itariajin

June 29, 2009

Grigino

Filed under: generic — itariajin @ 9:07 am

Sabato siamo andati a montare la targa alla macchina nuova.
Premetto che qui puoi avere la targa personalizzata ma devi aspettare 2 settimane in più del normale.
Noi tutti gassati avevamo colto la palla al balzo e avevamo chiesto una targa che iniziava con “VA”, dalle lettere del nome del primogenito.
Al momento fatidico ricevo in mano le due targhe e leggo con orrore “UA”.
Ma come? Oh omino cinese che conosci a menadito diecimila caratteri, nel tuo claudicante vervello non c’è posto per 26 misere lettere dell’alfabeto? Proprio non ci sta la differenza tra la V e la U? Oppure sei un antico romano travestito?
Certo che si sarebbe potuto cambiare, ma bisognava passare attraverso una ordalia burocratica senza pari, e quindi ho preferito lasciar perdere e tenermi “UA”.
Secondo atto: andiamo ad installare la pellicola antisfondamento sui vetri.
Arrivo al negozio, mi fanno vedere il catalogo con una decina di sfumature di grigio e mi chiedono: “Che colore vuoi?”
Io con tutta l’ingenuità di questo mondo me ne esco con “Tutto trasparente.”
Segue uno guardo scimmiesco della commessa, che dopo qualche secondo si ripiglia e dice: “Non si può. Trasparente si può mettere solo davanti, ma ai lati e dietro lo devi mettere scuro.”
Io: “Come non si può? Vetro è vetro, se lo puoi mettere sul vetro davanti allora lo devi poter mettere anche su tutti gli altri vetri.”
Attimo di silenzio imbarazzato, al che arriva un altro tizio che emana la sua perla di millenaria saggezza cinese: “Tutto trasparente non è bello da vedere.”
Forse tutti e due si aspettavano che a questo punto avrei mostrato un sorriso rilassato e avrei detto: “Sì, avete ragione, non è bello da vedere.”
Invece ho dovuto usare i miei superpoteri di “pazienzaman”, e invece di saltargli alla gola lo fisso nelle palle degli occhi e gli dico: “Di chi è la macchina? È mia. Decido IO come mi piace. Lo voglio tutto trasparente.”
E dico in italiano a mia moglie: “Scommetto quello che vuoi che trasparente costa di più”.
La commessa quindi chiama al telefono il responsabile della baracca.
Dopo un po’ questo arriva e nuovamente ci fa vedere il catalogo con i colori consigliandomi il grigino.
Io dico: “Non mi interessa! Il concessionario ha detto ‘gratis’, non ha detto ‘gratis ma di colori diversi’. Lo voglio trasparente punto e basta.”
Visto che dimostravo una esecrabile cocciutaggine occidentale, alla fine la scomoda verità è venuta a galla: la pellicola trasparente costa di più di quella grigia, quindi per un trattamento gratuito (cioè pagato dal concessionario a prezzo fisso) il negozio ci avrebbe perso.
Proposta del negoziante: lo faccio tutto trasparente ma mi date 600 RMB in più.
Proposta mia: “Metti la pellicola trasparente davanti, e la pellicola grigia me la dai in mano senza attaccarla”. A quel punto stavo schizzando bile, volevo vedere fino a che punto sarebbe durata la commedia.
Cioè, va bene tutto, non è che sono contrario al vetro scuro per motivi religiosi o altro, ma io dico, non potevano dirlo subito invece di fare tanti giri?
“Guarda mi spiace tanto ma la pellicola trasparente costa di più e siccome il trattamento fa parte di un package fisso, non possiamo metterti solo quella.” Che ci voleva?
in fondo il sole da queste parti è feroce, e con un bambino a bordo è effettivamente meglio mettere il grigio ai lati.
Alla fine ho messo il grigio chiaro… e ho passato un altro pomeriggio “interessante”.

