Pro/Con 2

Pros and Cons of being Chinese!
Infographic #2.

Wonderful technology

No need here to list the many wonders of the modern smartphones.
Some people even make a living with their phones by selling stuff.
The stuff is paid using some app, then that app can be used to buy some other stuff (possibly a new smartphone).
The circle is complete.
Friends (that are never met in person), books, movies, business, money, love, entertainment, you name it; you can have everything in that f*****g smartphone.
(Not a Chinese invention, I’m afraid.)

This is the catch

Get a life mon

Barza cinese

记者:大爷,如果你有十亩地,愿意把一半的收成献给党吗?
大爷:我愿意!
记者:那如果是两栋别墅,你愿意献出其中一栋吗?
大爷:愿意!
记者:如果有两部车呢?
大爷:愿意!
记者:那中一百万元大奖呢?
大爷:愿意!
记者:有两头牛呢?
大爷:不愿意!!!
记者:为啥田、别墅、车和奖金都愿意,牛倒不愿意呢?
大爷:我真的有两头牛!

Reporter: Nonno, se tu avessi 10 mu* di terra, ne doneresti metà al Partito?
Nonno: Certo che sì!
Reporter: E se avessi due ville, ne doneresti una al partito?
Nonno: Certo!
Reporter: E se avessi due macchine?
Nonno: Sì!
Reporter: E metà di un premio di un milione di RMB?
Nonno: Sì!
Reporter: E se avessi due mucche?
Nonno: No.
Reporter: Ma perché? Terra, ville, macchine, premi sì, e le mucche no?
Nonno: Perché due mucche le ho davvero…

*Un MU equivale 666.6 mq

Infographics 1

Hi all, welcome to the first installment of “China in infographics”!
Today’s rant is about traffic rules (or the complete ignorance about those).
Please consider the situation depicted in the following picture:

the problem

The picture shows a bus stop, where people get off the bus at point A.
Suppose you have to go from point A to point B.
What would you do? Probably something like this:
common sense

Now, imagine you are driving a car in China.
You are approaching a bus stop, and you are preparing to overtake the but that has just stopped.
You don’t want to roll over anyone, so you are thinking: “People are stepping off the bus, but I am driving a car, they don’t want to be hit, they’ll be careful, I don’t have to worry.” Right?
Wrong.
This is what EVERYONE will do:
common sense

The won’t look before crossing, and generally won’t give a sh*t if you screech your tires to halt, honk, flash lights, yell or similar.
Only if you succeed in cornering one so that he has no way to continue walking, then he will stop abruptly as if a sinkhole just opened in front of him.
Then he’ll pull a bewildered face, look around (but not at you) and then continue in another direction, just like a zombie or an automatic sweeping robot.
So, dear wimpy white man, be warned!
Chinese people have Important Business To Do, they don’t have time to follow stupid traffic rules.
YOU oughta, though.
Happy driving!
Goodbye to the next installment of “China in infographics”!

