ) ben due: uno è un bruco di una farfalla, chiamata “Ghost Moth”, in cinese 蝙蝠蛾 (biānfú é), da noi “Falena Fantasma”, nome scientifico Hepialus humuli. Approfondimenti qui.
L’altro è un fungo parassita il cui nome scientifico è Ophiocordyceps Sinensis.
Praticamente succede che mentre il bruco se ne sta tranquillo sottoterra a farsi le sue faccende, le spore del fungo lo infettano, lo uccidono, lo mummificano e sulla testa cresce lo “sporoforo” che poi spunta dal terreno.
Come mi commuovo ogni volta che vengo a sapere di questi miracoli di Madre Natura!
Quello che si vede da fuori è una specie di filo d’erba spesso e scuro che spunta dal terreno (ma sotto c’è un prezioso verme mummificato!)

In barattolo
In barattolo
in Scatola
in Scatola

A sentire i cinesi, questa (diciamocelo) solenne schifezza sarebbe un miracoloso rimedio per quasi tutto, dall’impotenza alla calvizie, capace di curare quasi istantaneamente così la schistosomiasi come il mal di denti, dispensando letizia ai sofferenti di peste bubbonica o di forfora in egual misura.
Il connubio tra lo sfortunato lepidottero e il fungo avviene in natura solo sopra ai 5000 metri di quota, il che restringe le zone di produzione a poche privilegiate zone della Cina come gli altipiani tibetani, parte della provincia del Qinghai e dello Sichuan, il sudovest del Gansu e il nordovest dello Yunnan.
La domanda sorge spontanea: da dove viene una simile smisurata quantità di vermi mummificati da una spora, manco fosse un film dell’ orrore per falene?

un primo piano
un primo piano
Per il vero intenditore
Per il vero intenditore

Da dove piovono tutte quelle tonnellate di vermi(mummificati)+fungo che inondano i negozi di tutta la Cina?
Sembrerebbe che i suddetti altipiani del Tibet e posti similari debbano essere letteralmente tappezzati da questi piccoli obbrobri, e accanitamente ricercati giorno e notte da eserciti di solerti e insonni raccoglitori.
In effetti pare che nelle zone di produzione nel periodo di raccolta i villaggi si svuotino e tutti, ma proprio tutti si precipitino sugli altipiani a caccia dei preziosi piccoli mostri. Addirittura in certi posti in Tibet le scuole fanno un mese di vacanza, tanto è inutile insistere per farli studiare se tutti i bambini sono in giro giorno e notte a cercar vermi.

militaris
Militaris
allevamento
Allevamento

Gli astuti cinesi hanno cercato in lungo ed in largo la gallina dalle uova d’oro, in questo caso rappresentata da un metodo qualsiasi per poter far crescere funghi in testa a vermi nel giardino di casa propria.
In questo caso però Madre Natura ha posto delle barriere insormontabili, per cui ad oggi l’unico modo di ottenere il preziosissimo prodotto è quello di mettersi le gambe in spalla e andare a cercarselo da soli.
Parziali successi sono stati ottenuti nell’allevamento di alcune varietà meno pregiate, come il 蛹虫草 (yongchongcao) “Cordyceps militaris”.
Siamo bel lontani dalla spietata efficienza con cui vengono allevati gli orsi della luna e le tigri siberiane, i pangolini e chissà quanti altri animali che hanno la sfortuna di essere concupiti dai cinesi impotenti (ma ricchi).
Ma… e qui si manifesta la maestria che mi ha fatto vincere il Liebster award… rullo di tamburi…
C’è un altro di questi orrori, meno conosciuto, ma forse ancora più raccapricciante, che i cinesi bramano alterttanto ardentemente del verme di falena: il 蝉花 (chán huā), letteralmente “Fiore di cicala”.
Ora tutti sanno che il ciclo vitale della cicala prevede uno sterminato numero di anni sottoterra in forma di larva, per poi un bel giorno emergere alla luce del sole, frinire immobile su un albero per un paio di settimane o meno per poi finire in gola a qualche uccellino.