June 16, 2009

traffico

Filed under: generic — itariajin @ 4:12 am

Bene, un mesetto fa ho fatto la patente cinese e mi sono comperato una macchina.
È giunta ormai l’ora di esprimere le mie prime impressioni sul traffico cinese.
Cercherò di essere schematico.



strada cinese


La prima regola (o principio generale, è lo stesso) è che le regole del traffico esistono, ma sono per così dire degli “amichevoli consigli”. Tutti sappiamo che la vita reale è molto complicata per cui non è possibile stilare un sistema di regole che comprenda tutti i casi possibili, per cui ognuno deve fare del suo meglio ed improvvisare al momento.
La seconda regola è che ognuno fa finta che tutti gli altri non esistano, a meno che ci sia il pericolo di danneggiare il proprio veicolo. A quel punto si simula indifferenza e si fa una manovra evasiva facendo finta che quello fosse il proprio intento dall’inizio. Esempio: sto andando tranquillo per la mia strada. Improvvisamente arriva uno contromano. Se nessuno dei due si sposta, faremo un frontale. Allora in base alla seconda regola, potrei mettere la freccia a destra e fermarmi a chiedere un’informazione ad un passante aspettando che l’altro pazzo continui i suoi propositi suicidi coinvolgendo qualcun altro. Oppure potrei fingere un guasto al motore, fermarmi, aprire il cofano e scendere a guardare il motore grattandomi la testa. Passato il pericolo, risalirei in macchina e continuerei per la mia strada. L’importante è evitare il contatto visivo con l’avversario.
Terza regola: il traffico su di una strada cinese è organizzato su svariati livelli indipendenti.
Un esempio è il traffico diciamo “tollerato”.
Mi spiego: in generale, meglio tenersi alla larga dalla parte destra della carreggiata: quella è riservata a biciclette, scooter, carretti, moto, motorette, famiglie a piedi, tricicli, tuk-tuk, carriole &c. La suddetta parte destra della carreggiata è un universo a parte, nel senso che non valgono le comuni regole della strada e nemmeno il più basilare buon senso. In pratica si può fare quello che si vuole, cioè andare contromano, fare inversione senza guardare, fermarsi a bilanciare meglio il carico del proprio veicolo, improvvisare bancarelle o vendere arrosticini.
Quindi per chi va in macchina, la scelta migliore è restare il più vicino possibile alla linea di mezzaria.
Se si vuole sorpassare, si aspetta un momento quando sulla destra c’è spazio e si sorpassa sulla destra. Non è uno scherzo: il sorpasso sulla destra è la cosa più normale che esista su una strada cinese.
Regola 4, la dimensione del veicolo dà diritto di precedenza.
Questo comporta la definizione di un ulteriore livello del traffico, dominato da camion e autobus. Essi procedono senza minimamente curarsi di chiunque altro eccetto altri veicoli di dimensione paragonabile.
L’autobus resta uno dei mezzi di trasporto più gettonati in Cina, e qui mi inginocchio e ringrazio tutti i santi, perché se tutti andassero in macchina sarebbe veramente la fine.
La più diretta conseguenza comunque è che il numero dei suddetti automezzi è astronomico, e altrettanto lo è il numero delle fermate, regolarmente strapiene di gente che avanza fino in mezzo alla strada per vedere se finalmente arriva l’autobus della linea giusta.
Praticamente è impossibile fare 50 metri in città senza dover schivare un pullman che si sta fermando oppure partendo. Alle fermate più popolari, ci sono quattro o cinque pullman che in teoria dovrebbero aspettare in fila il proprio turno per fermarsi nel posto giusto, ma invece si accavallano uno sull’altro creando una barriera impenetrabile di lamiere e gente che si infila dovunque correndo per arrivare alla porta. Nota: per “gente” si immagini una variopinta compagine di adulti, anziani, bambini, neonati, donne incinte e insomma ci siamo capiti, tutti con borse, gerle, sacchi, animali vivi eccetera.
Un discorso a parte poi meritano i taxi.
In tutte le nazioni del mondo i tassisti sono noti per lo stile di guida un po’ originale.
Qui in Cina il tassista è esasperato dalle condizioni del traffico e quindi viaggia nelle fessure tra un veicolo e l’altro, totalmente incurante (alcuni dicono ignaro) di qualsiasi regola, ufficiale o meno.
Si può immaginare il taxi cinese come un proiettile impazzito che rimbalza da una parte all’altra della strada.
Nota bene: qui ci riferisce alla guida in città. In aperta campagna le cose sono ben differenti.
Quindi riassumendo: una volta apprese le regole ufficiali del traffico, ed essersi familiarizzati con le regole non ufficiali, non resta che partire lieti e giocondi verso nuove avventure! Buona guida!