Chocoreto

Anno 2003: l’estate più calda a memoria d’uomo.
Vecchietti ritrovati seduti sulle panchine dei parchi disseccati come mummie egizie; tordi caduti dal cielo già arrostiti; galline che facevano le uova già sode; sono sicuro che tutti ricorderete questi storici avvenimenti.
All’epoca abitavo a Milano vicino a Piazzale Loreto, un’arena di asfalto che già normalmente assorbe efficacemente i raggi solari di giorno per poi rilasciarli durante la notte, garantendo così un caldo africano 24/7.
L’idea geniale quell’anno era stata di andare in vacanza in Giappone, fuggendo da quell’infernale calura per un intero mese.
Chiaramente appena uscito da Narita fui immediatamente assalito da una cappa di umidità e calura tali da fare sospettare che l’aereo fosse stato malauguratamente dirottato nel Congo Belga.
Grazie (o nonostante) la mia allora quasi inesistente conoscenza degli ideogrammi, riuscii a capire dai titoli dei giornali che quell’anno la stagione delle piogge si era rivelata alquanto anomala.
La suddetta stagione è caratterizzata da quotidiani scrosci di pioggia (calda) e normalmente si conclude a metà Luglio.
Ebbene, quell’anno i kami avevano decretato di protrarla per tutto Agosto, coprendo completamente tutta la mia permanenza.
Frequentavo un corso estivo di lingua giapponese e nel tempo libero mi feci quindi una cultura di musei, centri commerciali e negozi vari.
Tra questi non poteva mancare una visita a Akihabara, dove rimasi fulminato da un palazzone di 7 piani strapieno di ogni possibile oggetto di merchandising di qualsiasi serie animata anime o videogioco mai prodotto.
Comperai dei pupazzetti di Totoro, qualche regaluccio per amici e qualche carabattola che poi buttai in valigia.
Fast forward fino al 2015: dopo innumerevoli accadimenti tra cui traslochi, cambiamenti di lavoro, matrimonio, figli eccetera, da chissà dove spunta fuori una scatolina con delle scritte in giapponese, con dentro una bambolina in metallo tipo “Astro Boy“.
Non l’avevo mai aperta; la bambolina si vedeva da una finestrella in plastica trasparente.
Allora la lascio ai bimbi dicendo in tono paterno la solita baggianata del tipo “Questo giocattolo, il papà l’ha comperato in Giappone nel Giurassico”.
Giorni dopo, torno a casa in piena notte da non ricordo dove.
Su di un tavolo vedo una ciotolina con dentro delle palline di cioccolato, e chiaramente senza pensarci due volte me le ingollo prontamente. Sanno vagamente di frutta.
La mattina dopo chiedo alla moglie: “Da dove arrivavano quelle palline di cioccolato che mi avete lasciato ieri sera?”
“Stavano nel giocattolo che hai regalato ai bimbi. Non mi sono fidata a dargliele da mangiare perché hai detto che l’avevi comperato un milione di anni fa.”
Ugh… potenza dei conservanti!

Tè 2

A seguito del precedente post(piuttosto scolastico), ecco qualche pretty pic.

Piantagioni

Piantagione di tè

Piantagione di tè

Queste sono foto di piantagioni di tè. Esistono veramente, e sono pure andato a vederne qualcuna.
Se vicino a grandi città, possono esserci anche degli edifici contadini ristrutturati adibiti ad agriturismo, anche con camere per la notte.
Ottimi per gite fuori porta.

Piantagione di tè

Piantagione di tè

In alcuni casi i cespugli si susseguono a perdita d’occhio.
A volte invece si trovano solo poche piante abbarbicate sul fianco di una montagna. Dipende tutto dal territorio, chiaramente.

Piantagione di tè

Piantagione di tè

N.B. le piantagioni non sono mica tutte così idilliache; ho scelto le foto più belle per attirare “audience”.

Foglie

Foglie

Foglie di tè verde fresco pronte per il consumo

Tè nero

Mattone di tè nero

Il tè nero solitamente viene venduto in pani di varie forme, spesso con disegni ricavati da stampi.

Pane di tè nero

Tè nero da regalo

I blocchi di tè più belli (come chiamarli? mattoni?) vengono usati come regalo, soprammobile, fermacarte.

Pane di tè nero

Pane di tè nero per uso casalingo

Quelli di uso quotidiano sono solitamente senza nessun disegno e confezionati in carta semplice.

Confezione da regalo

Utilizzo del mattone di tè

Confezione da regalo

Un simpatico soprammobile

Consumo

Tutto il necessario

Tutto il necessario

Non c’è una regola fissa che dica come si beva il tè.

Catafalco 2

Catafalco 2

Si va dal semplice bicchiere ovunque capiti a dei catafalchi in legno scolpito, completi di sedie e canali di scolo per l’acqua.