Delizioso
Delizioso…
Chanhua che spunta dal terreno
Chanhua che spunta dal terreno

Insomma già una vita abbastanza miseranda, se non fosse che un parente del cordyceps è in agguato per dare giusto qualche pennellata di funesto colore.
Prima che la larva di cicala emerga dal terreno corre infatti il pericolo di fare la stessa fine del verme di cui sopra, e ritrovarsi un bel parrucchino di funghi sulla testa.
Immagino il primo cinese che vide una larva di cicala mummificata con degli inquietanti funghi parassiti che le spuntavano dalla testa; subito avrà pensato: “Yum yum, questo sì che sembra una delizia! Come me lo posso gustare, sarà meglio bollito o meglio “nature“? Glom!”
La bella notizia è che il fungo della cicala non è così schizzinoso come quello del verme, e si lascia tranquillamente coltivare.
Eh sì… in Cina c’è gente che alleva larve di cicala, le infetta con le spore di un fungo parassita, e poi le vende a peso d’oro. Immagino le grasse risate al pensiero che i loro ridicoli costi di gestione e materia prima (fondamentalmente letame) siano ricompensati a peso d’oro dai già citati clienti, i quali sperano che gli si rizzi il pisello mangiando bruchi secchi.
Concludo con una cartellata di immagini sul tema, certo che la prossima volta che vi verrà offerto una di queste delizie non saprete proprio dire di no.

Sfilata di Chanhua
Sfilata di Chanhua
Come resistere a questa buona zuppina?
Come resistere a questa buona zuppina?
Un sacco e una sporta
Un sacco e una sporta
Negozi specializzati ad ogni angolo
Negozi specializzati ad ogni angolo
Eccolo in tutta la sua conturbante bellezza
Eccolo in tutta la sua conturbante bellezza
Irresistibili
Irresistibili

consigli e considerazioni

Cari compatrioti, carissimi amici e caro visitatore casuale che giungi su questa pagina attirato qui da uno svarione di qualche motore di ricerca.
Ora è un anno che faccio il freelance e posso finalmente togliermi qualche sasso dalla scarpa e dire cose che prima quando facevo il dipendente potevo permettermi solo di mugugnare tra i denti.
Non si tratta di niente di nuovo, come al solito; comunque se qualcuno leggendo si dovesse sentire punto sul vivo, ebbene, ha tutta la mia commiserazione.
Andiamo ad incominciare questa lista di consigli ed osservazioni rivolte a imprenditori (o sedicenti tali) che abbiano qualche interesse in Cina:

  • Investire zero è possibile, ma poi si deve essere preparati a guadagnare zero. No, in Cina i soldi non crescono sugli alberi.
  • A meno che si tratti di rocket science, il know-how da solo non costituisce merce di scambio, tantomeno per cifre seguite da molti zeri in valuta pregiata. Ripeto: i cinesi sanno fare da soli un sacco di cose. Compresa la quasi totalità di quello che si fa in Italia.
  • A seguito del punto precedente si tenga presente che al giorno d’oggi CHIUNQUE è disposto ad effettuare viaggi pagati in Cina per effettuare training e formazione. Questo non è un asso nella manica da tirar fuori come se fosse un’arma segreta.
  • Tra un miliardo e seicento milioni e rotti di cinesi ce n’è nemmeno uno, ma proprio nessuno, che se ne sta ad aspettare con i soldi in mano il primo che passa a proporre qualche prodotto italiano mai sentito nominare.
  • Se qualche grande catena del tuo settore ha fatto affari con grandi gruppi cinesi, questo non vuol dire che il tuo singolo negozio possa essere venduto a peso d’oro in Cina (e tantomeno il tuo “know-how”).
  • La videoconference è un utile strumento ma serve solo in determinate situazioni. Nel restante 99% dei casi, un testo redatto in maniera sufficientemente chiara è molto ma molto più efficace.
  • Il massaggio con “happy ending” non è condizione necessaria per una trasferta in Cina, non fa parte di nessun package e non importa a nessuno quanti altri colleghi sono tornati in Italia con chissà quali storie a riguardo.
  • Il termine “Business Plan” non è sinonimo di “Mostro della laguna nera”. È un insieme di documenti che serve a convincere eventuali investitori. Se si vogliono cercare investitori in Cina, allora va fatto in cinese.
  • Spedire campioni gratuiti non è un delitto. Se pensi che i cinesi copiano tutto, sorpresa! Non hanno bisogno del tuo campione.
  • Se qualcosa funziona in Italia, non è detto che funzionerà allo stesso modo anche in Cina. Traduzione: la frase “Abbiamo sempre fatto così” non ha senso.
  • Se qualcosa esiste in Cina ma in Italia non se n’è mai sentito parlare, attenzione alla grande novità: questa cosa esiste comunque. Per chi non fosse ancora svenuto a questa notizia, aggiungo che la Cina non è solo grande, è STERMINATA.
  • Una frase lunga un chilometro e mezzo non è più efficace di molte frasi brevi e concise. Semmai, è vero il contrario.
  • Non può essere tutto urgente. Se tutto è urgente, allora niente è urgente.
  • Corollario all’articolo precedente: ripetere tre volte “URGENTE” e “IMPORTANTE” nel subject di tutte le mail, condendo il tutto con spruzzate di punti esclamativi, superlativi e asterischi, non cambia la situazione.
  • I fornitori cinesi in generale vogliono ordini grossi, di roba semplice da fare, e si accontentano di margini piccoli. Chiedere quantità limitate di pezzi di complessità barocca a prezzi ridicoli, e volerli pronti per ieri, solitamente non porta a nessun risultato. Inutile pestare i piedi, strapparsi capelli o bottoni della giacca. Non servono nemmeno i pugni sul tavolo. Nemmeno insultare il povero interprete serve a nulla.
  • Se una cosa in Cina non c’è, allora non c’è. Inutile insistere all’infinito che al giorno d’oggi tutto è made in China. Molte cose sono prodotte in Cina solo per esportazione, quindi sul mercato locale non si trovano. Punto. (vedi le cose inutili del punto precedente)
  • Il talento in Cina si trova, ma costa caro. Traduzione: per quella cifra non puoi pretendere di avere un ingegnere/finance/manager/tecnico competente, con esperienza, che sappia cinese inglese e italiano eccetera eccetera altri mille requisiti uno più assurdo dell’altro.
  • Le persone di talento preferiscono vivere in posti belli. Traduzione: nessuno verrà a lavorare nella fabbrichetta che hai costruito/comprato/acquisito in mezzo al deserto perché lì costava tutto poco.

Chiudo qui perché mi sto rendendo conto che questo post sta diventando un “rant” infinito.
Comunque ragazzi, questa è la musica oggi in Cina, che piaccia o no.
Be there or be square.

console

Mi sono imbattuto in una notizia che per i più sarà di poco interesse ma che secondo me merita di essere menzionata.
Questo link: http://www.gov.cn/zwgk/2014-01/06/content_2560455.htm punta ad una prosopopea di linguaggio legalese prolisso nella maniera tipica degli annunci ufficiali del governo cinese.
Si tratta di una notifica diretta alla zona di libero scambio di Shanghai riguardante la modifica di precedenti regolamentazioni, nell’ottica di progredire verso una maggiore apertura degli scambi commerciali (forese mi sto facendo contagiare dalla retorica comunista?).
Quello che vorrei portare all’attenzione dei miei stimati lettori è un pezzettino che sta in fondo, l’articolo 32:

允许外资企业从事游戏游艺设备的生产和销售,通过文化主管部门内容审查的游戏游艺设备可面向国内市场销售
Permettere alle imprese straniere che conducano produzione e vendita di apparecchiature di gioco e intrattenimento, previo esame dei contenuti da parte delle autorità competenti del ministero della cultura, di effettuare vendita sul mercato interno delle apparecchiature di gioco e intrattenimento.