June 10, 2009

Song Dandan

Filed under: generic — itariajin @ 3:16 am

Un post su 宋丹丹 (Sòng Dāndān), una bravissima attrice cinese (in foto).

È nata del 1961 e quindi oggi ha 48 anni, è l’attrice comica cinese più famosa in assoluto.
Attrice drammatica per formazione, ora è impiegata al 北京人民艺术剧院 (Běijīng rénmín yìshù jùyuàn) “Beijing peoplès Art Theatre”.
Ha avuto una carriera veramente brillante, ha fatto di tutto e di più.
Ha avuto i primi successi con gli 相声 (xiàngsheng), la forma cinese del cabaret.
Il meglio di sé sicuramente lo dà con 赵本山 (Zhào Běnshān), un altro mitico attore di 相声.
I due formano una coppia comica di efficacia devastante; tipicamente impersonano una coppia di vecchi contadini ignoranti alle prese con problemi vari; lei truccata da vecchia è semplicemente irresistibile.

I due sono regolarmente presenti allo show cinese per eccellenza, cioè la serata di gala del capodanno cinese.
L’anno scorso è stata un’eccezione perché Song Dandan ha preferito rinunciare, essendo già troppo stressata per altri impegni di lavoro.
Oggidì, per dirla con una parola vetusta, Song Dandan è presente in tutte le case cinesi con la fortunatissima sitcom 家有儿女 (Jiā yǒu ér-nǚ) liberamente traducibile con “A casa con i figli”, oramai arrivata al centesimo episodio o giù di lì.
Recentemente ha scritto un libro sulla sua vita, 幸福深处 (xìngfú shēnchù) “Profondamente felice”.

June 1, 2009

sauce

Filed under: generic — itariajin @ 4:31 am

real

Real

fake
Fake (also tastes horrible)

May 26, 2009

spiaggia

Filed under: generic — itariajin @ 6:57 am

L’altro weekend siamo andati a fare un weekend al mare per festeggiare il primo compleanno del pupattolo.
L’amena località balneare selezionata era 港口 (Gǎngkǒu) Gangkou, sempre in zona 大亚湾 (Dàyàwān), per la precisione la “spiaggia libera”.
Dopo essere partiti in fantozziano ritardo e avere sprecato tre orazze in macchina per “fare la strada panoramica”, che il diavolo se la straporti, siamo finalmente arrivati in un alberghetto sulla costa.
Posto bello, per essere una spiaggia in una nazione dove il mare non è considerato granché.
Ho ben presto scoperto il significato di “spiaggia libera”: praticamente quando cala la sera si trasforma in una specie di Copacabana, si riempie di gente e di venditori che spacciano divertimenti in quantità.
Musica a tutto volume, fuochi d’artificio, mongolfiere di carta, bevande varie, &c.

fuochi d
Fuochi d’artificio

mongolfiera
Mongolfiere di carta

Dappertutto ci sono chioschi che noleggiano i barbecue per fare le grigliate, cosa di cui abbiamo prontamente approfittato.

mongolfiera + grill

fiesta!
Festa!

Il giorno dopo abbiamo passato mezza giornata in spiaggia, dove mi sono regolarmente scottato la schiena, come da manuale.

primi contatti
Primi contatti con l’acqua

splish splosh

il nostro ombrellone
Sullo sfondo si vedono i chioschi in modalità ‘diurna’

May 22, 2009

terme

Filed under: generic — itariajin @ 4:44 am

Siamo andati pochi giorni fa alle terme di Huizhou, chiamate 汤泉 (tāngquán) che letteralmente significa “sorgenti calde”.
Questo termine è divertente perché 汤 significa “zuppa”, 泉 è “sorgente”, quindi la prima volta che l’ho sentito ho pensato ad uno stabilimento termale molto molto piccolo!
C’eravamo già stati una volta parecchio tempo fa e in realtà si tratta di un accogliente parco diviso in due: una parte vecchia, anzi antica, ed una parte nuova con resort, una bella piscina etc.
Certo niente a che vedere con 龙门 (lóngmén), ma considerato il fatto che il posto sta a 10 minuti da casa, non c’è proprio malaccio.