Catafalco 1

Catafalco 1

Kung fu

Una menzione particolare merita la tradizione tipicamente contonese del 功夫茶 (gōngfūchá); sì, è proprio il “功夫” di “Kung fu“.
Su di un vassoio solitamente di legno vengono disposte delle piccolissime tazzine e una quantità di pinzette, spazzoline, cucchiaini, pennellini &c.
Il tutto poi viene adoperato con maestria in una specie di cerimonia il cui vero scopo è perdere una notevole quantità di tempo e nel frattempo chiacchierare, fumare, sputazzare per terra, risvoltarsi i pantaloni fino a metà coscia e la maglietta fino alle ascelle.

Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha


Gong Fu Cha

Gong Fu Cha

Stay tuned! Nel prossimo post, sconvolgenti rivelazioni riguardo alla preparazione della bevanda!

Parlando di Cina prima o poi bisogna per forza discutere di 茶 (chá) “tè”.
Il tè per i cinesi è una delle necessità fondamentali della vita, assieme al riso e al karaoke.
L’argomento è più che vasto, è vastissimo; è un mare magnum, un vaso di pandora di cultura e tradizione che una volta scoperchiato non finisce mai di stupire.
Il tutto nasce da una singola pianta, la “Camellia sinensis”; della famiglia delle Theaceae, in cinese 茶花 (chá huā), è un arbusto sempreverde che in autunno fa dei bei fiorellini bianchi.
La specie è una sola; ciò che differenzia una qualità di tè da un’altra sono le varietà della pianta, le modalità di lavorazione delle foglie, le caratteristiche della località di coltivazione e cioè clima, acqua, composizione e orientamento del terreno eccetera.
Questi fattori danno origine a un’infinità di tipi diversi.
In Cina si distinguono tre tipi di tè in base al tipo di fermentazione a cui viene sottoposto.

  • 绿茶 (lǜ chá) “Tè verde”, “Green tea”: dopo la raccolta le foglie vengono esposte al sole per qualche ora, poi scaldate al vapore, quindi asciugate in una varietà di modi. Non è previsto alcun tipo di fermentazione. Ricco di antiossidanti.
  • 黑茶 (hēi chá) Tè nero: dopo la raccolta le foglie vengono essiccate, poi arrotolate, essiccate di nuovo e quindi macerate. Avviene auindi la fermentazione (più precisamente: ossidazione enzimatica), poi una ulteriore essiccazione.
  • 白茶 (bái chá) Tè bianco: vengono usati i germogli anzichè le foglie, che vengono sottoposti ad essicazione naturale senza usare altre fonti di calore.

Detto questo, per ogni categoria ci sono delle varietà a seconda che la fermentazione sia fatta prima o dopo, per esempio:

  • 普洱茶 (pǔ’ěrchá) “Pu-erh Tea“; postfermentato (stagionato), venduto in pani circolari che bisogna spezzare e sbriciolare, si dice che aiuti a perdere peso e che faccia bene allo stomaco.
  • 乌龙茶 (wūlóngchá) “Oolong” o “Wulong“; semifermentato, dal dolce vagamente dolciastro.
  • 红茶 (hóng chá) “Tè nero“; fermentato, dal sapore forte, aiuta la circolazione.
  • 花茶 (huā chá) “Tè ai fiori“; praticamente una camomilla, senza teina o caffeina.