Viene poi citata la disposizione corrente (del 2000) nella quale si proibiva l’importazione e la vendita di qualsivoglia gioco ti tipo arcade, console et similia.
Infine c’è la decisione di togliere temporaneamente il bando, in attesa di regolamentazioni più precise da parte del ministero della Cultura..
Quindi tutti quelli che avevano comperato la Wii al mercato nero possono ora sbandierarla liberamente!
Parliamoci chiaro, non è che prima ci fossero chissà quali controlli, solo che le console non si trovavano al supermercato e per averne una bisognava sbattersi un po’.
Adesso invece sembra che sarà liberalizzato anche questo settore di mercato.
Il primo pensiero è questo e simili bandi in passato sono stati giustificati con la scusa di proteggere le giovani menti cinesi dalla decadenza occidentale, mentre in realtà tutti sanno che ad essere protette sono solo le tasche degli speculatori cinesi dietro ai vari cloni di facebook, youtube etc…
Questo vuol forse dire che in Cina non si è riusciti a realizzare delle console di fabbricazione cinese in grado di reggere la concorrenza americana e giapponese?
oppure che nel mercato delle console non ci sono molti soldi da fare?
Ai posteri l’lardua sentenza…

lucchetti

Dato che abitiamo in una città di mare, un giorno di fine estate decidemmo di andarcene alla spiaggia.
Allora caricai la macchina di seggiolini, passeggini, pannellini, patelli e quant’altro è necessario per un piacevole gita in famiglia, e percorremmo i 10 minuti di macchina che ci separano dalla spiaggia “bella”.
Una volta arrivati mi accinsi a posteggiare per bene la macchina, tutto preso a pensare alle imminenti operazioni di sbarco truppe, quando mi arrivò dall’Italia una di quelle telefonate che possono fare una bella differenza.
Una telefonata da non perdere, insomma, anzi una di quelle occasioni in cui è assolutamente necessario dimostrare prima di tutto solerzia e poi anche un certo aplomb.
Per cui senza pensarci due volte inchiodai la macchina dove stava,
pronunziai il mio migliore e più professionale “Pronto?”, poi pensai che sarebbe stato meglio allontanarsi un attimo dal sottofondo di urla, strilli, rimproveri e pianti che accompagnano ogni famiglia con bambini in gita.
Ora la mia macchina ha questa caratteristica: se le porte sono tutte chiuse tranne una, e questa viene chiusa malamente, allora scatta un blocco di sicurezza che sigilla tutto ermeticamente.
Immaginatevi la sequenza degli eventi: macchina in posizione diciamo “discutibile”; papà che senza preavviso schizza fuori dalla macchina; truppe allibite che iniziano le operazioni di sbarco senza la dovuta disciplina. Cosa poteva succedere?
Chiaramente, vennero chiuse tutte le porte tranne una, che venne solo accostata.
Click.
Risultato: macchina sigillata, chiavi dentro, truppe allo sbando.
Solo a telefonata conclusa mi resi conto della gravità della situazione.
Una veloce telefonata al concessionario confermò i nostri più atroci sospetti, e cioè che era impossibile aprire la macchina senza avere la chiave e loro non avevano nessun tipo di passe-partout.
Niente chiave di scorta, per ragioni che per essere esposte richiederebbero dozzine di post.
La soluzione proposta dal concessionario ufficiale: rompere un vetro con un sasso.
“Tanto”, ci dissero, “il vetro nuovo costa solo 1200 RMB”.
Vacillai un attimo al pensiero di rompere volontariamente un vetro alla mia adorata macchina, ma visto che non c’era altra via d’uscita, a malincuore mi misi alla ricerca del sasso adatto.
Poco distante lo trovai, in mezzo all’erba; un sasso anonimo, tondeggiante, abbastanza pesante da sfondare il vetro ma anche abbastanza leggero per poterlo impugnare bene. Aveva anche una protuberanza da una parte, sembrava fatto apposta.
Impugnai lo strumento di distruzione, mi misi in posizione davanti al vetro prescelto e rimasi lì fermo come un baccalà.
Mia moglie mi guardo con la sua aria “Beh?”, e a quel punto le dissi: Perchè non proviamo con un “开锁 (kāisuǒ)?”