Fantastico cartello in engrish

Un discorso a parte merita il tempietto che fa parte del parco.
È piccolo e carino, con l’incenso e tutto, ma la cosa strana è che e dentro ci sono statue buddhiste e taoiste, assieme.
Cioè non che sia vietato, per carità, però finora ero stato nel tempio buddhista, con dentro il Buddha, i Bodhishattva, i guardiani celesti e così via.
Poi c’era il tempio Taoista, con dentro i soliti 玉皇 (Yùhuáng), 三清 (sān qīng) e compagnia.
Qui invece ci sono un paio di figure taoiste, poi da una parte c’è 观音 (Guānyīn) che è un bodhisattva buddhista.
Ho chiesto anche alla signora che gestisce il banchetto per la vendita dell’incenso.
- Signora, ma questo è un tempio Taoista?
- Sì!
- ma che ci fa Guanyin?
- … (silenzio imbarazzato)
E non c’è stato verso di cavargli più niente.
Evidentemente hanno pensato che mettendo più divinità si sarebbe incrementato il numero di devoti, i quali avrebbero comperato più incenso…


Bracieri


Gli “zampironi” di incenso.

Una delle cose carine del posto secondo me è che esiste ancora la sorgente dove ai tempi andava a fare i bagni il famoso poeta 苏东坡 (Sū Dōngpō), il celebrato eroe della città.
A mio parere quella era l’attrazione più significativa.
Dico “era” perché la fonte è chiusa! No si può entrare! Filo spinato!



La fonte di Su Dongpo vista da fuori


Spero che in realtà si tratti di una chiusura temporanea in vista di qualche intervento di valorizzazione, ma non ci credo troppo.
Molto più probabilmente il management vorrà insistere sui più lucrativi servizi della parte nuova e lasciare cadere in rovina tutto il resto.
Cosa che mi sta anche bene, ma almeno lasciatecele vedere, queste rovine!




La cascata

May 12, 2009

intervista

Filed under: generic — itariajin @ 7:31 am

Ecco il testo tradotto dell’intervista che mi hanno fatto qualche tempo fa:

Dopo avere imparato il cinese viaggia in Cina e si innamora di Huizhou

Davide dice che ci sono solo due famiglie di italiani che abitano a Huizhou, la sua e un’altra di tre persone, e spesso si vedono per uscire assieme.
Allalbergo “Kande” Davide a volte sente parlare la sua lingua: “Sì, ci sono italiani a Huizhou, ma pochi, e quelli che ci abitano sono ancora meno”.

Di Milano, Italia, 40 anni, parla correntemente il cinese, ama la Cina e la cultura cinese, ha viaggiato in tutta la Cina, e attualmente lavora in una azienda italiana di produzione di pelle sintetica, impegnato nella gestione delle risorse umane e Information Technology.

Fin dalla più tenera età, ha trovato interessante le culture asiatiche.
Ha iniziato a studiare il giapponese e in seguito solo per caso si è innamorato della lingua cinese, e alla fine ha anche sposato una ragazza cinese.
Straniero in terra straniera, si innamorò di Huizhou, e della Cina.
Davide, che è venuto per l’intervista tenendo in braccio il figlio Valentino di 10 mesi (nome cinese Rùnrùn) e assieme alla moglie, la signora Cui, è alto 191 cm, molto schietto, dotato di senso dell’umorismo e molto gentile. [n.d.t.: faccio solo la traduzione]
Davanti al reporter che faceva notare la sua statura, non ha potuto fare a meno di sospirare esasperato: “Non sono io troppo alto, siete voi troppo bassi”.