E questa è solo la prima pagina di una biblioteca dalle dimensioni spropositate che potrebbe essere scritta sull’argomento dei tè cinesi.
Non parliamo poi delle infinite specialità giapponesi, cito solo 抹茶 Matcha (rubbed tea), Gyokuro (玉露), Sencha (煎茶), Bancha (番茶), Houjicha (ほうじ茶), Genmaicha (玄米茶), poi ci sono le altrettanto innumerevoli specialità indiane, a via a seguire tutte le altre nazioni dell’Asia, non si finisce più.
Curiosità: il termine italiano “” pare sia derivato dall’inglese “tea“, a sua volta proveniente dalla pronuncia del carattere 茶 nel dialetto del 福建 (fú jiàn) “Fujian”.
Questo perché in tempi remoti i primi occidentali a venire a contatto con la portentosa bevanda furono degli inglesi capitati appunto nel Fujian.
In quasi tutte le altre lingue del mondo si dice Cha o Chai.

rimedi

In questa modesta sede non si è mai parlato di medicina tradizionale cinese, sia per la vastità dell’argomento sia perché nell’oceano di internet si trovano fonti autorevoli e ricche di contenuti.
Mi sono permesso di scrivere dei post su qualche aspetto che considero particolarmente significativo, ma tutto qui.
È nello stesso spirito che ora vorrei descrivere un ingrediente particolare che sono certo non avrà mancato di attirare l’attenzione di parecchi musi bianchi in Cina.
Gli avventurosi che si affacciano alle farmacie di medicina tradizionale cinese certo hanno di che raccontare a nipoti e pronipoti anche senza bisogno di leggere un post come questo; l’ingrediente di cui ora vado a raccontare però è così diffuso che si trova anche nei supermercati, e scommetto che parecchi si saranno fatti delle domande in proposito.
Sarà un verme? Sarà una radice? Sarà un fungo?
Sto parlando chiaramente di quelli che apparentemente sembrano dei bruchi secchi, pazientemente confezionati ed accuratamente esposti in una infinita serie di scatole, barattoli, scrigni, confezioni regalo, sacchi e sacchetti.
Ordunque, si tratta di quello che in cinese viene chiamato 冬虫夏草 (dōngchóngxiàcǎo), letteralmente “verme d’inverno, erba d’estate”.

vermetti
I vermetti
Confezione regalo
Confezione regalo

Prima notizia choc: non è un singolo organismo ma … (suspence… ) ben due: uno è un bruco di una farfalla, chiamata “Ghost Moth”, in cinese 蝙蝠蛾 (biānfú é), da noi “Falena Fantasma”, nome scientifico Hepialus humuli. Approfondimenti qui.
L’altro è un fungo parassita il cui nome scientifico è Ophiocordyceps Sinensis.
Praticamente succede che mentre il bruco se ne sta tranquillo sottoterra a farsi le sue faccende, le spore del fungo lo infettano, lo uccidono, lo mummificano e sulla testa cresce lo “sporoforo” che poi spunta dal terreno.
Come mi commuovo ogni volta che vengo a sapere di questi miracoli di Madre Natura!
Quello che si vede da fuori è una specie di filo d’erba spesso e scuro che spunta dal terreno (ma sotto c’è un prezioso verme mummificato!)

In barattolo
In barattolo
in Scatola
in Scatola

A sentire i cinesi, questa (diciamocelo) solenne schifezza sarebbe un miracoloso rimedio per quasi tutto, dall’impotenza alla calvizie, capace di curare quasi istantaneamente così la schistosomiasi come il mal di denti, dispensando letizia ai sofferenti di peste bubbonica o di forfora in egual misura.
Il connubio tra lo sfortunato lepidottero e il fungo avviene in natura solo sopra ai 5000 metri di quota, il che restringe le zone di produzione a poche privilegiate zone della Cina come gli altipiani tibetani, parte della provincia del Qinghai e dello Sichuan, il sudovest del Gansu e il nordovest dello Yunnan.
La domanda sorge spontanea: da dove viene una simile smisurata quantità di vermi mummificati da una spora, manco fosse un film dell’ orrore per falene?