Pubblicità di aprilucchetti

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Bisogna sapere che in tutta la Cina aprire i lucchetti è una onorata professione, e dovunque si vedono pubblicità del tono “L’aprilucchetti di quartiere”, “Siamo registrati al posto di polizia”, “Apriamo qualsiasi tipo di lucchetti” e così via.
Ragionammo che tanto chiedere non costava niente, per cui chiamai un numero che avevo visto più volte nelle pubblicità e che era facile da ricordare perché stranamente simile al numero della Bestia (nomen omen?).
Rispose una voce da ragazzetto ventenne, il quale ascoltò senza interrompere la lista delle mie disgrazie.
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Alla fine mi chiese: “Marca e modello?”
Io: “Honda CRV.”
- “Che anno?”
- “2009.”
- “Non c’è problema. Dove siete?”
- “Siamo in via tale e talaltra, nel parcheggio etc.. etc…”
- “20 minuti e sono lì.”
Chiusi la chiamata con un’espressione inebetita, che si mantenne credo per tutti i 20 minuti successivi.
Ad un certo punto si avvicinò quello che, vedendolo da lontano, avevo creduto essere uno scavezzacollo qualasiasi; su un motorino in condizioni pietose, capelli mezzo lunghi, sigaretta pendente da un lato, abiti molto molto casual.
Si fermò, si fece condurre al capezzale e dopo un’occhiata alla macchina mi fece firmare una liberatoria dove dovetti indicare i miei dati.
Confesso che ero abbastanza preoccupato e gli feci domande come “Ma siamo sicuri che dopo funzionerà ancora?”, “Non è che si rompe la serratura?”; lui però con fare rassicurante mi rispose che non c’era nessun problema.
Dopo un’ulteriore rassicurazione sul fatto che lui e la ditta erano registrati al posto di polizia, finalmente si mise all’opera.
Da una bisunta scatola di metallo tirò fuori un portachiavi dove al posto delle chiavi c’erano dei grimaldelli, quindi una piccola pinza; si mise di fianco alla macchina e incominciò a infilare i ferri nella serratura.
Non esagero, gli saranno bastati tenta secondi, non di più. Una tiratina, una sistematina; scrolla di qui, spingi di là, improvvisamente clac! La portiera era aperta.
Costo totale dell’operazione: un centinaio di RMB.
In preda all’ebbrezza derivante dalla felice soluzione del problema, al momento non pensai alle conseguenze dell’accaduto.
Va bene, sei registrato al posto di polizia e tutto.
Ma se cambi città?
Se decidi di trasferirti in Italia?
Pubblicità di aprilucchetti

in rosso: apro lucchetti. In verde: spurgo scarichi. In giallo: Entrambi!

operazione

Ecco un esempio di umorismo cinese contemporaneo che mi ha fatto ridere parecchio:

Operazione di chirurgia plastica non riuscita

Operazione non riuscita

 

Modella accusa il suo chirurgo plastico, dopo l’operazione i capezzoli sono storti!

La modella Mary Segovia illustra: dopo l’operazione ha un capezzolo su e uno giù.

Il chirurgo Barvaria ritiene l’operazione riuscita, non comprende come la modella possa ritenersi non soddisfatta.