A Huizhou si sta bene

Davide è arivato a Huizhou nel 2006, mandato dal quartier generale italiano; non aveva mai sentito parlare di questa città, ma appena arrivato ha avuto subito una buona impressione, anzi più ci abita più gli piace.
“Mi piacciono particolarmente i luoghi caldi, a Huizhou mi trovo molto bene.”
È qui da più di 2 anni, ormai ha girato tutti i posti turistici della zona: Luofushan, Turtle Bay, Xunliao Bay.
Questo amico che è venuto a vivere a Huizhou dall’Italia continua a ripetere “Mi trovo bene.”
“La città non è troppo grande, e si sente che ha una lunga storia.”
Davide è soddisfatto della sua vita a Huizhou.
A casa, a volte si prepara qualcosa di italiano per cena, ma dice che gli piace molto anche la cucina hakka.
“Nella cucina Hakka ci sono molti piatti deliziosi. Tofu ripieno, ‘tre tesori’, anatra laccata.”
A Davide piace giocare a Badminton e spesso gioca assieme alla moglie, che dice: “Ha le braccia lunghe, e dopo qualche mese da quando abbiamo iniziato giocava meglio di me.”
A davide piace anche il nuoto, a volte va a nuotare al lago Honghua.
“Normalmente ho poco tempo libero, quando torno a casa alla sera sono distrutto e allora guardo la TV, oppure qualche videogioco.”

Primi passi in Cina nel 1993

Fin dalla più tenera età, Davide era molto interessato alle culture asiatiche; il primo contatto l’ha avuto da un libro che aveva a casa.
“C’era una pagina con un’immagine di una antica città giapponese, mi piaceva molto.”
Da piccolo ha avuto sempre un forte interesse per la cultura giapponese, e così ha iniziato a studiarne la lingua.
Poi una volta per caso nel 1991 ha fatto amicizia con un cinese, “In quegli anni a Milano c’erano già tanti cinesi, per la maggior parte provenienti da Wenzhou.”
Diventarono grandi amici, e da qui incominciò la passione per la lingua cinese, che diventò il suo hobby per molti anni.
“La lingue cinese è molto difficile, ma la cosa più importante è non rinunciare mai.” Davide ha poi frequentato i corsi di lingue del comune di Milano, e ha continuato a studiare per molti anni.
Dice che i suoi compagni di corso all’inizio erano pieni di entusiasmo, “All’inizio pensi che sia facile, poi dopo un po’ ti accorgi delle vere difficoltà, e la maggior parte rinuncia.”
“Solo io sono andato fino in fondo”
Ora Davide parla cinese fluentemente, normalmente non ha nessun barriera nella comunicazione.
“Ho ancora qualche problema con il cinese scritto” dice Davide, “e spesso non capisco cosa dicono al telegiornale perché parlano troppo velocemente.”

David ha iniziato a viaggiare in Cina nel 1993. Pechino, Shanghai, Guangzhou, Hangzhou, Kunming, Kashgar, Turpan, … è stato un po’ dappertutto.
“Per me, la Cina è molto divertente!” Egli ha fatto anche da interprete per degli uomini d’affari italiani che volevano investire in Cina, e ha girato Suzhou, Wenzhou, Zhenjiang.

I tre matrimoni

Guardandoli, si capisce che Davide e sua moglie si vogliono molto bene.
Mentre parla Davide accarezza spesso i capelli della moglie con un gesto che gli è abituale.
“Lei era una cinese a Milano che parlava l’italiano, io ero un italiano a Milano che parlava il cinese, era solo una questione di tempo.” A sentirlo parlare, sembra che questo incontro tra i due sia stato voluto dal destino.

Si sono incontrati per la prima volta a casa di amici comuni, “Lei mi era piaciuta subito, ma sembrava che lei non fosse molto interessata a me. Alla fine l’ho dovuta pregare in ginocchio.” Davide ripete il gesto unendo le mani davanti a sé: “Ti prego! Ti prego!”, dice in un gesto molto carino.
La moglie si schernisce: “Non è mica stato così difficile! Io ho capito subito che lui era un uomo buono. Però non potevo mica gettarmi subito tra le sue braccia, non si fa mica così!”
Dopo sei mesi comunque erano assieme.

Si sono sposati nel 2006. “Abbiamo fatto tre matrimoni. Il primo in Marzo, nel comune di una piccola cittadina a 50 km da Milano, poche persone.” Davide dice che in Italia ci sono due tipi di matrimonio, quello religioso e quello civile che si tiene in una sala apposita nei municipi. Al giorno d’oggi ci sono pochi giovani credenti, e loro due ne sono un esempio.