un primo piano
un primo piano
Per il vero intenditore
Per il vero intenditore

Da dove piovono tutte quelle tonnellate di vermi(mummificati)+fungo che inondano i negozi di tutta la Cina?
Sembrerebbe che i suddetti altipiani del Tibet e posti similari debbano essere letteralmente tappezzati da questi piccoli obbrobri, e accanitamente ricercati giorno e notte da eserciti di solerti e insonni raccoglitori.
In effetti pare che nelle zone di produzione nel periodo di raccolta i villaggi si svuotino e tutti, ma proprio tutti si precipitino sugli altipiani a caccia dei preziosi piccoli mostri. Addirittura in certi posti in Tibet le scuole fanno un mese di vacanza, tanto è inutile insistere per farli studiare se tutti i bambini sono in giro giorno e notte a cercar vermi.

militaris
Militaris
allevamento
Allevamento

Gli astuti cinesi hanno cercato in lungo ed in largo la gallina dalle uova d’oro, in questo caso rappresentata da un metodo qualsiasi per poter far crescere funghi in testa a vermi nel giardino di casa propria.
In questo caso però Madre Natura ha posto delle barriere insormontabili, per cui ad oggi l’unico modo di ottenere il preziosissimo prodotto è quello di mettersi le gambe in spalla e andare a cercarselo da soli.
Parziali successi sono stati ottenuti nell’allevamento di alcune varietà meno pregiate, come il 蛹虫草 (yongchongcao) “Cordyceps militaris”.
Siamo bel lontani dalla spietata efficienza con cui vengono allevati gli orsi della luna e le tigri siberiane, i pangolini e chissà quanti altri animali che hanno la sfortuna di essere concupiti dai cinesi impotenti (ma ricchi).
Ma… e qui si manifesta la maestria che mi ha fatto vincere il Liebster award… rullo di tamburi…
C’è un altro di questi orrori, meno conosciuto, ma forse ancora più raccapricciante, che i cinesi bramano alterttanto ardentemente del verme di falena: il 蝉花 (chán huā), letteralmente “Fiore di cicala”.
Ora tutti sanno che il ciclo vitale della cicala prevede uno sterminato numero di anni sottoterra in forma di larva, per poi un bel giorno emergere alla luce del sole, frinire immobile su un albero per un paio di settimane o meno per poi finire in gola a qualche uccellino.

Delizioso
Delizioso…
Chanhua che spunta dal terreno
Chanhua che spunta dal terreno

Insomma già una vita abbastanza miseranda, se non fosse che un parente del cordyceps è in agguato per dare giusto qualche pennellata di funesto colore.
Prima che la larva di cicala emerga dal terreno corre infatti il pericolo di fare la stessa fine del verme di cui sopra, e ritrovarsi un bel parrucchino di funghi sulla testa.
Immagino il primo cinese che vide una larva di cicala mummificata con degli inquietanti funghi parassiti che le spuntavano dalla testa; subito avrà pensato: “Yum yum, questo sì che sembra una delizia! Come me lo posso gustare, sarà meglio bollito o meglio “nature“? Glom!”
La bella notizia è che il fungo della cicala non è così schizzinoso come quello del verme, e si lascia tranquillamente coltivare.
Eh sì… in Cina c’è gente che alleva larve di cicala, le infetta con le spore di un fungo parassita, e poi le vende a peso d’oro. Immagino le grasse risate al pensiero che i loro ridicoli costi di gestione e materia prima (fondamentalmente letame) siano ricompensati a peso d’oro dai già citati clienti, i quali sperano che gli si rizzi il pisello mangiando bruchi secchi.
Concludo con una cartellata di immagini sul tema, certo che la prossima volta che vi verrà offerto una di queste delizie non saprete proprio dire di no.

Sfilata di Chanhua
Sfilata di Chanhua
Come resistere a questa buona zuppina?
Come resistere a questa buona zuppina?
Un sacco e una sporta
Un sacco e una sporta
Negozi specializzati ad ogni angolo
Negozi specializzati ad ogni angolo
Eccolo in tutta la sua conturbante bellezza
Eccolo in tutta la sua conturbante bellezza
Irresistibili
Irresistibili