La seconda volta è stata nel mese di giugno a Milano, con parenti e amici.
La terza volta è stata nel mese di settembre in Cina, a Qingdao, città natale della signora.
“Le nozze cinesi sono molto interessanti. La danza dei leoni, i tradizionali scherzi da fare a casa degli sposi novelli… quanto mi hanno fatto bere!”

Ora l’amore ha dato i suoi frutti, “Il piccolo italiano ha già 10 mesi”, la signora fa la mamma a tempo pieno, e stanno già pensando al secondo figlio.
A davide piacerebbe che Valentino facesse le scuole a Huizhou: “Studiare in cinese in età adulta è una fatica immane; se facesse le scuole qui crescerebbe sapendo tre lingue: cinese, italiano e magari anche inglese. C’è una coppia di nostri amici in Italia (padre italiano, madre cinese) che hanno una bambina così.”
Nonostante il piccolo abbia solo 10 mesi gli daresti un anno di età, una statura naturale vista l’ascendenza dalla parte di padre.

Lavorare a Huizhou non è facile

Parlando del suo lavoro a Huizhou, Davide dice “Non è facile.”
Davide lavora a Huizhou in una azienda italiana che produce pelle sintetica, responsabile del reparto IT e delle risorse umane.
Tutti i giorni dalle 9 alle 18:30 non stop, è dura.
All’inizio c’è stato qualche intoppo.
“Il problema è che se tu sei uno straniero, e tutti i tuoi colleghi sono cinesi, e i punti di vista di un europeo e di un cinese sono differenti; gestire le situazioni alla maniera occidentale qui non serve a niente; ho dovuto reimparare tutto da capo.

Domanda e risposta

Amici nel telefono cellulare

Reporter: Avete suggerimenti per lo sviluppo della città di Huizhou?
Davide: Un problema della città è il traffico: la gente guida in modo caotico.
In Italia quando un pedone attraversa la strada le macchine si fermano, qui non succede.
Le regole della strada sono le stesse, ma i conducenti non le rispettano.
Per esempio quando taglino la strada di fronte alle biciclette, sono cose pericolose.
In Italia andavo al lavoro in bicicletta tutti i giorni, tra una cosa e l’altra facevo un’ora di bici al giorno, ma qui non oso, è troppo pericoloso.

In Italia a Milano ci sono concerti, l’opera, il teatro moderno è interessante anche per i giovani.
A Huizhou non c’è niente di tutto questo; certo, ogni luogo ha la sua particolare cultura.

Reporter: Che cosa hai fatto per promuovere la collaborazione tra Italia e Huizhou?
Davide: I miei amici vogliono sapere come si vive qui. Io spesso faccio foto delle cose più interesssanti e le maqndo in Italia. Per esempio gli alberi di mango e papaya, in Italia non ce ne sono.
Alcuni amici italiani che vengono in Cina magari passano a trovarmi e stanno qui a Huizhou due o tre giorni.

Reporter: Lei è solito seguire le notizie?

Davide: principalmente da internet, leggo poco i giornali. Il fatto è che per leggere il giornale in cinese ho bisogno di troppo tempo, devo usare il vocabolario.
Non c’è nessuna grande differenza tra i giornali italiani e quelli cinesi, magari l’unica differenza può essere l’uso che si fa del giornale.
In Italia, un sacco di gente compra il giornale per prima cosa alla mattina, cosa che non capita a Huizhou.

Reporter: ti senti solo a Huizhou?

Davide: Oggi c’è l’email, l’instant messaging, praticamente ho tutti i miei amici con me, nel telefonino.
(Davide mostra al giornalista il suo telefonino) Guardi, con questo programmino per il cellulare sono in contatto tutto il tempo con i miei amici e colleghi, posso contattarli in ogni momento.

April 17, 2009

traslochi

Filed under: generic — itariajin @ 7:08 am
Italiano
Una domanda per i miei coetanei (o giù di lì)
Quanti traslochi avete fatto nella vostra vita?
Definizione: molto semplice, vuol dire prendere tutte le proprie carabattole e trasferirle in un altro posto.
Quindi non valgono le vacanze, la colonia estiva, le trasferte di lavoro, i weekend al mare, al club ippico o similia.
Io ne ho fatti 9:

  1. Da casa dei miei genitori -> Milano, via Giusti
  2. Via giusti -> via Jacopino da Tradate
  3. Via jacopino da tradate -> Sesto S.G.
  4. Sesto S.G. -> Bollate
  5. Bollate -> Milano, Viale Abruzzi
  6. Viale Abruzzi -> Via Corti
  7. Via Corti -> Cina, in hotel
  8. Hotel -> Fabbrica
  9. Fabbrica -> appartamento nel complesso residenziale.
English
One question for people of about my age
How many times did you move?
Definition: very simple, it is when you pick up all your things and move to another place.
So, no vacations, summer camps, duty trips, weekends to the sea or to the horse club or similar.
I did nine:

  1. Parent’s home-> Milano, via Giusti
  2. Via giusti -> via Jacopino da Tradate
  3. Via jacopino da tradate -> Sesto S.G.
  4. Sesto S.G. -> Bollate
  5. Bollate -> Milano, Viale Abruzzi
  6. Viale Abruzzi -> Via Corti
  7. Via Corti -> China, in a hotel
  8. Hotel -> Factory
  9. Factory -> residential complex flat
中文
我想给我同岁(左右)的人提一个问题:到目前为止,你已经搬了多少次家?
我这个“搬家”的定义很简单:就是说收拾你所有的乱七八遭的东西,移动到另外一个地方。
不算放假,夏令营,出差,周末海边旅游,赛马俱乐部,等等。 先说我的答案:

  1. 从父母家到米兰的Via Giusti
  2. Via giusti -> Via Jacopino da Tradate
  3. Via jacopino da tradate -> Sesto S.G.
  4. Sesto S.G. -> Bollate
  5. Bollate -> 米兰, Viale Abruzzi
  6. Viale Abruzzi -> Via Corti
  7. Via Corti -> 中国(宾馆)
  8. 宾馆-> 公司>
  9. 公司 -> 我们自己的家

March 10, 2009

comune

Filed under: generic — itariajin @ 5:09 am

Oggi vorrei scrivere una nota riguardo a questi due zozzosi caratteri: 晋 e 普.
Ora ditemi se non sono quasi uguali! Chiunque direbbe che 普 deriva da 晋 più due insignificanti trattini sopra.
Invece, 晋 (jìn) “promuovere” deriva da 亚 (yà) “inferiore, Asia” più 日 (ri) “sole”.
Mentre 普 (pǔ) “comune”, universalmente noto in quanto facente parte di 普通话 (Pǔtōnghuà) “Cinese Mandarino”, deriva da 並 (bìng) “assieme, egualmente” e 日.
Ecco che quando un poveraccio si ritrova una parola come 晋级 (jìnjí) “ricevere una promozione”, si lambicca il cervello pensando a “Sarà ‘pují’? Che è? Forse ‘bují’? Bu, pu… boh!”
E invece… no!
mannaggia

February 27, 2009

orecchio

Filed under: generic — itariajin @ 7:29 am

“Il rumore nell’orecchio”

Commedia fantozziana in tre atti

PROLOGO
All’inizio del 2006 ho un problema all’orecchio sinistro, lo sento tappato. Piegando la testa, sento dei rumori come se ci fosse dentro un liquido. Resisto stoicamente sperando che passi da solo, alla fine vado dal medico, già in preda ad oscuri terrori (poi rivelatisi fortunatamente infondati.)

CORO:

Pirla, pirla, così impari ad aspettare,
un po’ prima ti dovevi disciulare!

ATTO 1: Il medico condotto
Mezza giornata di ferie per andare in ambulatorio e sentirmi dire “C’è un tappo di cerume.”
Memore di una tragica esperienza di quando ero bambino, mi aspetto che tiri fuori seduta stante un siringone metallico pieno di acqua e sapone per poi spararmelo direttamente nell’orecchio.
Invece con tutta la flemma del mondo, dice: “Le faccio l’impegnativa per andare a farsi vedere dall’otorino in ospedale.”
Bene, molto bene, benissimo, esco dall’ambulatorio ed inizio fiducioso l’iter per prendere appuntamento.

giuro!

CORO:

E bravo davidone,
ci hai l’orecchio col cerone!
Nell’orecchio ci hai la cacca,
ci hai fatto pure una figuraccia!

ATTO 2: La visita
L’appuntamento dallo “specialista” è dopo venti giorni (altra mezza giornata di ferie).
Il luminare mi guarda dentro l’orecchio e dice: “Non vedo nessun tappo. Bisogna fare degli esami più approfonditi. Le faccio un’impegnativa.”
Al che praticamente mi caccia via, e probabilmente si reca al suo studio privato ad aspettare telefonate imploranti di disgraziati come me, ansiosi di elargire centinaia di EUR per risolvere i propri problemi in maniera rapida.

CORO:

O sofferenti, o penitenti,
andate andate agli studi privati
ci accorderemo sui pagamenti
e non sarete più ammalati!

ATTO 3: Guarigione
Prendo l’appuntamento per la seconda visita, e siccome mi danno una data dopo un mese o giù di lì, in preda al terrore cerco su internet “orecchio tappato“.
Scopro che poteva trattarsi di un’otite, da curarsi con antibiotici.
Rovistando in qualche muffosa scatola nel ripostiglio, trovo qualche pasticca avanzata da precedenti influenze.
Lo confezione è logora e la data di scadenza molto poco distante, ma mi dico che qualche antibiotico non può mica uccidermi.
Miracolosamente, dopo qualche giorno passa tutto.
Giusto per curiosità vado all’appuntamento (altra mezza giornata per parlare con lo stesso identico dottore di prima) per scoprire che l’”esame approfondito” consiste nel mettermi delle cuffie in testa e alzare la mano quando sento un rumore.
Non resisto e riferisco dell’antibiotico al pozzo di scienza, e questo mi dice: “Se l’è cavata bene, al massimo le rimarrà un po’ di rigidità alla membrana.”
RIGIDITÀ ALLA MEMBRANA? Cioè, mi scarica così, se era per lui potevo anche rimanere sordo a vita solo perché mi sono rifiutato di scucire 200 EUR per andare nel suo zozzoso studio privato?

CORO:

Il vostro male cercate in rete
più a lungo camperete!

EPILOGO
Un paio di settimane fa, mi ricapita la stessa identica cosa.
Allora vado in ospedale e in un’ora scarsa esco con in mano un pacchetto di medicine: antibiotico, antinfiammatorio, fluidificante.
La quantità delle pillole è esattamente dosata per la durata della cura, niente scatolette di medicine inutilizzate da buttare alla scadenza.
Dopo 3 giorni, tutto a posto.

OSSERVAZIONI
Certo l’aspetto dell’ospedale è inquietante: cavernoso, apparentemente sudicio, affollato.
Poi però ti accorgi che tutte le scrivanie sono collegate in rete.
Appena entri ti chiedono le formalità e ti danno una card con dentro tutti i dati.
I risultati dell’esame del sangue arrivano in un’ora, cioè: sessanta minuti e zero secondi. Per il ritiro, c’è un apparecchio tipo bancomat: fai la strisciata con la card, e quello stampa i risultati degli esami.
Il medico scrive la prescrizione con un programma che manda la ricetta direttamente alla farmacia al piano terra; scendi, e ti hanno già preparato il pacchetto.

DISTINGUIAMO
Questa non è sanità pubblica: in Cina non esiste.
Esisteva prima dell’”apertura“, ma ora non esiste più.
Per le mie medicine ho pagato 140 RMB, che per me sono niente, per un contadino rappresentano gli introiti di mesi.
(Va detto che i contadini hanno anche altri canali a cui rivolgersi.)
Comunque sta di fatto che i contadini dichiarano apertamente che preferiscono morire piuttosto che ammalarsi gravemente.

CONCLUSIONE
1) Secondo me la sanità deve essere pubblica, cioè un servizio dello stato, e non me ne frega una MAZZA se in America non è così, andatevi a vedere “Sicko” di Michael Moore.
2) La sanità deve funzionare. Un medico che lavora all’ospedale deve prendere uno stipendio decente, in modo da non sentirsi un coglione se non ha lo studio privato. Deve essere proibito avere un secondo lavoro per chi lavora per lo Stato.

CORO

bravo bravo davidone
fai vedere chi è il padrone!
Questo post farà furore
zio Sam vedrà il suo errore!

Fiocchino i commenti!
(dai, almeno uno! va che bel post che ho fatto!)

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